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Quando un familiare si considera a carico?

19 Marzo 2022 | Autore:
Quando un familiare si considera a carico?

Il contribuente che ha dei familiari a carico può godere di un beneficio fiscale al momento della dichiarazione annuale dei redditi.

Ai fini della compilazione della denuncia dei redditi e del conseguente pagamento delle imposte, assume particolare importanza il concetto di “familiare fiscalmente a carico”. In relazione a questi familiari, infatti, il contribuente può fruire delle specifiche detrazioni per carichi di famiglia e delle detrazioni per le spese sostenute come ad esempio le spese sanitarie o quelle per l’acquisto dei veicoli per disabili oppure di un cane guida per non vedenti. Quando un familiare si considera a carico?

In generale, dal punto di vista fiscale, un familiare si considera a carico quando il suo reddito annuale non supera una determinata soglia al lordo degli oneri deducibili.

Per la determinazione del reddito valevole per l’agevolazione non devono essere presi in considerazione: le pensioni, le indennità e gli assegni corrisposti agli invalidi civili, ai sordi, ai ciechi civili. Invece, va conteggiata l’eventuale rendita dell’abitazione principale.

Quali familiari si considerano a carico?

Si considerano familiari a carico:

  • il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • i figli compresi quelli naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati, indipendentemente dal superamento di determinati limiti di età e dal fatto che siano o meno dediti agli studi o al tirocinio gratuito;

Questi familiari possono anche non convivere con il contribuente e possono risiedere all’estero.

Altresì, possono essere considerati a carico i seguenti familiari a condizione che convivano con il contribuente o che ricevano dallo stesso assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria:

  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • i discendenti dei figli;
  • i genitori (compresi i genitori naturali e quelli adottivi);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  • i nonni e le nonne (compresi quelli naturali).

Quando i familiari si considerano a carico?

Per essere considerati a carico i predetti familiari non devono disporre di un reddito proprio superiore a 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili.

Per i figli di età non superiore a ventiquattro anni il limite di reddito complessivo è elevato a 4.000,00 euro al lordo degli oneri deducibili.

Il limite di reddito vale per l’anno considerato complessivamente, al lordo delle deduzioni.

Tizio ha un figlio di 21 anni che, per una collaborazione occasionale di soli due mesi, ha percepito complessivamente 4.200 euro lordi. In tale ipotesi, Tizio perde le detrazioni per l’intero anno perché le stesse non gli spettano neppure in parte. Ne consegue che se ha ottenuto le detrazioni in busta paga o nella pensione, deve restituirle al Fisco tramite il 730, senza pagare sanzioni o interessi. Nel momento in cui viene a conoscenza di non avere più diritto alle detrazioni, è opportuno che lo comunichi al proprio sostituto d’imposta così che lo stesso smetta di applicarle. In tal modo, per Tizio non diventerà troppo oneroso doverle, poi, restituire.

Nel limite di reddito di euro 2.840,51 al lordo degli oneri deducibili, che il familiare non deve superare nel corso dell’anno per essere considerato fiscalmente a carico, devono essere comprese:

  • le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, da rappresentanze diplomatiche e consolari, da missioni, dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa Cattolica;
  • la quota esente dei redditi di lavoro dipendente prestato nelle zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto lavorativo da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità [1];
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni [2];
  • il reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sugli affitti.

A quanto ammontano le detrazioni per carichi di famiglia?

I carichi di famiglia danno diritto a detrazioni dall’imposta lorda (Irpef) di importo differenziato, sia in relazione al rapporto tra il contribuente e il soggetto a carico, sia in relazione al reddito percepito dal contribuente (nel senso che l’importo delle detrazioni si riduce all’aumentare del reddito).

La detrazione per i figli a carico è attualmente pari a:

  • 1.220,00 euro, per il figlio di età inferiore a tre anni;
  • 950,00 euro, se il figlio ha un’età pari o superiore a tre anni.

Se in famiglia ci sono più di tre figli a carico, questi importi aumentano di 200,00 euro per ciascun figlio, a partire dal primo.

Per il figlio disabile si ha diritto all’ulteriore importo di 400,00 euro.

Più precisamente, la detrazione è pari a:

  • 1.350,00 euro per ciascun figlio con disabilità di età pari o superiore a tre anni;
  • 1.620,00 euro per ciascun figlio con disabilità di età inferiore a tre anni.

Le detrazioni fiscali per i figli a carico saranno eliminate, in favore dell’assegno unico per i figli, in arrivo da gennaio 2022.

Per quanto riguarda la detrazione per il coniuge a carico, l’ammontare non è fisso ma varia in funzione del reddito complessivo posseduto nel periodo di imposta. In sostanza, è prevista una detrazione di 800,00 euro per i redditi fino a 15.000 euro e di 690,00 euro per i redditi fino a 40.000 euro, sulla base della quale calcolare l’importo effettivo, che diminuisce all’aumentare del reddito.

La detrazione per ogni altro familiare a carico è di 750,00 euro da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto alla detrazione.

Detrazioni per spese sostenute: quali sono?

Dichiarando a proprio carico un familiare, si ottengono anche le detrazioni delle seguenti spese sostenute:

  • spese sanitarie;
  • acquisto veicoli per disabili;
  • acquisto cane guida per non vedenti;
  • acquisto di ausili per alunni con Dsa (disturbi specifici dell’apprendimento);
  • interessi passivi sul mutuo (solo per il coniuge e l’unito civilmente);
  • spese di istruzione;
  • l’abbonamento ai mezzi di trasporto;
  • spese per addetti all’assistenza personale;
  • spese per attività sportive dei ragazzi;
  • spese per canoni di locazione per studenti universitari fuori sede;
  • contributi per riscatto della laurea;
  • spese per rette di asili nido;
  • assicurazioni;
  • contributi previdenziali e assistenziali;
  • spese mediche e di assistenza specifica dei portatori di handicap;
  • contributi e premi per forme pensionistiche complementari ed individuali.

note

[1] Art. 27, co. 1 e 2, D. L. n. 98/2011.

[2] Art. 1, co. da 54 a 89, L. n. 190/2014.


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