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Se qualcuno va in un sito pedopornografico viene subito arrestato?

9 Dicembre 2021
Se qualcuno va in un sito pedopornografico viene subito arrestato?

È reato navigare su un sito con contenuto pedopornografico? Cosa rischia chi entra nel sito e poi esce?

Un nostro lettore “chiede per un amico”: se qualcuno va in un sito pedopornografico viene subito arrestato? C’è molta confusione quando si parla del reato di detenzione di materiale pedopornografico. Occorre chiarire meglio gli estremi della condotta che può portare alla reclusione fino a tre anni o alla multa non inferiore a 1.549 euro. Ma procediamo con ordine.

Navigare su un sito pedopornografico è reato? 

La condotta di chi naviga su un sito internet contenente materiale pedopornografico e scarica immagini o video sul proprio dispositivo è punita dall’articolo 600-quater del Codice penale. La norma è chiara nel definire il comportamento incriminato: ciò che la legge vieta è il fatto di procurarsi o detenere materiale pornografico realizzato utilizzando minori di diciotto anni. Il che vuol dire che il semplice fatto di vedere immagini o video pedopornografici non è reato, né illecito amministrativo.

Quindi, chi navigando su Internet approda per errore su un sito pedoporno non commette reato. 

Chi scrive sulle ricerche di Google “siti pedoporno” oppure “minorenni nude” non può essere incriminato.

Chi entra nel sito con materiale pedoporno e vi naviga all’interno, consultando le varie pagine e magari sostandovi per un bel po’ di tempo, non compie un reato. 

Quando navigare su un sitopedoporno è reato?

Il reato scatta quando il materiale pedopornografico viene scaricato: è il download ad essere vietato, non la semplice visione. E ciò vale sia quando il salvataggio dell’immagine avviene sull’hard disk del computer, che su un dispositivo esterno (ad esempio una pendrive) o sullo smartphone. 

Né rileva il fatto che la detenzione di materiale pedopornografico avvenga a fini di consultazione personale senza divulgazione a terzi.

Come già chiarito dalla giurisprudenza [1], il reato di detenzione di materiale pornografico non scatta per via della semplice consultazione di siti Internet a carattere pedo-pornografico, almeno in assenza di un’attività diretta alla memorizzazione di files tratti dai medesimi, ma solo da uno o più accessi a tali siti accompagnati da una gestione del proprio personal computer finalizzata all’eliminazione di qualunque traccia degli accessi stessi.

Inoltre, lo scaricamento dei materiali pedopornografici sul proprio computer deve essere consapevole e volontario; non c’è quindi alcuna responsabilità penale nei casi in cui il materiale rinvenuto sul computer costituisca la semplice traccia di una trascorsa consultazione del web creata dai sistemi di salvataggio automatico del personal computer (come ad esempio i cookies).

A riguardo però la Cassazione [2] ha ritenuto punibile anche la semplice detenzione di cosiddetti temporary Internet files, che si ottengono attraverso visite compiute dall’utente di Internet su siti contenenti materiale pornografico infantile, dato che, in forza di alcuni comandi informatici, talune immagini visualizzate sul monitor, rimangono immagazzinate per un apprezzabile arco temporale nella cartella denominata, per l’appunto, temporary Internet files, risultando a tutti gli effetti detenuti dall’utilizzatore. L’utente non sarà responsabile solo nel caso in cui non abbia avuto la consapevolezza dell’esistenza di files acquisiti nel corso della navigazione su Internet.

L’età dei minori

Attenzione: quando si parla di detenzione di materiale pedoporno si fa riferimento ai giovani con meno di 18 anni. Quindi, anche la detenzione dell’immagine di una diciassettenne senza vestiti integra un reato. E non conta il fatto che il reo non abbia avuto la capacità di comprendere l’età del soggetto ritratto: nel dubbio, deve astenersi dal download.

La cancellazione dei files

Il download con successive cancellazione immediata del file non esclude la punibilità penale. Difatti, il reato è istantaneo: si realizza automaticamente per il solo fatto che l’immagine o il video sono stati salvati nel dispositivo, a prescindere dalla durata della condotta, ossia del tempo durante il quale il file è rimasto immagazzinato nell’hardware. Anche il semplice fatto di aver “svuotato il cestino” o la cartella delle “immagini eliminate di recente” non salva il responsabile. 

Come chiarito dalla Cassazione [3], ai fini della configurabilità del reato di detenzione di materiale pedopornografico non assume rilevanza il fatto che le immagini acquisite non siano immediatamente fruibili dall’agente perché cancellate o volontariamente accantonate in parti non più facilmente accessibili della memoria elettronica degli strumenti informatici.

A maggior ragione, non esclude la responsabilità la cancellazione di “files” pedopornografici, scaricati da Internet, mediante l’allocazione nel cestino del sistema operativo del pc, in quanto gli stessi restano comunque disponibili mediante la semplice riattivazione dell’accesso al “file”, mentre solo per i “files” definitivamente cancellati può dirsi cessata la disponibilità e, quindi, la detenzione [4].

Immagini di ragazza nuda ricevute sul cellulare

Il reato di detenzione di materiale pedopornografico è configurabile anche nel caso in cui detto materiale sia stato realizzato dallo stesso minore come nel caso in cui una minorenne abbia inviato foto hard a un’altra persona.

Chi risponde del reato?

Del reato risponde chiunque, sia esso maggiorenne che minorenne (purché con almeno 14 anni). Quindi, ad esempio, un quindicenne che naviga su siti pedoporno o che riceve messaggi con foto hot da una coetanea può essere incriminato. 

 


note

[1] Trib. Reggio Emilia sent. del 10/10/2006.

[2] Cass. sent. n. 20890/2017.

[3] Cass. sent. n. 24644/2021.

[4] C. app. Taranto sent. n. 539/2020.


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