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Che succede se la firma sull’assegno è diversa o illeggibile?

9 Dicembre 2021
Che succede se la firma sull’assegno è diversa o illeggibile?

Protesto per la differenza tra la firma di traenza e lo specimen. Cos’è lo specimen?

Bisognerebbe fare molta attenzione quando si firma un assegno: nell’ipotesi in cui la sigla dovesse essere illeggibile, irriconoscibile o comunque diversa rispetto a quella depositata in banca al momento del rilascio del carnet, le conseguenze per il traente (il titolare del conto corrente) potrebbero essere rilevanti e, in taluni casi, particolarmente dannose. 

A spiegare che succede se la firma sull’assegno è diversa o illeggibile è una recente ordinanza della Cassazione [1] particolarmente interessante. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Controllo della firma sull’assegno: come avviene?

In linea generale, la legge non dice come la firma debba essere: l’importante è che sia comprensibile e riconducibile inequivocabilmente al suo autore. Questo per non lasciare dubbi in merito alla paternità del documento e alla volontà del suo autore di farla propria.

Senonché, quando si tratta di firmare un assegno, bisogna considerare che il titolo di credito finirà nelle mani dell’addetto allo sportello della banca (o delle Poste Italiane) il quale, prima di addebitare l’importo sul conto corrente, dovrà accertare se la firma è effettivamente quella del titolare del conto stesso. Tale accertamento funge quindi da garanzia per il traente: serve cioè ad evitare utilizzi fraudolenti dell’assegno a seguito di furto o smarrimento del titolo di credito. 

La verifica della firma viene fatta dal dipendente dell’istituto di credito attraverso un controllo visivo, senza cioè dell’ausilio di particolari strumenti tecnici.

Come deve essere la firma sull’assegno

Come fa il dipendente dell’istituto di credito a controllare che la firma apposta sull’assegno sia effettivamente quella di chi lo ha emesso e non di un terzo truffatore? Semplice: attraverso un confronto con la firma che il titolare del conto ha “depositato” presso la banca, ossia ha apposto su un foglio al momento dell’apertura del conto corrente e del rilascio del carnet degli assegni. Questa sottoscrizione viene chiamata specimen e fungerà, da allora in poi, come «termine di paragone» per tutti gli assegni relativi al suo conto corrente. Ecco perché la firma deve essere sempre identica – o quanto più simile possibile – a quella rilasciata alla banca originariamente. Chi si accorge che la propria grafia o scrittura sta mutando farà bene a recarsi presso lo sportello della filiale più vicina per rilasciare una firma nuova e più “aggiornata”.

Che succede se la firma sull’assegno è diversa o illeggibile?

Nell’ipotesi in cui l’addetto allo sportello della banca dovesse trovarsi tra le mani un assegno relativo a un conto corrente riportante però una firma illeggibile o comunque diversa rispetto a quella depositata dal relativo titolare, è tenuto a non pagare l’assegno e ad elevare il protesto. E ciò senza la necessità di procedere a particolari accertamenti o verifiche. 

A tali conclusioni è pervenuta la Cassazione nella pronuncia richiamata in apertura. Secondo i giudici supremi, è legittima la levata del protesto di un assegno da parte dell’intermediario a carico del titolare del conto corrente nell’ipotesi di difformità tra la firma di traenza e lo “specimen” ossia quella depositata presso l’istituto. Il trattario deve rifiutare il pagamento del titolo, senza fare altro, anche se sul conto ci sono i fondi necessari a coprire il titolo. 

Se poi la firma dovesse risultare effettivamente quella del trattario quest’ultimo non ha diritto ad alcun risarcimento del danno in quanto è suo onere firmare in modo corretto, leggibile, comprensibile, ma soprattutto per come ha depositato la firma presso la filiale di banca (o delle Poste Italiane). 

L’interessato potrà comunque far cancellare il protesto dalla Camera di commercio. 

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto la banca esente da qualsiasi responsabilità avendo peraltro tentato, prima di elevare il protesto, di contattare il traente per avere informazioni senza tuttavia riuscirvi per fatto ad essa non imputabile. 

Firma sull’assegno: quando è legittimo il protesto?

I principi affermati dalla Cassazione nella pronuncia in commento sono dunque i seguenti:

  • ai fini della legittimità della levata del protesto è sufficiente una difformità apparente tra la firma di traenza e lo specimen; 
  • non è necessario, né richiesto da alcuna norma, che l’istituto di credito, prima di elevare il protesto, proceda a particolari accertamenti come l’obbligo di contattare il traente. Il fatto di compiere tale ulteriore verifica semmai è prova di un comportamento diligente e in buona fede dell’intermediario. Ma la semplice verifica della non corrispondenza tra la firma di traenza e lo specimen è condizione sufficiente per rifiutare il pagamento del titolo e, di conseguenza, ad escludere la responsabilità del trattario per il mancato pagamento dell’assegno con conseguente protesto. 

note

[1] Cass. ord. n. 24986/2021.


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