Diritto e Fisco | Articoli

Tassazione borsa di studio

10 Dicembre 2021 | Autore:
Tassazione borsa di studio

Su quali aiuti economici destinati a chi frequenta l’università viene applicata la detrazione Irpef? Cosa cambia con le nuove aliquote?

La borsa di studio è un contributo economico erogato agli studenti iscritti all’università, agli assegnisti di ricerca e ai neolaureati ma anche, in certe occasioni, a chi frequenta la scuola superiore. Viene riconosciuta dall’ateneo, dalle Regioni, da enti locali, dall’Inps o da altri istituti o fondazioni. Come si ottiene, però, questo aiuto a sostegno del percorso di studio di un giovane? E come funziona la tassazione della borsa di studio? Esistono dei contributi detassati?

La legge [1] stabilisce che sono assimilate ai redditi di lavoro dipendente «le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante». Se ne deduce che i soldi che una famiglia riceve a titolo di borsa di studio sono tassati. Tuttavia, ci sono alcuni casi in cui viene applicata l’esenzione. Approfondiamo l’argomento.

Borsa di studio: a cosa serve?

Una borsa di studio è un aiuto riconosciuto a chi non ha la possibilità economica di affrontare un determinato percorso scolastico o universitario. Proprio per garantire il diritto allo studio tutelato dalla Costituzione, esistono questi contributi che vengono erogati sia dagli stessi atenei sia da enti pubblici o privati sia per ragioni economiche sia per merito.

La maggior parte delle borse di studio viene erogata agli studenti universitari ma ci sono anche dei contributi destinati a chi frequenta la scuola superiore. Tuttavia, è chi deve frequentare una facoltà a dover affrontare le spese più elevate, tra tasse universitarie, testi e, molto spesso, affitti o studentati per potersi iscrivere ad un ateneo fuori sede.

Chi eroga la borsa di studio?

Come accennato, le borse di studio vengono erogate da enti pubblici o privati in base, solitamente, a due requisiti: avere un reddito medio-basso, certificato dall’Isee università, e avere ottenuto un buon rendimento durante il percorso scolastico.

I principali enti erogatori delle borse di studio sono:

  • lo Stato (anche per gli studenti italiani che risiedono all’estero);
  • le Regioni;
  • le università;
  • l’Inps (per studenti, anche delle scuole medie e superiori, orfani o figli di pensionati della Pubblica Amministrazione);
  • l’Unesco;
  • le Fondazioni private.

Esistono anche i cosiddetti prestiti d’onore, destinati agli studenti di età compresa tra 18 e 35 anni che, pur avendo i requisiti, non sono riusciti ad ottenere una borsa di studio per diversi motivi. Si tratta di un finanziamento agevolato concesso dalle banche in collaborazione con le università convenzionate a chi dimostra di avere un percorso formativo meritevole, con una media alta di voti e in pari con tutti gli esami per ogni anno accademico.

Alla fine del percorso universitario, lo studente dovrà restituire il prestito ricevuto.

Enti pubblici o privati erogano, infine, dei premi sotto forma di borsa di studio a chi ha presentato una tesi di laurea particolarmente meritevole e brillante. Tali riconoscimenti possono essere:

  • di tipo economico, cioè una somma di denaro per completare il percorso di studi con master o specializzazioni;
  • di tipo accademico, con la pubblicazione della propria tesi su riviste o siti specializzati nella materia trattata dal neolaureato.

Borsa di studio: quando non è tassata?

