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Delinquenza minorile: tutto ciò che prevede la legge

19 Marzo 2022 | Autore:
Delinquenza minorile: tutto ciò che prevede la legge

Processo penale minorile: cos’è e come funziona? Cosa sono l’irrilevanza del fatto, la messa alla prova e il perdono giudiziale?

Anche i minori sono puniti per i reati che commettono, purché abbiano almeno 14 anni. È questa la soglia stabilita dalla legge per l’imputabilità penale: al di sotto di questa età, il minorenne non può essere sottoposto a processo per il crimine compiuto. Per tutti coloro che, invece, sono minorenni ma hanno compiuto i 14 anni, esiste un’apposita procedura che prende il nome di processo penale minorile. Con questo articolo vedremo tutto ciò che prevede la legge a proposito della delinquenza minorile.

Nel prosieguo vedremo quali sono le peculiarità del processo minorile, quelle cioè che lo distinguono da un normale processo penale a carico di maggiorenni. Come si vedrà, il minore ha ampie possibilità di evitare il carcere grazie a diversi istituti previsti dalla legge, come: la messa alla prova, l’archiviazione per irrilevanza per fatto, il perdono giudiziale.

Ma non solo: grazie allo sconto di pena che, per legge, il giudice deve sempre accordare a ogni minorenne, è più semplice anche ottenere la pena sospesa. Insomma: il processo minorile tende alla rieducazione del reo, più che alla sua punizione. Se l’argomento t’interesse e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme tutto ciò che prevede la legge sulla delinquenza minorile.

Processo minorile: a chi si applica?

Le regole del processo minorile si applicano solamente ai minori che hanno compiuto 14 anni ma non ancora 18.

I minori di quattordici anni non sono imputabili per legge; pertanto, non potranno essere sottoposti a processo, ma al massimo potranno essere condannati a scontare del tempo in una comunità minorile, nel caso in cui abbiano commesso un crimine e siano socialmente pericolosi.

In senso stretto, però, la delinquenza minorile riguarda solo coloro che hanno almeno 14 anni.

Minorenni: possono essere arrestati?

I minorenni possono essere arrestati in flagranza di reato. Ciò significa che la polizia può bloccarli se sorpresi nell’atto di compiere un crimine.

Per legge, però, l’arresto è consentito solamente nel caso di reati particolarmente gravi, come ad esempio spaccio di droga, furto aggravato, rapina, ecc.

La polizia non può ammanettare il minore arrestato, a meno che non ci siano fondate ragioni per farlo, ad esempio per tutelare l’incolumità degli agenti.

Una volta arrestato, il minorenne deve essere condotto presso gli uffici delle forze dell’ordine per le formalità del caso (identificazione, contestazione del reato, elezione di domicilio, nomina del difensore di fiducia).

La polizia deve immediatamente comunicare l’eseguito arresto al pubblico ministero, ai servizi minorili e ai genitori, ai quali il minore è nuovamente affidato se non occorre procedere ad applicare la misura cautelare in carcere.

Irrilevanza del fatto: cos’è?

Solo per la delinquenza minorile è prevista la possibilità che le indagini vengano archiviate per irrilevanza del fatto.

Per la precisione, la legge stabilisce che durante le indagini preliminari, se risulta la tenuità del fatto e l’occasionalità del comportamento, il pubblico ministero chiede al giudice sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, quando l’ulteriore corso del procedimento pregiudica le esigenze educative del minorenne. La stessa possibilità è accordata al giudice nel corso del procedimento.

In buona sostanza, se il fatto commesso dal minore non è grave e non è sintomo di una particolare propensione alla delinquenza, i magistrati possono chiudere il procedimento stabilendo che il reato è talmente lieve che non merita di essere punito.

Questa decisione è assunta soprattutto quando la prosecuzione del processo può intaccare le esigenze educative del minore. Si pensi a un ragazzo che ha commesso un furtarello solo per ripicca e che non mostra alcun tipo di tendenza criminale: in un caso del genere, il giudice potrà riconoscere l’irrilevanza del caso e porre fine al procedimento.

La sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto viene cancellata dal casellario giudiziale al compimento dei 18 anni d’età.

Messa alla prova per minorenni: cos’è?

Il minorenne imputato di un reato può accedere a un percorso di rieducazione che gli consente di estinguere il reato e di evitare ogni tipo di condanna. Si tratta della messa alla prova.

