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Quando si può chiedere il pignoramento?

19 Marzo 2022 | Autore:
Quando si può chiedere il pignoramento?

Se il debitore non paga, cosa può fare il creditore? Quale iter deve seguire al fine di espropriarne i beni? Il debitore può evitare il pignoramento?

Il procedimento di espropriazione forzata inizia con uno specifico atto esecutivo, il pignoramento, che ha lo scopo di vincolare determinati beni del debitore al soddisfacimento del diritto di credito del creditore e di tutti gli altri creditori che dovessero intervenire nel processo esecutivo. Quando si può chiedere il pignoramento?

Il pignoramento si può chiedere quando il debitore non adempie, o più semplicemente, non paga spontaneamente la somma dovuta al creditore. Il debitore può comunque continuare a disporre materialmente dei beni che sono oggetto di pignoramento ma non può compiere quei comportamenti che possono comportare la sottrazione, la distruzione o il deterioramento degli stessi.

Il nostro ordinamento giuridico prevede tre tipologie di pignoramento:

  • immobiliare, se ha ad oggetto beni immobili;
  • mobiliare, se ha ad oggetto cose mobili;
  • presso terzi, se ha ad oggetto crediti o beni del debitore che sono nella disponibilità di terzi. L’esempio classico è dato dal pignoramento del conto corrente del debitore, acceso presso un istituto di credito, o dal pignoramento dello stipendio, corrisposto mensilmente dal datore di lavoro.

A decidere se avviare il pignoramento e in quale forma è il creditore medesimo.

Quando si può chiedere il pignoramento?

Il creditore che non ha ottenuto il soddisfacimento delle proprie pretese poiché il debitore non ha adempiuto, di sua volontà, al pagamento dovuto, può chiedere il pignoramento. Tuttavia, la cosa non è proprio così immediata. Infatti, la richiesta di pignoramento deve essere preceduta dalla notifica al debitore del titolo esecutivo, cioè dell’atto in cui è stato riconosciuto il diritto di credito (vedi ad esempio una sentenza o un decreto ingiuntivo), e dalla notifica del precetto, ovvero dell’atto con il quale è stato intimato il pagamento nel termine di 10 giorni.

Peraltro, la notifica del pignoramento va effettuata entro 90 giorni da quella del precetto, pena l’inefficacia di quest’ultimo.

Il pignoramento non è richiesto se oggetto dell’esecuzione forzata sono cose soggette a pegno o ad ipoteca [1]. In tale ipotesi, si può depositare direttamente l’istanza di vendita o di assegnazione dopo la notifica dell’atto di precetto, poiché l’ordinamento giuridico ritiene già acquisiti gli effetti propri del pignoramento.

Dal punto di vista formale, il pignoramento consiste nell’ingiunzione che fa l’ufficiale giudiziario al debitore di non sottrarre i beni pignorati e i loro frutti alla garanzia del credito [2]. Pertanto, saranno inefficaci, nei confronti del creditore procedente e di quelli intervenuti nell’esecuzione, gli atti che hanno ad oggetto la vendita o qualunque altra disposizione giuridica dei beni espropriati.

Qual è il contenuto del pignoramento?

L’atto di pignoramento deve contenere:

  1. l’indicazione del credito per il quale l’ufficiale giudiziario procede e dei beni che si intendono pignorare;
  2. l’invito rivolto al debitore a dichiarare la propria residenza o il domicilio eletto;
  3. l’avvertimento di poter chiedere al giudice dell’esecuzione competente la sostituzione dei beni o dei crediti pignorati con una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante e agli intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi, delle spese e dei costi di esecuzione (la cosiddetta conversione). La richiesta della sostituzione va depositata in cancelleria prima che il giudice disponga la vendita o l’assegnazione dei beni e deve essere accompagnata dal versamento di una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale [3].

Quando i beni assoggettati a pignoramento appaiono insufficienti a soddisfare le pretese del creditore procedente ovvero per gli stessi appare manifesta la lunga durata della liquidazione, l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare ulteriori beni che siano utilmente pignorabili, i luoghi in cui questi si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo della sanzione prevista per l’omessa o falsa dichiarazione [4].

Se il debitore è un imprenditore commerciale e qualora il pignoramento sia insufficiente, su richiesta e a spese del creditore procedente, l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare il luogo dove sono tenute le scritture contabili. Contestualmente, nomina un commercialista, un avvocato o anche un notaio per esaminarle al fine di individuare i beni e i crediti pignorabili.

Il professionista nominato può richiedere informazioni agli uffici finanziari sul luogo di tenuta e sulle modalità di conservazione delle scritture contabili [5].

In cosa consiste la ricerca telematica dei beni da pignorare?

A norma dell’articolo 492-bis del Codice di procedura civile su istanza del creditore, il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare.

Con tale provvedimento l’ufficiale giudiziario è autorizzato ad effettuare l’accesso attraverso collegamento diretto, alle banche dati delle pubbliche amministrazioni nonché a quelle degli enti previdenziali in modo da acquisire tutte le informazioni che possono risultare utili per individuare le cose e i crediti da sottoporre ad esecuzione.

Pignoramento: come può essere evitato?

Il debitore può evitare il pignoramento versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario la somma per cui si procede, comprensiva delle spese, incaricandolo di consegnarla al creditore [6].

Se il pignoramento ha ad oggetto cose, il debitore può consegnare all’ufficiale giudiziario una somma di denaro pari all’importo del credito e delle spese, aumentato di due decimi [7].

Cosa sono la conversione e la riduzione del pignoramento?

Come già accennato in precedenza, il debitore, prima che il giudice dell’esecuzione competente disponga la vendita o l’assegnazione, può domandare che le cose o i crediti pignorati siano sostituiti da una somma di denaro comprensiva delle spese di esecuzione e dell’importo dovuto al creditore o ai creditori, inclusi capitale, interessi e spese.

Altresì, su istanza del debitore o d’ufficio, il giudice può disporre la riduzione del pignoramento, una volta sentiti i creditori e quando il valore dei beni è superiore all’importo di crediti e spese.

Se l’assegnazione o la vendita non vengono richieste entro quarantacinque giorni dal compimento del pignoramento, quest’ultimo perde di efficacia.


note

[1] Artt. 491 e 502 cod. proc. civ.

[2] Art. 492, co. 1, cod. proc. civ.

[3] Art. 492, co. 3, cod. proc. civ.

[4] Art. 492, co. 4, cod. proc. civ.

[5] Art. 492, co. 7, cod. proc. civ.

[6] Art. 494, co. 1, cod. proc. civ.

[7] Art. 494, co. 3, cod. proc. civ.


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