Diritto e Fisco | Articoli

Commenti su un sito: possono essere anonimi?

10 Dicembre 2021
Commenti su un sito: possono essere anonimi?

Non esiste un diritto assoluto a restare anonimi, ma se l’anonimato non lede i diritti di nessuno, prevale l’interesse alla privacy per garantire il dibattito e la libertà di espressione. 

In presenza di un commento anonimo su un giornale, non c’è dubbio che la polizia potrebbe identificare il suo autore, risalendo all’ID della connessione. Ma il giornale è tenuto a fornire questi dati se il commento non dovesse essere diffamatorio? In buona sostanza, i commenti su un sito possono essere anonimi? 

La questione si collega al frequente ricorso ai cosiddetti nickname, utilizzati come schermo per offendere e attaccare le persone sui social e sui forum. Ma come noto la legge vieta il reato di sostituzione di persona – ossia l’uso di nomi falsi, anche se di fantasia – tutte le volte in cui ciò avviene per danneggiare qualcuno o per procurarsi un indebito vantaggio. Senza questi fini illeciti, usare un nome falso (ad esempio, l’ormai famoso “Mario Rossi”) non è un reato. 

Detto ciò, nel momento in cui il nickname viene utilizzato solo per tutelare la propria privacy, senza però trascendere in condotte illecite (reati cioè come la minaccia e la diffamazione) si ha diritto a restare anonimi nei commenti? Cosa cambia se, al posto di un nome diverso dal proprio, ci si limita a scrivere «utente anonimo»?

Internet era nato come luogo ove la libertà di espressione poteva esplicarsi nel massimo spazio possibile ed ora, chiaramente, questa facoltà inizia a scontrarsi con le leggi e le indagini delle autorità. È giusto prevedere un limite o tornare alla concezione iniziale del web? La questione è finita sul banco della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Alla Corte è stato appunto chiesto se i commenti possono restare anonimi o il giornale deve fornire il nome dell’autore. Ebbene, i giudici hanno preferito sposare la prima soluzione. 

L’anonimato sul web non è un diritto

Va quindi protetto l’anonimato degli utenti che lasciano commenti sul sito web di un quotidiano (o, evidentemente, di qualsiasi altro sito web come un forum e, probabilmente – anche se ciò non viene espresso nella pronuncia in commento – su un social network). La ragione è facilmente spiegabile: se esistono la libertà di espressione e la libertà di stampa – diritti cruciali per il dibattito su questioni di interesse pubblico – queste vanno tutelate a 360 gradi, anche consentendo agli utenti di nascondere il proprio nome per poter dire “la propria” senza timori o vergogne.

Fin dove sono vietate le indagini della polizia per rivelare il nome dell’autore di un commento?

Risultato: i giudici nazionali non possono chiedere a un giornale di rivelare i dati personali degli utenti registrati per i commenti pubblicati sul sito senza compiere un bilanciamento sui diritti in gioco, considerando che proprio l’anonimato sul web favorisce la libera circolazione di opinioni, idee e informazioni. 

Tutto parte dalla libertà di espressione sancita dall’articolo 10 della Convenzione (così come del resto dall’articolo 21 della nostra Costituzione). La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha chiarito, nell’interpretare tale diritto, che non esiste un diritto assoluto all’anonimato su Internet, ma le autorità nazionali, prima di ordinare una misura sulla divulgazione dei dati degli utenti devono effettuare un bilanciamento tra i diritti e gli interessi in gioco secondo i parametri di Strasburgo.

In buona sostanza, bisogna prima comprendere se sia più importante rivelare il nome dell’utente o tutelare il suo anonimato. È chiaro che prevarrà la prima soluzione nel momento in cui l’identificazione dell’autore sia necessaria per punire un reato o altra condotta illecita. Ma laddove il commento non costituisca violazione di una legge e non interferisca coi diritti altrui, l’anonimato utilizzato solo come mezzo per tutelare la propria privacy va tutelato. 

La vicenda: un esempio per capire fin dove si può spingere il diritto all’anonimato

Nel caso di specie, erano stati pubblicati da un utente anonimo due post ove si sosteneva che un politico era vicino ai movimenti neonazisti. Il giornale aveva acconsentito a cancellare i commenti, ma si era rifiutato di fornire i dati dell’utente. Il politico si era rivolto ai giudici nazionali e la Corte suprema aveva ordinato che i dati fossero rivelati poiché non si trattava di un’attività giornalistica.

Di diverso avviso la Corte europea, che ha accolto il ricorso dell’editore. La Corte condivide la tesi secondo la quale gli utenti che pubblicano commenti non possono essere classificati «fonte giornalistica» tanto più che si rivolgono al pubblico e non al cronista. 

La missione della libertà di stampa – osserva la Corte – è di diffondere opinioni su fatti di interesse per la collettività e, quindi, l’adozione di un provvedimento con il quale viene ordinato all’editore di rivelare i dati dell’utente ha un effetto deterrente sul dibattito pubblico e, in particolare, sulla libertà di esprimere opinioni politiche. Giusto, quindi, considerare la tutela del diritto alla reputazione, ma questo diritto va bilanciato con la libertà di stampa, con il diritto alla protezione dei dati personali degli autori di un commento e con la libertà di partecipare pubblicamente a un dibattito politico.  



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube