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Come proteggere l’eredità dai creditori?

8 Dicembre 2021
Come proteggere l’eredità dai creditori?

Dalla rinuncia all’eredità all’estromissione dell’erede: tutte le tecniche per difendersi dal pignoramento dei creditori di uno dei coeredi.

Se uno degli eredi dovesse avere debiti, gli altri ne subirebbero un pregiudizio. Difatti i creditori, prima ancora che avvenga la divisione dell’eredità, potrebbero pignorare i singoli beni che la compongono (ad esempio, un immobile), per quanto ancora in comunione con gli altri coeredi. Fatto ciò, potrebbero metterli all’asta giudiziaria, assegnandoli al miglior offerente. Il ricavato andrebbe in parte a soddisfare le ragioni dei creditori e in parte restituito agli altri coeredi estranei al debito, in proporzione alle rispettive quote. Ecco perché è bene sapere come proteggere l’eredità dai creditori.

Esistono in realtà tre modi per tutelare l’eredità dal pignoramento nei confronti di uno dei coeredi. Ma, come facilmente immaginabile, la legge non potrebbe mai consentire una frode ai danni di chi vanta un legittimo diritto (nel nostro caso, appunto, i creditori). Tuttavia, è anche vero che, per tutelare i propri diritti, bisogna pur sempre far ricorso al tribunale e non tutti sono disposti a rischiare o a spendere soldi. 

Ecco perché, secondo alcuni, «tentar non nuoce», salvo magari tentare poi, in corso di causa, un accordo con la controparte.

Per quanto paradossale possa sembrare, a suggerire come proteggere l’eredità dai creditori è la stessa legge che attribuisce agli eredi delle facoltà (come la rinuncia all’eredità) utilizzate tuttavia, in tali casi, per un secondo fine: quello di impedire che i beni del defunto entrino nel patrimonio dell’erede debitore e possano così essere pignorati.  Vediamo dunque come agire.

Rinuncia all’eredità 

Il primo modo per tutelare l’eredità dal pignoramento dei creditori di uno dei coeredi è di convincere quest’ultimo a rinunciare all’eredità. Con la rinuncia, questi non sarà mai erede e i suoi creditori non potranno pignorare i beni del defunto, non essendo mai divenuti di sua proprietà. 

Chiaramente, in cambio di ciò, gli altri coeredi – che, in conseguenza della rinuncia hanno ottenuto una quota di eredità superiore – compenseranno il rinunciatario in altro modo, ad esempio riconoscendogli il comodato d’uso gratuito su un immobile (diritto impignorabile), un usufrutto o una rendita in denaro. Oppure gli prometteranno che, con un successivo atto, la quota rinunciata sarà donata a suo figlio o al coniuge. Per approfondimenti leggi Come evitare pignoramento eredità.

La legge consente comunque al creditore di tutelarsi impugnando la rinuncia all’eredità con la cosiddetta azione revocatoria. Tale azione è rivolta a rendere inefficace la rinuncia e a far sì che il debitore divenga erede. Con l’acquisizione di tale stato, i creditori potranno così pignorare la sua quota o i beni che la compongono. 

L’azione revocatoria però è costosa e lunga; inoltre, deve essere esercitata entro cinque anni. Il creditore deve dimostrare che l’erede non aveva altri beni utilmente pignorabili (deve cioè essere nullatenente o titolare di beni di scarso valore rispetto ai debiti).

Rinuncia all’eredità e revoca alla rinuncia

Se l’accettazione dell’eredità è irrevocabile, la rinuncia no. Ecco quindi un secondo modo per tutelare l’eredità dal pignoramento: rinunciare all’eredità per poi, una volta che i debiti sono caduti in prescrizione o che il creditore ha rinunciato a far valere le proprie pretese, revocare la rinuncia divenendo erede e acquisendo i beni del defunto. Ciò succede spesso quando l’erede è debitore nei confronti del Fisco e ha ricevuto delle cartelle esattoriali: è facile infatti che queste, dopo anni di inattività, si prescrivano. 

Una volta quindi che il creditore non può più esercitare le proprie ragioni, il debitore potrà revocare la rinuncia all’eredità. Attenzione però: tale revoca è possibile solo se:

  • non sono decorsi più di 10 anni dall’apertura della successione (ossia da quando è avvenuto il decesso);
  • l’eredità non è stata già tutta assegnata (proprio per tale motivo, come nell’ipotesi vista nel precedente paragrafo, è necessario l’accordo tra i vari coeredi).

Anche in questo caso, il creditore può tutelare le proprie ragioni con l’azione revocatoria.

Temporeggiare e rinviare l’accettazione dell’eredità

Il creditore non può pignorare i beni dell’eredità prima che intervenga l’accettazione. Solo in questo momento si determina la confusione tra il patrimonio ereditario e quello personale. Sicché, l’erede potrebbe rinviare la rinuncia dell’eredità in attesa di definire i rapporti coi creditori, magari sperando nella prescrizione, per poi solo dopo accettare l’eredità. L’accettazione infatti può essere effettuata entro 10 anni. Se però l’erede è nel possesso dei beni ereditari (si pensi al convivente), i termini si riducono: entro 3 mesi dal decesso deve fare l’inventario di tali beni e nei successivi 40 giorni dichiarare se intende accettare o meno l’eredità.

Il creditore si può tutelare presentando un ricorso al tribunale e chiedendo che il giudice assegni all’erede un termine più breve per decidere se accettare o meno l’eredità.

Estromissione dell’erede dall’eredità

I figli, i coniugi e i genitori sono «eredi legittimari»: ad essi cioè spetta sempre una quota del patrimonio del defunto, anche nel caso in cui il testamento preveda diversamente. Se così non dovesse essere disposto dal defunto, il testamento potrebbe essere impugnato con l’azione di riduzione, rivolta cioè a far valere la lesione della legittima. Tale azione va effettuata entro 10 anni dal decesso.

Ebbene, nel caso in cui uno degli eredi legittimari dovesse avere dei debiti, per evitare che i beni dell’eredità siano pignorati, il testatore potrebbe escluderlo dal testamento: questi – chiaramente d’accordo con il testatore – rinuncerebbe a far valere l’azione di riduzione, ottenendo in cambio, dagli altri eredi, dei vantaggi di diverso tipo (come detto sopra, potrebbe trattarsi del comodato gratuito all’interno di un immobile, di una rendita in denaro, ecc.). 

Anche in tale ipotesi la legge consente ai creditori di tutelare i propri diritti, agendo – entro cinque anni – con l’azione surrogatoria (ne abbiamo già parlato nell’articolo Erede escluso dall’eredità: diritti del creditore). L’azione è rivolta a sostituirsi al soggetto diseredato e ad esercitare, al posto suo, l’azione di lesione della legittima. In tal modo, verrebbe recuperata la sua quota su cui poi si eserciterebbe il pignoramento.



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