Diritto e Fisco | Articoli

Erede escluso dall’eredità: diritti del creditore

8 Dicembre 2021
Erede escluso dall’eredità: diritti del creditore

Diritti e facoltà del creditore dell’erede legittimario pretermesso che non faccia valere l’azione di lesione della legittima. 

Se un erede, estromesso dal testamento, dovesse avere dei debiti, i suoi creditori, nell’inerzia di quest’ultimo nel far valere le proprie ragioni in tribunale contro gli altri coeredi, potrebbero sostituirsi a lui per impugnare tale testamento e recuperare i beni che per legge gli spetterebbero, per poi pignorarli. 

Si possono riassumere in queste semplici parole i diritti del creditore in presenza di un erede escluso dall’eredità. 

Ma non è tutto. Il creditore può contestare la rinuncia all’eredità da parte dell’erede, rinuncia evidentemente strumentale – almeno in presenza di attivo – per evitare il pignoramento dei beni dell’eredità.

Di tanto si è occupata una recente sentenza della Cassazione [1] che val la pena commentare per comprendere cosa possono fare gli eredi per evitare il pignoramento dell’eredità e come, a loro volta, possono tutelarsi i creditori. Ma procediamo con ordine.

Le quote di legittima

Come noto, al coniuge e ai figli (o, in assenza di questi ultimi, ai genitori), la legge assegna sempre una quota del patrimonio del defunto, anche se questi ha disposto diversamente nel proprio testamento. Proprio per ciò sono detti «legittimari»: ad essi spetta sempre la “legittima” ossia una quota minima dell’eredità. I legittimari dunque non possono mai essere diseredati.

Come anticipato, questo diritto spetta solo al coniuge, ai figli o – se il defunto non aveva figli – ai genitori e non ad altri parenti, anche se conviventi (ad esempio, fratelli, zii, nipoti). Questi ultimi pertanto, a differenza dei legittimari, possono anche essere diseredati.

Cosa succede se un legittimario viene pregiudicato dal testamento?

Qualora un testamento non citi un legittimario o gli riconosca una quota inferiore rispetto a quella prevista dalla legge (ossia rispetto alla legittima), quest’ultimo può agire in tribunale per impugnare il testamento. Tale azione va sotto il nome di lesione della legittima ed è rivolta a ricostruire l’intero asse patrimoniale del defunto per poi dividerlo correttamente tra i vari legittimari. Per esercitare l’azione di lesione della legittima ci sono massimo 10 anni dall’apertura della successione ossia dalla morte del cosiddetto de cuius (ossia il testatore).

Il problema della lesione della legittima si pone solo in presenza di un testamento. Difatti, se il testamento non dovesse esserci o se dovesse essere dichiarato nullo, la divisione dell’eredità avverrebbe secondo le regole stabilite dal Codice civile che escludono qualsiasi discriminazione o danno in capo ai legittimari.

Potrebbe anche succedere che il patrimonio del defunto sia stato irrimediabilmente intaccato da donazioni da questi fatte in vita, in modo da lasciare alla propria morte un patrimonio irrisorio, pregiudicando conseguentemente i diritti dei legittimari. Si pensi a un uomo che, per non riconoscere nulla alla propria moglie, prima di morire intesti tutti i propri beni ai figli.

In questo caso, l’azione di lesione della legittima si può spingere sino a rendere inefficaci, oltre alle disposizioni testamentarie, anche le donazioni fatte in precedenza (partendo dall’ultima per risalire via via alla prima). In questo modo, si vanno a recuperare i beni donati dal testatore per dividerli poi tra i legittimari. Se il donatario dovesse a sua volta aver già ceduto a un terzo (venduto o donato) il bene avuto in donazione dal testatore, l’erede legittimario potrebbe ugualmente recuperarlo se non sono trascorsi più di 20 anni dalla donazione.

Come tutelare l’eredità dal pignoramento?

Ci sono essenzialmente due modi per tutelare l’eredità da un pignoramento. Entrambi presuppongono un disegno comune tra gli eredi, un accordo tra gli stessi con, eventualmente, il testatore. Del resto, è interesse anche degli altri coeredi – quelli senza debiti – tutelare gli interessi dell’erede debitore. Difatti, i suoi creditori potrebbero pignorare i beni dell’eredità – seppur limitatamente alla quota di quest’ultimo – per poi metterli in vendita, dividendo il ricavato con gli altri eredi. Il che però porterebbe comunque alla disgregazione del patrimonio familiare.

Il primo modo per tutelare l’eredità dal pignoramento è fare in modo che il testatore non menzioni l’erede debitore all’interno del proprio testamento, in tal modo diseredandolo. Quest’ultimo chiaramente, d’accordo sia con il testatore che con gli altri eredi, non avvierà mai l’azione di riduzione della legittima (se lo facesse, infatti, i beni dell’eredità ritornerebbero nel suo patrimonio e potrebbero essere pignorati). In cambio di ciò, gli altri coeredi gli riconosceranno dei vantaggi (ad esempio, l’uso in comodato gratuito di un immobile, una rendita mensile in contanti, ecc.). 

Il secondo modo per tutelare l’eredità dal pignoramento è rinunciare all’eredità. La rinuncia all’eredità farà in modo che i relativi beni non entrino nel patrimonio del debitore e non possano così essere pignorati.

I diritti dei creditori sull’erede escluso dall’eredità

I creditori che siano vittime di uno dei predetti tentativi di evitare il pignoramento dell’eredità hanno però modo di tutelarsi. Il primo modo è quello di sostituirsi all’erede legittimario escluso dal testamento nell’esercitare al suo posto l’azione di lesione della legittima. A tale conclusione è pervenuta di recente la Cassazione [1].

A riguardo, si era posto un problema di carattere processuale. L’articolo 557 del Codice civile stabilisce che l’unico legittimato ad esercitare l’azione di riduzione può essere solo l’erede legittimario (coniuge, figli, genitori). Senonché, la Suprema Corte ha interpretato estensivamente tale norma, in combinato con l’articolo 2900 Cod. civ. in forza del quale è sempre concesso al creditore – leso nei propri diritti patrimoniali – di sostituirsi al debitore nell’esercizio dei diritti di quest’ultimo. È la cosiddetta azione surrogatoria. 

Così, se l’erede legittimario escluso dal testamento non dovesse impugnare il testamento, potrebbe farlo al posto suo il relativo creditore per poi pignorare i beni dell’eredità. 

Il secondo diritto concesso al creditore è, in presenza di una rinuncia all’eredità, esercitare la cosiddetta azione revocatoria. Lo scopo è quello di revocare la rinuncia e far sì che il chiamato all’eredità torni ad essere erede, in tal modo andando a pignorare i beni che a questi spetterebbero per legge o per testamento. 


note

[1] Cass. sent. n. 16623 del 20.06.2019. 


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube