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Cosa succede se un figlio rinuncia all’eredità del padre?

8 Dicembre 2021
Cosa succede se un figlio rinuncia all’eredità del padre?

A chi va la quota dell’eredità se l’erede fa la rinuncia? Quando non si può fare la rinuncia all’eredità.

Potrebbe succedere che il figlio del defunto rinunci all’eredità devolutagli dal padre o dalla madre per varie ragioni. Ebbene, in un caso del genere, a chi va a finire la sua quota? In altri termini, cosa succede se un figlio rinuncia all’eredità del padre? 

Di tanto parleremo meglio nel seguente articolo. Ma procediamo con ordine.

Perché rinunciare all’eredità?

Il più delle volte, la rinuncia all’eredità è conseguenza del timore dell’erede che i creditori del defunto possano rivalersi nei suoi confronti. Sicché, tutte le volte in cui il passivo lasciato dal defunto è superiore all’attivo, si procede appunto alla rinuncia. Con la rinuncia, nessun creditore potrà mai aggredire il patrimonio del familiare del defunto.

È anche possibile procedere all’accettazione con beneficio di inventario. Tale soluzione determina sì il subentro dell’erede nel patrimonio del genitore, tuttavia i creditori potranno pignorare solo i beni da questi ricevuti in successione e non anche quelli personali. Sicché, il figlio non rischierà di perdere un valore superiore rispetto a quello ottenuto con la successione.

Un secondo caso in cui si procede alla rinuncia dell’eredità è quando l’erede ha dei debiti e teme che i creditori possano pignorargli i beni ricevuti in successione, aggredendo così il patrimonio di famiglia. 

Come si rinuncia all’eredità?

Per rinunciare all’eredità, è sufficiente rendere una dichiarazione formale ad un notaio o al cancelliere del tribunale (bisogna recarsi presso la cancelleria della volontaria giurisdizione o delle successioni). 

Il tribunale competente è quello del luogo ove è morto il genitore. 

Cos’è meglio: rinunciare all’eredità dinanzi al notaio o in tribunale? Sicuramente, procedere col notaio è più costoso, ma più veloce. In tribunale, si deve versare un’imposta fissa di 300 euro, ma spesso è necessario fissare un appuntamento che viene stabilito a distanza di svariate settimane se non mesi. 

Si ricorda che la rinuncia all’eredità può sempre essere revocabile, purché la revoca avvenga entro 10 anni e, nel frattempo, non sia già stato diviso tutto il patrimonio del defunto. 

La rinuncia è totale: non si può accettare cioè solo una parte dell’eredità (ad esempio, l’attivo) e rinunciare ad un’altra (ad esempio, il passivo).

Sarebbe nulla la rinuncia all’eredità fatta in cambio di denaro.

Quando non si può rinunciare all’eredità?

Non si può rinunciare all’eredità se si è già accettata l’eredità. L’accettazione è infatti irrevocabile.

Non si può inoltre rinunciare all’eredità se si è compiuto un atto che implica l’accettazione tacita dell’eredità, come ad esempio la vendita di uno dei beni del defunto, l’utilizzo del suo conto corrente, ecc. Tali comportamenti implicano un’accettazione involontaria dell’eredità.

Non si può infine rinunciare all’eredità se, alla morte del defunto, si era nel possesso dei suoi beni (si pensi a un convivente) e non si è proceduto ai seguenti incombenti: inventario entro 3 mesi dal decesso e successiva rinuncia all’eredità nei 40 giorni seguenti. 

Quindi, chi vive nella casa ereditata per tre mesi, senza fare l’inventario, perde il diritto di rinunciare all’eredità. 

Se una persona rinuncia all’eredità chi eredita al suo posto?

Nelle successioni legittime (cioè senza testamento):

  • se il rinunciante ha dei discendenti, i discendenti potranno accettare la quota rinunciata dal proprio ascendente. Così ad esempio, se una persona rinuncia all’eredità del proprio padre, i suoi figli potranno accettare l’eredità del nonno;
  • quando il rinunciante non ha discendenti (o i discendenti non vogliono accettare l’eredità), la quota rinunciata è offerta agli ascendenti, ossia ai suoi genitori. Questi ultimi potranno a loro volta decidere se accettare o meno;
  • se il rinunciante non ha né discendenti, né ascendenti (o se questi non vogliono accettare), la quota si divide tra tutti gli altri coeredi e, quindi, va ad accrescere le relative quote;
  • quando il rinunciante non ha parenti in linea retta, né coeredi, l’eredità è offerta a coloro ai quali spetterebbe nel caso egli mancasse.

Nelle successioni testamentarie (cioè in presenza di testamento) il testatore può aver stabilito il caso in cui l’erede rinunzi, prevedendo una sua sostituzione. Si pensi al caso del defunto che nomini erede Tizio ma, qualora Tizio dovesse rinunciarvi, l’erede sarà Caio.

In assenza di una clausola nel testamento che designi un sostituto, la quota del rinunciante va sempre a incrementare le quote degli altri eredi. È il cosiddetto meccanismo dell’accrescimento. 

Questo può operare in presenza dei seguenti presupposti:

  • istituzione di più eredi nello stesso testamento;
  • istituzione in parti uguali o senza determinazione di parti;
  • uno degli eredi non possa o non voglia accettare.

L’accrescimento non può operare se i coeredi sono istituiti in parti non uguali. In tal caso, non potendosi utilizzare il testamento, si apre una successione per legge.

Cosa succede se un figlio rinuncia all’eredità del padre?

In applicazione delle regole appena viste, se il figlio rinuncia all’eredità del padre e questi non ha fatto testamento, la sua quota finisce ai nipoti che saranno liberi di accettare o meno. Se invece il padre ha fatto testamento e ha nominato un sostituto, la quota andrà a quest’ultimo; se invece non è stato indicato un sostituto, si accrescono le quote degli altri eredi.

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti, leggi: Se un erede rinuncia all’eredità, a chi va la sua quota?



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