Addio crediti d’imposta per chi non paga le cartelle

10 Dicembre 2021 | Autore:
Addio crediti d’imposta per chi non paga le cartelle

Il debito con lo Stato, con l’Inps o con un ente territoriale verrà scalato da ciò che spetta nel 730 a titolo di detrazioni fiscali.

Il contribuente che ha un debito con lo Stato non può essere trattato come quello che, ligio al dovere, ha pagato fino all’ultimo centesimo di tasse. È il principio che anima un nuovo provvedimento del Governo in virtù del quale chi non paga le cartelle può dire addio al credito d’imposta spettante nel 730 per un valore pari al debito accumulato. Una mossa che può essere vista in due modi: come una forma di punire chi non versa il dovuto o come un incentivo a farlo. Oppure come entrambe le cose.

In pratica, chi è a credito nella dichiarazione dei redditi, ad esempio, di 800 euro a titolo di detrazioni fiscali ma ha un debito di 200 euro per una multa non pagata al Comune, per dei contributi Inps non versati o per delle tasse non corrisposte, il suo credito si ridurrà a 600 euro. Lo Stato, insomma, applica la logica più semplice: se io ti devo dare 10 ma tu mi devi 4, te ne darò solo 6. Si chiama «compensazione automatica».

L’Agenzia delle Entrate incrocerà i dati di chi chiede un rimborso nel 730: verificherà da un lato se ciò che gli spetta è giusto. Ma si confronterà anche con l’agente della riscossione per sapere se quel contribuente ha delle cartelle non pagate con qualche somma iscritta a ruolo. In quest’ultimo caso, le Entrate inviano una comunicazione alla Riscossione la quale notifica al contribuente una comunicazione preventiva per metterlo al corrente della situazione. Il cittadino avrà 30 giorni di tempo per presentare all’Agenzia delle Entrate-Riscossione le proprie osservazioni attraverso un «contraddittorio endoprocedimentale». Se il contribuente non lo fa o se il contraddittorio ha esito negativo per lui, entro 60 giorni riceverà (se sarà ancora a credito) la differenza tra ciò che gli spetta e ciò che deve allo Stato, all’Inps o all’ente territoriale.

La norma verrà introdotta nel Testo unico della riscossione e farà parte della legge di Bilancio 2022, a meno che non venga trovata una quadra all’interno della maggioranza per farla passare. Lo scopo è quello di interrompere il meccanismo tale per cui un contribuente accumula da una parte dei debiti con lo Stato, con l’Inps o con enti territoriali e, dall’altra, incassa il 100% dei crediti d’imposta che gli spettano, ad esempio, per la detrazione sulla ristrutturazione della casa, sulle spese mediche o su quelle per l’università dei figli.

In altre parole, si vuole frenare la tendenza ad aprire un buco nelle casse dello Stato pur di non aprirlo a casa propria. E non saranno pochi i contribuenti colpiti dal nuovo provvedimento: si parla di circa 750mila cittadini. Resta fuori chi ha ottenuto dalla Riscossione una sospensione o una rateizzazione dei pagamenti dei debiti iscritti a ruolo. Nessun intervento nemmeno sui ruoli inferiori a 100 euro.

Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, con questa compensazione il contribuente evita azioni esecutive come i pignoramenti.



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1 Commento

  1. Ci voleva tanto? L’ho detto per una vita! C’è gente che presenta la dichiarazione dei redditi solo quando deve avere un rimborso,ma, quando ciò non si prefigura, o non la presenta oppure non versa quanto dovuto. Non ci voleva un’intelligenza superiore, bastava la mia.

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