La messa alla prova è una procedura speciale che causa l’estinzione del reato qualora l’imputato dia prova di buona condotta. In pratica, il minorenne imputato di un reato può chiedere di essere affidato ai servizi sociali del tribunale affinché preparino per lui un percorso di riabilitazione.

Con la messa alla prova, il minore sceglie volontariamente di sottoporsi ad un periodo durante il quale svolgerà attività pubblica utilità (ad esempio, volontariato presso qualche associazione, servizio civile, ecc.), oltre che attività che, secondo il giudice e i servizi minorili, possano essergli d’aiuto per il suo corretto sviluppo psicologico: si pensi ad un’attività sportiva o lavorativa, o anche alla semplice prosecuzione degli studi.

La messa alla prova per i minorenni può essere sempre richiesta dall’imputato, qualsiasi sia il reato commesso, anche se particolarmente grave.

Il giudice, se ritiene opportuna concederla, sentito il pubblico ministero, dispone con ordinanza la sospensione del procedimento durante tutto il periodo di messa alla prova.

Durante questo lasso di tempo il minore deve rispettare il progetto che gli è stato affidato dai servizi minorili, i quali provvederanno anche a monitorarne l’andamento. La messa alla prova (e la relativa sospensione del procedimento) potrebbero anche essere revocate dal giudice qualora il minore mostri di non ottemperarvi. In questa ipotesi, il giudizio prosegue normalmente.

La legge dice che, decorso il periodo di sospensione, il giudice fissa una nuova udienza nella quale dichiara con sentenza estinto il reato se, tenuto conto del comportamento del minorenne e della evoluzione della sua personalità, ritiene che la prova abbia dato esito positivo.

In caso contrario, cioè se il giudice dovesse ritenere che la messa alla prova non ha dato esito positivo, ad esempio perché l’imputato ha trasgredito più volte agli impegni presi, oppure perché ha addirittura commesso un nuovo reato, dispone che il procedimento prosegua il suo corso.

Perdono giudiziale per minorenni: cos’è?

Il minorenne imputato di un crimine che non ha ottenuto la sentenza di irrilevanza del fatto né l’estinzione del reato per messa alla prova può sempre sperare nel perdono giudiziale. Di cosa si tratta?

Per legge (art. 169 cod. pen.), il perdono giudiziale è una causa di estinzione dei reati commessi dai minorenni; consiste nella rinuncia dello Stato a condannare il colpevole di un reato in considerazione della sua età, per consentirgli un più rapido recupero sociale.

Ai fini della concessione del perdono, oltre alla minore età, occorre che:

  • il reato non debba essere punito con reclusione superiore ai due anni;
  • il giudice, tenuto conto delle circostanze del fatto e della personalità del minore, possa ragionevolmente escludere che commetterà in futuro altri reati;
  • non si sia già beneficiato in passato del perdono, il quale può essere concesso una sola volta nella vita.

La sentenza con cui è dichiarato il perdono giudiziale è iscritta nel casellario giudiziale e viene cancellata al compimento del 21° anno di età.

Processo minorile: si può patteggiare?

Nel processo minorile non è previsto il patteggiamento. Come detto in apertura, lo scopo della legge è quello di fronteggiare la delinquenza minorile mediante percorsi che favoriscano il reinserimento sociale del reo (si pensi alla messa alla prova) e, in caso di accertamento della responsabilità penale, di limitare gli effetti della condanna.

Pertanto, l’imputato minorenne non potrà mai chiedere di patteggiare la pena. Potrà invece chiedere di essere giudicato mediante rito abbreviato.

Processo minorile: c’è costituzione di parte civile?

La legge sul processo minorile esclude la possibilità che la vittima del reato possa costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni.

Pertanto, la persona che ha subito un reato da parte di un minorenne potrà al massimo intraprendere un’azione civile per ottenere ciò che gli spetta, ma non potrà costituirsi parte civile nel processo penale.

Minorenne: può andare in carcere?

Come spiegato nell’articolo A quanti anni si va in carcere minorile, anche i minori di diciotto anni possono andare in carcere, purché abbiano compiuto i quattordici anni.

Per i minorenni, dunque, nel caso di condanna penale definitiva c’è la possibilità di finire dietro le sbarre. La prigione cui sono destinati i minori è formalmente denominata Istituto penale minorile (Ipm): si tratta di un carcere a tutti gli effetti, ma distinto da quello dei maggiorenni.



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