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Lavorare dopo la pensione: condizioni e limiti

14 Luglio 2014
Lavorare dopo la pensione: condizioni e limiti

Cumulare pensione con reddito da lavoro: che fine fanno i contributi versati dopo la pensione?

Che sia per bisogno oppure per passione, non sono pochi i pensionati che comunque decidono di non abbandonare del tutto l’attività lavorativa, magari trasformandosi in consulenti, liberi professionisti, piccoli imprenditori oppure tornando alle dipendenze di un’azienda.

Vediamo quali sono le regole per poter cumulare la pensione con il reddito da lavoro e che fine fanno i contributi versati dopo la pensione.

Avere un quadro della situazione serve per capire qual è il livello di convenienza economica effettiva derivante dalla ripresa del lavoro.

Si può fare

In caso di ripresa di un’attività lavorativa come dipendente o autonomo, possono cumulare per intero reddito e pensione, senza che quest’ultima venga sospesa oppure ridotta:

1. i titolari di pensione di vecchiaia;

2. i titolari di pensione anticipata o di anzianità. Questo a partire dal primo gennaio 2009. In precedenza, invece, le pensioni di anzianità erano cumulabili solo a particolari condizioni.

Va specificato che per chi va in pensione con il sistema contributivo (vedi glossario) e intende lavorare ancora:

 

a) se diventa pensionato prima di aver compiuto il sessantatreesimo anno di età perde l’intera pensione nel caso di attività come lavoratore dipendente, mentre perde il 50% dell’importo della pensione che eccede la “minima” Inps (pari 501,83 euro lordi annui nel 2014) in caso di lavoro autonomo;

b) se ha già superato la soglia dei 63 anni, in ogni caso gli viene tagliata del 50% la parte della pensione che oltrepassa il trattamento minimo Inps.

 

Invalidità: pensione e assegno

Per chi è titolare di una pensione di invalidità da prima del 1984, anno in cui è entrata in vigore la riforma, la possibilità di cumulare lavoro e pensione è condizionata dall’importo del reddito che deriva dall’attività di lavoro (autonomo o dipendente che sia). Nello specifico:

1. la pensione di invalidità viene sospesa quando il titolare percepisce un reddito da lavoro annuo lordo superiore a tre volte l’ammontare della pensione minima Inps in vigore all’inizio dell’anno (che, ricordiamo ancora per il 2014 è di 501,83 euro lordi annui);

2. nel caso in cui, invece, tale reddito sia inferiore a questo limite, sulla pensione di invalidità del lavoratore dipendente viene effettuata una trattenuta pari al 50% della differenza tra l’importo lordo della prestazione e la pensione minima Inps; nel caso di lavoratore autonomo, la trattenuta è invece del 30% e non può comunque superare il 30% del reddito da lavoro.

Per chi è titolare di un assegno di invalidità e continua a lavorare dopo il pensionamento, è previsto un taglio dell’importo previdenziale:

1. la pensione si riduce del 25% se il reddito supera di quattro volte la pensione minima Inps e del 50% se la oltrepassa di cinque volte;

2. se, nonostante le riduzioni appena illustrate, l’assegno di invalidità rimane comunque superiore al minimo Inps, scatta un secondo taglio per chi ha versato meno di 40 anni di contributi: la seconda trattenuta è pari al 50% della quota eccedente il minimo Inps per i lavoratori dipendenti e del 30% per gli autonomi (per questi ultimi questo ulteriore taglio non può comunque superare il 30% del reddito da lavoro).

Chi invece ha almeno 40 anni di contributi non subisce alcuna trattenuta aggiuntiva: l’assegno di invalidità è interamente cumulabile con il reddito da lavoro dipendente o autonomo, come previsto per le pensioni di vecchiaia e di anzianità (quindi la trattenuta si limita al primo taglio).

Reversibilità

In caso di ripresa dell’attività lavorativa, la pensione di reversibilità non viene comunque decurtata nel caso ci siano figli minori o studenti o inabili. Non c’è alcuna riduzione anche per le pensioni di reversibilità liquidate fino al 30 agosto 1995. Sono invece previsti tagli in altri casi:

1. se il reddito annuo dell’attività lavorativa, sommato con gli altri eventuali redditi del pensionato, è compreso fra tre e quattro volte l’importo della pensione minima Inps, la percentuale di pensione che spetta al vedovo si abbassa al 45% (invece nel normale 60%);

 

2. se il reddito del superstite è compreso tra quattro e cinque volte il minimo dell’Inps, la quota di pensione si riduce ulteriormente, fermandosi al 36% della pensione del coniuge defunto;

3. se il reddito supera di cinque volte il trattamento minimo Inps, il titolare della pensione di reversibilità prende il 30% della pensione del defunto.

 

I contributi

Chi continua a lavorare da dipendente o da autonomo (artigiano, commerciante o coltivatore diretto) anche dopo il pensionamento deve versare i contributi all’Inps.

Questi versamenti supplementari vanno ad aumentare la pensione che già viene erogata. In pratica, l’importo maturato per effetto di questi contributi aggiuntivi si somma alla pensione e ne costituisce parte integrante.

Come ottenere il supplemento della pensione

Queste le regole per ottenere il supplemento della pensione:

1. la richiesta può essere fatta dopo cinque anni dalla decorrenza della pensione o dal precedente supplemento;

2. in alternativa, la richiesta può essere fatta dopo due anni dalla decorrenza della pensione o dal precedente supplemento purché l’interessato abbia superato l’età pensionabile (nel 2014 pari a 66 anni e 3 mesi per gli uomini e 63 anni e 9 mesi per le donne dipendenti e 64 anni e 9 mesi per quelle autonome). Quest’ultima facoltà è però concessa per una sola volta;

3. se, una volta ottenuta la pensione come lavoratore dipendente, si continua a lavorare come autonomo, il supplemento si può chiedere solo dopo aver compiuto l’età pensionabile per vecchiaia.

Micro-pensione supplementare

Per i pensionati di Fondi diversi dall’Inps (per esempio, quelli che hanno versato all’Inpdap) che, come dipendenti oppure come autonomi, iniziano dopo la pensione a pagare i contributi all’Inps e per i già pensionati Inps che, dopo la ripresa del lavoro, versano i contributi alla cosiddetta Gestione separata, è previsto il diritto a una pensione supplementare.

La legge riconosce, infatti, a coloro che non hanno raggiunto un numero di contributi Inps necessari per il diritto a una pensione “autonoma” e che sono titolari di un’altra pensione diretta erogata altro ente, la possibilità di chiedere il riconoscimento di una pensione.

Insomma, questi pezzetti di contributi possono conferire il diritto a una vera e propria pensione: non si tratta certo di cifre importanti, ma è in ogni modo un vero peccato non approfittarne.

L’unica condizione richiesta per ottenere questa micro-pensione supplementare è quella di essere già titolare di un altro trattamento pensionistico a carico di un Fondo sostitutivo.

Non hanno invece diritto alla pensione supplementare per contributi versati nell’assicurazione generale obbligatoria:

1. i titolari di pensione a carico di Casse e Fondi per liberi professionisti;

2. i titolari di pensione a carico dell’Enpals;

3. i titolari di pensione estera di un Paese non convenzionato con l’Italia;

4. i titolari di pensione a carico della Gestione separata.

Divieto di inabilità e lavoro

In un Paese come il nostro, dove finti ciechi vengono pescati a guidare l’auto, forse non è così assurdo ribadire che chi è titolare di una pensione di inabilità, proprio per il fatto che quest’ultima viene assegnata per l’assoluta impossibilità di lavorare, non può cumulare redditi da lavoro. Di fatto, la concessione di questo tipo di pensione comporta l’obbligo della cancellazione da elenchi, albi o ordini relativi a mestieri, arti o professioni.


GLOSSARIO

Pensione di vecchiaia.

È quella che matura il lavoratore iscritto a un fondo pensionistico (per esempio, l’Inps), quando raggiunge l’età pensionabile stabilita dalla legge. Nel caso dei lavoratori dipendenti, l’età è 66 anni e 3 mesi per gli uomini e 63 anni e 9 mesi per le donne (64 e 9 mesi per le lavoratrici autonome). L’età verrà progressivamente innalzata nei prossimi anni.

Pensione anticipata (o di anzianità).

Dal 2012 la pensione di anzianità che, al di là dell’età del lavoratore, prevedeva la possibilità di andare in pensione con 35 anni di contributi, è stata cancellata e sostituita dalla cosiddetta “pensione anticipata”. Per usufruirne occorrono 42 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi di contributi per le donne. Il requisito si innalzerà di anno in anno.

Sistema contributivo.

È applicato ai lavoratori che hanno versato i contributi solo a partire dal primo gennaio 1996. Con questo sistema la pensione viene calcolata in base ai contributi effettivamente versati dal lavoratore negli anni lavorativi.

Con il vecchio sistema, quello chiamato “retributivo”, la pensione veniva invece calcolata in base all’importo delle ultime retribuzioni.

note

Autore immagine: 123rf com


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9 Commenti

  1. Ho subito un infarto, ho 50 anni lavoro presso una cooperativa da tre anni vorrei fare la domanda di ivc contributiva, se dovesse essere ammessa nello stesso tempo posso lavorare? Anche xche ho passato la visita dal medico del lavoro mi ha fatto idoneo con prescrizione cioè nn posso fare sforzi superiore ai 15 kg ora vorrei fare opposizione al medico da una commissione medica se mi dovessero fare idoneo posso sempre fare la domanda Inps? Cioè l’idoneità incide alla visita medica inps? O sono due cose separate?

  2. Buona sera se ho 78 anni e voglio aprire partita iva percepisco una pensione di reversibilità e una di vecchiaia e supero i 30000 euro lordi (non mi è consentito ilregime forfettario) quindi dovrò aprire in regime ordinario la mia domanda è posso pagare in misura ridotta i contributi INPS…grazie tante in anticipo

  3. sono pensionato e voglio iscrivermi come coltivatore diretto con partita iva e alla cciaa, devo versare i contributi all’Inps? e sono costretto anche ad aprirmi una posizione all’INAIL? Grazie

  4. ho una pensione INPS come lavoratore della sanità maturata dopo 40 anni nei 5 anni successivi ho lavorato part-time presso una azienda privata ora ho 64 anni compiuti posso chiedere il supplemento della pensione? grazie

  5. Sono un pensionato di 65 anni,sono andato in pensione con i 40 anni di contributi,ho lavorato co co co ho versato 50.700€ di contributi.Quando mi spetterebbe in più di pensione?Grazie

  6. Sono un pensionato con 40 anni di contributi versati,dal 2002 ho lavorato come lavoratore a progetto “co co co “e sono iscritto alla gestione parasubordinati e ho versato 50700€ di contributi,ho già fatto domanda di incremento di pensione.Vorrei sapere a quanto ammonterebbe l’aumento di pensione?Grazie

  7. Ho 68 anni percepisco una pensione mensile di mille 1500 euro se lavorassi con un contratto a chiamata i verrebbe decurtata la pensione .
    Quanto dovrei guadagnare all’anno per non pagare ulteriori tasse ?

  8. sono pensionato da 7 mesi ex Polizia di Stato ho 56 anni 37 anni effettivi 42 utili (5 anni figurativi) posso lavorare senza restrizioni ?

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