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Chi deve dimostrare il pagamento?

9 Dicembre 2021
Chi deve dimostrare il pagamento?

Come dimostrare l’avvenuto pagamento: il caso della quietanza e degli strumenti di pagamento tracciabile. 

Un nostro lettore ci chiede: chi deve dimostrare il pagamento? La risposta presuppone la conoscenza delle norme che regolano il processo civile e, più in particolare, il cosiddetto «onere della prova». Quest’onere è ripartito in diverso modo quando a scontrarsi sono un creditore e un debitore. Come infatti vedremo meglio a breve, ciascuno dei due deve fornire la prova delle proprie pretese: da un lato l’esistenza dell’obbligo di pagamento (il creditore), dall’altro l’inesistenza (debitore). 

Ma procediamo con ordine e vediamo, più nel dettaglio, chi deve dimostrare il pagamento.

L’onere della prova nel recupero crediti

In generale, in qualsiasi processo civilistico, nel momento in cui un soggetto rivendica un diritto ha l’onere di fornire le prove che sono a fondamento di tale diritto. 

Così, in un rapporto di debito-credito, se ad agire è il creditore perché assume di non essere stato pagato, è su di lui che incombe la prova dell’esistenza dell’obbligazione (ad esempio, un contratto, un danno da atto illecito e così via). 

Il debitore, dal canto suo, per difendersi dovrà dimostrare invece di aver pagato. 

Ben potrebbe avvenire – anche se, nella pratica, è più infrequente – che ad iniziare la causa sia il debitore che, così facendo, voglia far accertare al giudice l’avvenuto adempimento per mettere a tacere le pretese avanzate dal creditore. Si pensi a una persona tartassata da un call center. In questi casi, il debitore dovrebbe fornire la prova o dell’inesistenza dell’obbligo di pagamento o dell’avvenuto pagamento.

Torniamo alla domanda di partenza: chi deve dimostrare il pagamento? Certamente il debitore, in quanto è solo questi il soggetto interessato a fornire la prova liberatoria della propria obbligazione, ossia del diritto fatto valere. 

Come si dimostra l’avvenuto pagamento? 

Per dimostrare un pagamento vi sono diversi modi:

  • la quietanza del creditore;
  • la tracciabilità del pagamento;
  • la copia dell’assegno
  • il possesso della cambiale da parte del debitore;
  • i testimoni.

Prima di analizzare singolarmente tali ipotesi, è necessaria una premessa. L’emissione della fattura da parte del creditore non è un’ammissione di pagamento. Gli adempimenti fiscali infatti nulla hanno a che fare con le prove del processo civile: si tratta infatti di adempimenti imposti dalla legge a prescindere dal pagamento (salvo nel caso dei professionisti che possono emettere la fattura solo dopo l’avvenuto pagamento).

Quietanza del creditore

La quietanza non è altro che un riconoscimento dell’avvenuto pagamento sottoscritto dal creditore. In essa, il creditore dichiara di aver ricevuto quanto spettantegli e di non aver più nulla a che pretendere. Non esistono formule standard o prestabilite dalla legge: l’importante è che dal contesto della dichiarazione risulti inequivocabilmente l’adempimento dell’obbligazione. 

La quietanza può essere di due tipi:

  • a saldo: in tal caso, essa prova l’integrale pagamento e libera definitivamente il debitore da ogni obbligo;
  • in acconto: in tal caso, essa prova il pagamento solo di una parte del debito.

La quietanza firmata dal creditore e rilasciata al debitore fa piena prova del ricevimento del pagamento. Una volta emessa la quietanza, il creditore quietanzante non può provare, neanche per testi, che il pagamento non è avvenuto, potendo solo dimostrare che la quietanza è stata rilasciata per errore (si pensi al creditore che abbia ricevuto un assegno poi protestato) o per violenza (si pensi al creditore minacciato di morte). 

La quietanza deve essere firmata e datata. Può essere rilasciata in calce al documento fonte dell’obbligazione (ad esempio il contratto, una nota d’ordine, ecc.) oppure in un documento separato. 

Il riconoscimento del pagamento da parte del creditore può avvenire anche tramite un sms o un’email a cui ormai la giurisprudenza sta accordando valore di prova nel processo.

La tracciabilità del pagamento

In assenza di quietanza, è possibile dimostrare il pagamento tramite la tracciabilità dello stesso quando avvenuto tramite assegno, bonifico bancario o postale, carta di credito, bancomat, vaglia cambiario, carta prepagata. Tali strumenti consentono di risalire al flusso di denaro transitato da un conto a un altro. La prova è “piena” ossia non contestabile. Il creditore dovrebbe dedurre che il pagamento è avvenuto per una causa differente da quella assunta dal debitore ma dovrebbe dimostrare chiaramente la fonte di tale ulteriore obbligazione. 

Ad esempio, se un condomino paga le quote ordinarie e l’amministratore agisce ugualmente contro di lui sostenendo che i soldi versati erano da imputarsi a precedenti obbligazioni dovrebbe dimostrare l’esistenza delle stesse. 

La copia dell’assegno

Chi paga con assegno può sempre dimostrare, tramite la copia dell’assegno stesso, l’avvenuto adempimento. In realtà, l’assegno è un mezzo tracciabile di pagamento sicché, anche in assenza della fotocopia dello stesso, è comunque possibile risalire all’addebito sul conto che costituirà una sufficiente prova a favore del debitore. 

Il possesso della cambiale da parte del debitore

Tutte le volte in cui il debitore sottoscrive una cambiale a garanzia dell’adempimento, il possesso da parte di questi dell’originale della cambiale stessa costituisce prova dell’avvenuto pagamento. Secondo infatti la Cassazione, si può presumere che la consegna della cambiale dal creditore al debitore sia indice del ricevimento, da parte del primo, del pagamento o della rinuncia al credito. 

Ciò nonostante il  creditore può sempre dimostrare che, nonostante la consegna della cambiale al debitore, il pagamento non è avvenuto e che il possesso del titolo è dovuto ad altra causa.

I testimoni

Spesso, i pagamenti – specie quelli di modesto importo – avvengono informalmente o “in nero”, ossia senza tracciabilità e senza il rilascio di quietanze. Si pensi al pagamento del conto del caffè al bar, del giornale, ecc. Come potrebbe, in tali ipotesi, il debitore dimostrare di aver pagato dinanzi alle insistenze del creditore?

Il Codice civile vieta la possibilità di dimostrare, tramite testimoni, l’adempimento di un’obbligazione se questa ha un valore superiore a 2,58 euro. Si tratta di un importo che risale al 1942, ossia alla nascita del Codice civile, che non è mai stato aggiornato all’inflazione. Tuttavia, il giudice, laddove ritenga che, in relazione ai rapporti tra le parti o alla natura del contratto, l’adempimento sia avvenuto in contanti e senza il rilascio di quietanze o altri documenti (come appunto il conto al bar o al giornalaio o un debito tra fratelli) può ugualmente ammettere la prova per testi del pagamento anche per contratti di valore superiore a 2,58 euro.

Approfondimenti

Per maggiori chiarimenti, leggi: Come dimostrare un pagamento.



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