Veniamo al punto dolente. Che, a volte, dolente non è per nulla, poiché la tassazione sulla borsa di studio non c’è. I casi di esenzione, cioè quelli in cui la borsa di studio non deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi, riguardano le borse erogate:

  • dalle Regioni e dalle Province autonome agli studenti universitari;
  • dalle università e dagli istituti di istruzione universitaria per poter frequentare i corsi dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione per dottorati di ricerca, attività di ricerca post-dottorato e corsi di perfezionamento all’estero;
  • per frequentare le scuole universitarie di specializzazione delle facoltà di Medicina e Chirurgia; l’esenzione, però, non riguarda le borse di studio corrisposte ai medici che partecipano ai corsi di formazione specifica in medicina generale, in quanto solo le scuole di specializzazione in medicina e chirurgia sono incluse nel novero dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione post-laurea;
  • per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, agli orfani e ai figli di questi ultimi;
  • per la mobilità internazionale, a favore degli studenti delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), per l’intera durata del programma Erasmus+;
  • dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti, o a categorie di dipendenti, a favore dei loro familiari, anche fiscalmente non a carico.

Borsa di studio all’estero: quale tassazione?

Chi riceve una borsa di studio per frequentare una facoltà o una scuola specializzata all’estero deve pagare le tasse sulla somma erogata? Normalmente, la tassazione c’è, a meno che non ci sia un’esenzione particolare tra quelle sopra citate.

Il giovane che risiede in un altro Stato e beneficia di una borsa di studio pagata da un soggetto residente in Italia (una Fondazione, un ente privato o pubblico, ecc.), il contributo è tassato solo nel nostro Paese. Viceversa, se la borsa di studio è pagata da un soggetto residente nello Stato estero di soggiorno, quest’ultimo può tassare il reddito, ma il contribuente deve dichiararlo anche in Italia e chiedere il credito per l’imposta pagata all’estero.

La borsa di studio percepita all’estero viene considerata come un reddito assimilato allo stipendio da lavoro dipendente e alla pensione, se il contribuente è residente in Italia. Significa che:

  • se il reddito (borsa, compenso per il dottorato di ricerca, ecc.) è prodotto in un Paese estero con il quale non esiste una convenzione contro le doppie imposizioni, il contribuente ha diritto al credito per le imposte pagate all’estero a titolo definitivo;
  • se il reddito è prodotto in un Paese estero con il quale esiste una convenzione contro le doppie imposizioni, deve essere tassato sia in Italia sia nello Stato estero;
  • se il reddito è prodotto in un Paese estero con il quale esiste una convenzione contro le doppie imposizioni, in base alla quale deve essere assoggettato a tassazione esclusivamente in Italia, il contribuente che ha subìto un prelievo fiscale anche nello Stato estero non ha diritto al credito d’imposta ma al rimborso delle imposte pagate in quel Paese. Tale rimborso deve essere chiesto all’autorità estera competente in base alle procedure da questa stabilite.

Borsa di studio: la tassazione generale

Le somme erogate a titolo di borsa di studio vengono assimilate al reddito da lavoro dipendente non solo se vengono percepite per studiare all’estero ma anche per frequentare un’università o una scuola di specializzazione in Italia. Significa che, se non si rientra in una delle esenzioni già elencate, vengono tassate come lo stipendio di un lavoratore dipendente.

Si farà, dunque, riferimento alle aliquote Irpef che, fino alla riforma fiscale introdotta dal Governo Draghi, erano cinque e comportavano questa tassazione:

  • reddito fino a 15mila euro: aliquota Irpef del 23%;
  • reddito da 15.001 fino a 28mila euro: aliquota Irpef del 27%;
  • reddito da 28.001 fino a 55mila euro: aliquota Irpef del 38%;
  • reddito da 55.001 a 75mila euro: aliquota Irpef del 41%;
  • reddito da 75.001 euro: aliquota Irpef del 43%.

Dopo la riforma Irpef, le aliquote – e quindi la tassazione della borsa di studio – restano in questo modo:

  • reddito fino a 15mila euro: aliquota Irpef del 23%;
  • reddito da 15.001 fino a 28mila euro: aliquota Irpef del 25%;
  • reddito da 28.001 fino a 50mila euro: aliquota Irpef del 35%;
  • reddito da 50.001 euro in su: aliquota Irpef del 43%.

note

[1] Art. 50 co. 1 lettera c) DPR n. 917/1986.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube