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Chi è sotto infortunio può uscire?

9 Dicembre 2021
Chi è sotto infortunio può uscire?

Infortunio e malattia professionale: non sussiste l’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità salvo il Ccnl disponga diversamente. Ecco quando può uscire chi è malato.

Chi è sotto infortunio può uscire? Si potrebbe essere tentati di dare subito una risposta negativa. E ciò per due ragioni. Da un lato, chi è davvero malato non dovrebbe avere la capacità fisica di uscire di casa (salvo smentire lo stesso certificato medico). Dall’altro lato, chi è assente dal lavoro deve comunque rendersi reperibile ai fini della visita fiscale del medico dell’Inps. 

In verità, una risposta di questo tipo sarebbe frettolosa e non corretta. Esistono infatti alcune ipotesi in cui il malato può assentarsi dal proprio domicilio. E non solo: la legge stabilisce che chi è sotto infortunio può uscire. A tal fine, dobbiamo quindi distinguere cosa si intende con «malattia» e cosa con «infortunio». Ce ne occuperemo nel corso del seguente articolo.

Differenza tra malattia e infortunio

La malattia, intesa in senso generale, è costituita da qualsiasi patologia possa pregiudicare la salute del lavoratore, sia essa di tipo fisico o psichico. Essa non deve trarre origine dall’ambiente di lavoro (diversamente, si tratterebbe di «malattia sul lavoro» di cui parleremo a breve). Può trattarsi ad esempio di un’influenza, di un evento traumatico (la caduta in una buca stradale), un problema osseo, articolare o di medicina interna (un’ernia del disco, un’epatite, un carcinoma) e così via. 

L’infortunio è invece un evento traumatico che ha origine dall’ambiente di lavoro, sia esso dipendente o meno dall’adozione delle misure di sicurezza da parte del datore. Si parla infatti, più propriamente, di infortunio sul lavoro. Esso scaturisce da una causa violenta e immediata (ad esempio, uno scivolone dalle scale, un incidente con l’auto di servizio durante una missione, una caduta dalle impalcature per l’operaio). 

L’infortunio sul lavoro si distingue dalla malattia professionale, anch’essa derivante dall’ambiente lavorativo, ma che, a differenza dell’infortunio, si sviluppa nel tempo, poco alla volta, a causa dell’esposizione a fattori di rischio (ad esempio, la cecità per l’utilizzo eccessivo del terminale, una profusione discale causata dal sollevamento di carichi pesanti, una patologia respiratoria per l’inalazione di agenti chimici nocivi).

L’obbligo di reperibilità per chi è malato

Il lavoratore assente perché malato, dopo essersi sottoposto alla visita del proprio medico di base ed aver verificato che questi abbia inviato il certificato medico all’Inps, deve rendersi reperibile entro determinate fasce orarie onde consentire la visita fiscale. La reperibilità deve avvenire presso l’indirizzo indicato nel certificato medico (ove cioè il malato intende trascorrere la convalescenza, non necessariamente la residenza); tale luogo può anche essere modificato in corso di malattia. 

Il medico dell’Inps può bussare alla porta del lavoratore solo entro determinate fasce orarie:

  • per i lavoratori privati: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 di ogni giorno;
  • per i lavoratori pubblici: dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 di ogni giorno.

Il lavoratore è tenuto ad aprire la porta, non potendo aggrapparsi alla scusa di non aver sentito il campanello perché sotto la doccia o perché nel pieno del sonno. Né è una valida motivazione il fatto che il nome del malato non appaia sul citofono.

Una volta effettuata la visita fiscale, il medico può tornare ad eseguire un’ulteriore visita anche una seconda volta nell’arco della stessa giornata, purché sempre nell’ambito delle fasce orarie appena indicate. 

La visita fiscale può avvenire anche nei sabati, nelle domeniche e nei giorni festivi.

Quando il lavoratore malato può uscire di casa?

Fuori dalle fasce orarie predette il lavoratore può uscire di casa ma ad una sola condizione: che non pregiudichi la guarigione. Egli infatti ha il dovere di tornare al lavoro senza rallentare la convalescenza con condotte colpevoli che potrebbero implicare ad esempio una ricaduta. 

A tal fine, quindi, bisogna valutare il tipo di malattia che il dipendente lamenta poiché ve ne sono alcune assolutamente incompatibili con l’uscita di casa (si pensi a un’influenza) ed altre no (si pensi a un infortunio che possa pregiudicare solo l’utilizzo degli arti superiori). 

Ad esempio, è stata ritenuta compatibile con la malattia la condotta di una lavoratrice, assente per depressione, trovata a passeggiare lungo una spiaggia: a detta dei giudici, la condotta da quest’ultima tenuta non solo non pregiudicava la guarigione ma l’agevolava. 

In sintesi, chi è sotto infortunio può uscire di casa a due condizioni:

  • che ciò avvenga in orari diversi da quelli in cui può arrivare il medico dell’Inps;
  • che ciò non rallenti la guarigione. 

Infortunio sul lavoro: non c’è obbligo di reperibilità

La legge esclude l’obbligo di reperibilità per chi ha subìto un infortunio sul lavoro, salvo che il contratto collettivo nazionale di categoria (Ccnl) disponga diversamente. Questo perché deputato a effettuare i controlli su chi si fa male sul lavoro non è l’Inps ma l’Inail, e l’Inail non fa visite domiciliari. Dunque, non esistono fasce orarie di reperibilità che devono essere rispettate dal lavoratore assente per infortunio. E ciò vale sia quando l’infortunio deriva da una casualità che dalla mancata adozione delle misure di sicurezza da parte del datore di lavoro. Non solo: la medesima disciplina viene estesa anche ai casi di malattia professionale. 

Tale regime vale sia per il personale dipendente pubblico che privato, per come confermato sia dall’Inail che dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in risposta a una richiesta di chiarimenti. 

Insomma, può uscire di casa sia chi è sotto infortunio che chi ha contratto una malattia professionale, senza dover attendere la visita fiscale che mai avverrà. 

L’Inail può però chiamare a visita il lavoratore infortunato presso la propria sede territoriale. Il dipendente infortunato riceverà un avviso di convocazione e, in conseguenza di ciò, ha l’obbligo di sottoporsi alla visita di controllo, salvo abbia un giustificato motivo che glielo impedisca (tanto è disposto dall’art. 87 del D.P.R. n. 1124/1965 a norma del quale «l’infortunato non può, senza giustificato motivo, rifiutare di sottoporsi alle cure mediche e chirurgiche che l’Istituto assicuratore ritenga necessarie»).

Come anticipato, il Contratto collettivo può prevedere diversamente e stabilire delle fasce orarie di reperibilità anche per chi è sotto infortunio o ha subìto una malattia professionale. Quindi, sarà bene leggere attentamente il proprio Ccnl per verificare se sia previsto o meno l’obbligo di restare a casa. Se così fosse, infatti, il mancato rispetto di tale obbligo, se accertato dai medici Asl o Inps, autorizza il datore di lavoro ad applicare la sanzione disciplinare ma non comporta la perdita delle indennità Inail da parte del lavoratore. 



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