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Minorenne aggredisce maggiorenne: cosa rischia?

8 Dicembre 2021
Minorenne aggredisce maggiorenne: cosa rischia?

Criminalità minorile e responsabilità penale e risarcitoria dei minorenni: chi ha almeno 14 anni e meno di 18 è imputabile penalmente se si dimostra il suo stato di capacità.

Il fatto che un minorenne commetta un reato non lo rende sempre esente da responsabilità penale. Per quella civile, invece, ossia per i danni procurati alla vittima, rispondono in ogni caso i suoi genitori. Cerchiamo di entrare nello specifico del tema della responsabilità minorile. Ci occuperemo qui di seguito di stabilire cosa rischia un minorenne che aggredisce un maggiorenne. Ma procediamo con ordine.

Quando un minorenne risponde dei reati commessi?

Il nostro ordinamento stabilisce una responsabilità penale non solo per i maggiorenni, ma anche per i minorenni con almeno 14 anni dei quali sia accertata concretamente la capacità d’intendere e volere. 

Questo significa che è possibile distinguere la responsabilità penale in base all’età. Esistono tre ipotesi. 

Chi ha compiuto 18 anni è sempre responsabile penalmente a meno che non dimostri che versasse, al momento dell’atto, in condizioni di incapacità (si pensi a una persona con un deficit mentale). Il fatto di essere ubriaco o drogato non è una causa di giustificazione trattandosi di una condizione in cui il reo si è posto volontariamente e consapevolmente (a meno che non si tratti di uno stato abituale, equiparabile a una dipendenza e, quindi, a una malattia). 

Chi ha meno di 14 anni (ossia 13 anni o meno di 13) non è mai responsabile per i reati commessi, né lo possono essere i suoi genitori, atteso che la responsabilità penale è sempre e solo personale, ossia dell’autore del fatto. Questo significa che se un minore di 14 anni commette un reato, di esso non risponde nessuno e resta impunito. Gli infra-quattordicenni si presumono sempre incapaci di intendere e volere, senza possibilità di una prova contraria. In ogni caso, qualora sia comunque accertata la pericolosità del minore, potranno essere adottate misure volte a eliminare il pericolo, ma in nessun caso il giovane potrà essere processato penalmente e punito. Per quanto invece riguarda i danni da lui procurati, di questi ne rispondono i genitori in quanto responsabili della custodia del minore ai sensi del Codice civile.

Non resta che analizzare l’ultima delle tre fasce: quella di chi ha un’età compresa tra 14 e 17 anni. In particolare, chi ha tra i 14 e i 17 anni è responsabile penalmente: risponde cioè dei reati commessi ma sempre che il giudice accerti che fosse nell’effettiva capacità d’intendere e volere, ossia che avesse una maturità psichica tale da lasciargli intendere il significato delle proprie azioni. Se il magistrato ritiene che tale capacità fosse sussistente, processerà a condannerà il minore al pari di un maggiorenne, applicandogli le stesse sanzioni. Con l’unica differenza che la competenza non spetta la tribunale ordinario bensì al tribunale dei minorenni. In queste particolari Corti di giustizia, l’organo giudicante è sempre di tipo collegiale ed è composto al suo interno sia da magistrati che da esperti dell’età evolutiva, quali psicologi e psichiatri.

Il minore con almeno 14 anni può godere però di un trattamento di maggior favore, da un lato potendo ottenere l’attenuante per la minore età e, dall’altro, può scontare la pena in istituti penitenziari dedicati ai minorenni. Per i reati più tenui commessi dai minori, sono inoltre previste speciali forme di definizione del procedimento volte a mettere in guardia il minorenne senza però comprometterne lo sviluppo, quali il perdono giudiziale e la messa alla prova.

Al pari di chi ha 13 anni o meno, anche il minore che abbia almeno 14 anni non risponde delle conseguenze risarcitorie delle proprie azioni: in altri termini, eventuali danni saranno pagati dal padre e dalla madre in quanto tenuti alla sua custodia. Il minore quindi subisce solo le sanzioni penali ma non anche quelle civili. 

Se un minorenne compie un reato ai danni di un maggiorenne che succede?

Le regole appena elencate valgono sia qualora il minorenne compia il reato ai danni di un coetaneo, che di un soggetto più grande o più piccolo. Quindi il fatto che un minorenne aggredisca un maggiorenne non rende meno grave l’azione solo perché la vittima, magari più corpulenta, robusta o fisicamente più forte, potrebbe difendersi. Certo, in questi casi, è legittimo usare la forza per difendersi, ricadendo nell’ipotesi della legittima difesa quando non si hanno altri modi per sfuggire da un grave e incombente pericolo alla propria incolumità fisica. Ma il ricorso alla legittima difesa non è obbligatorio. Se la vittima soccombe perché non ha voluto o potuto difendersi, il fatto di essere più grande dell’aggressore non scagiona il minorenne. Che pertanto può essere querelato, processato e punito. Per ottenere però il risarcimento dei danni bisogna rivolgersi ai suoi genitori e, quindi, intentare la causa contro di loro. 

Se infine l’aggressore ha 13 anni o meno, non essendo possibile alcun processo penale, non ha alcun senso presentare una querela. In tale ipotesi, l’unica strada che si apre per la vittima è chiedere il risarcimento del danno ai genitori del colpevole. 



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