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Chi paga il danno causato da un minore degli anni 18?

9 Dicembre 2021
Chi paga il danno causato da un minore degli anni 18?

Responsabilità civile e penale dei minorenni: quando i genitori non devono risarcire i danni dei figli. 

Chi paga il danno causato da un minore degli anni 18? Sulla responsabilità penale e civile dei minorenni si sa poco e, spesso, si è portati a ritenere che un minore possa commettere impunemente qualsiasi tipo di illecito. In realtà, in gran parte dei casi, la legge individua sempre un soggetto responsabile che possa, in sostituzione del minore, ripianare i danni subìti dalla vittima. Cerchiamo allora di individuare chi è questo soggetto e a chi rivolgersi nel caso in cui un minorenne abbia prodotto un danno.

Ma prima di stabilire chi paga il danno causato da un minore degli anni 18, bisogna fare una premessa. Seppur, quando si parla di danni, ci riferiamo sempre al risarcimento di natura patrimoniale, il danno potrebbe conseguire tanto da un illecito civile quanto penale. Ecco allora tutto ciò che c’è da sapere sul tema.

Danni di minorenni: tutto ciò che c’è da sapere

Innanzitutto, per quanto banale possa apparire, è bene precisare che gli unici danni risarcibili sono quelli che derivano da atti illeciti, ossia contrari alla legge. 

In secondo luogo, il diritto al risarcimento non sussiste se il danno è di infimo valore. Così, ad esempio, non si potrà agire contro un minorenne che faccia i bisognini sulla pianta del vicino. 

Detto ciò, bisogna classificare i danni in due categorie: quelli che derivano da reati e quelli che derivano da semplici illeciti civili. Nel primo caso, può rientrare ad esempio la lesione fisica a seguito di una scazzottata o la diffamazione effettuata tramite social network. Il secondo caso si può verificare ad esempio quando viene tirata involontariamente una pallonata contro un vetro o quando il bambino, nel guidare maldestramente la bicicletta, riga l’auto parcheggiata ai margini della strada.

Sia che il danno derivi da un illecito civile che penale, di esso il minore non risponde mai. Egli infatti non ha la cosiddetta «capacità d’agire» (ossia di compiere atti giuridici vincolanti sotto l’aspetto patrimoniale) e non può gestire il proprio patrimonio, tanto più che non lavora e non ha delle proprie entrate. 

Il fatto che il minore non sia tenuto a pagare i danni da lui stesso causati non significa che la vittima rimanga priva di tutela. L’articolo 2048 del Codice civile stabilisce infatti che, di tutti i danni causati dai minori rispondono i genitori, a prescindere se scaturenti da un reato o meno.

I genitori sono responsabili anche quando non hanno un controllo diretto e visivo sul minore; si pensi al danno da questi causato mentre era a passeggio con gli amici. Padre e madre, infatti, hanno l’obbligo di impartire al figlio l’educazione e il senso del rispetto delle regole di convivenza e delle norme giuridiche. 

In assenza dei genitori, la responsabilità ricade sui tutori.

Se il minore si trovava a scuola o a svolgere la pratica di un mestiere o di un’arte, responsabili sono rispettivamente i docenti e i responsabili dell’ufficio o della bottega. Questi infatti sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza.

Quando i genitori non rispondono dei danni causati dal minore

In due casi i genitori (o, in loro vece, i tutori, i docenti e i precettori) non rispondono dei danni causati dai minori. Il primo è quando si è in presenza di un minore emancipato ossia che ha ottenuto l’apposita dispensa dal tribunale a sposarsi, avendo raggiunto l’età di 16 anni. 

Il secondo caso si verifica quando i genitori (o i tutori, i docenti o precettori) sono in grado di dimostrare che il danno si è verificato per caso fortuito ossia un evento completamente imprevedibile e inevitabile, che fuoriesce completamente dalla sfera di controllo dei genitori. Si tratta di ipotesi limite, difficilmente dimostrabili visto che, come chiarito dalla giurisprudenza, i genitori devono fornire l’educazione necessaria affinché il minore rispetti tutte le regole del vivere civile. Ma come si fa a dimostrare il caso fortuito? Secondo la Cassazione, poiché non si può dimostrare un fatto negativo (ossia il non aver potuto impedire il danno), i genitori devono fornire la prova positiva di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata; il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere e all’indole del minore. L’inadeguatezza dell’educazione impartita e della vigilanza esercitata su un minore, fondamento della responsabilità dei genitori per il fatto illecito commesso dal minore, può essere desunta dalle modalità dello stesso fatto illecito, che ben possono rivelare il grado di maturità e di educazione del minore (si pensi a un bambino che picchi con violenza e crudeltà un coetaneo, così dimostrando di non aver ricevuto alcuna educazione dai genitori). 

Nel caso di un incidente stradale causato dal minorenne alla guida di un motorino, l’eventuale responsabilità per i danni causati alla vittima ricadono sul minore ma sono coperti dall’assicurazione del mezzo; sul minore resta però la responsabilità penale per il reato di lesioni o di omicidio stradale per come vedremo a breve.

La responsabilità penale del minorenne

Se fino a 18 anni il minore non è mai responsabile dei danni causati, sicché non può mai essere chiamato a pagare il risarcimento (dovendovi, al posto suo, pensarci i genitori), le cose vanno diversamente per la responsabilità penale. Difatti, i minori di 18 anni ma che hanno almeno 14 anni rispondono dei reati commessi e ne subiscono le relative conseguenze in termini di pena (leggi Minorenne aggredisce maggiorenne). Possono ricevere dei trattamenti di favore, come l’applicazione dell’attenuante della minore età, e vengono giudicati dal tribunale dei minorenni. Oltre a ciò, però, rispondono delle conseguenze penali delle proprie condotte al pari dei maggiorenni. 

Il giudice deve comunque effettuare un vaglio preliminare per comprendere se le capacità psichiche e la maturità raggiunta dal minorenne con almeno 14 anni possono far presumere che questi fosse in grado di comprendere il significato delle proprie azioni. In buona sostanza, seppur è vero che il 14enne può essere chiamato a rispondere dei reati commessi, ciò comunque non avviene in automatico ma è previamente subordinato a una valutazione del giudice circa la sua capacità d’intendere e volere.

Se viene accertata la responsabilità del minorenne per il reato da questi commesso, la relativa sanzione penale ricade su di lui ma l’obbligo di risarcimento sui suoi genitori. 



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