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Quando la polizia può scoprire un account internet?

12 Dicembre 2021
Quando la polizia può scoprire un account internet?

Come fa la polizia ad acquisire il traffico Internet di una persona: per quali reati e con quale procedura. 

La polizia può sapere chi minaccia, stalkerizza, molesta, diffama gli altri tramite Internet. Ha questo potere perché la legge le consente di controllare non solo i tabulati telefonici delle persone ma anche il relativo traffico Internet. Non sempre chiaramente, ma solo in presenza di reati gravi. A spiegare come e quando la polizia può scoprire un account Internet è il decreto legge n. 132 del 2021.

Si parte sempre da una querela, e quindi da una conseguente indagine nei confronti di un indagato. Per acquisire il traffico Internet di quest’ultimo sono necessari – come vedremo a breve – degli indizi di colpevolezza. Senza indizi quindi non si può acquisire il traffico telematico di un cittadino. La legge, in questo caso, accorda maggiore peso alla privacy. 

Non solo. La recente normativa ha posto una serie di limiti che prima non esistevano: limiti che, in difesa della privacy, ci ha imposto l’Unione Europea e, in particolare, una sentenza del 2021 della Grande sezione della Corte di Giustizia Europea [1]. In buona sostanza, oggi la polizia può accedere ai dati di traffico telematico e telefonico ai fini di indagini penali solo per gravi o specifici reati e sempre previa autorizzazione o successiva convalida del giudice.

Ma procediamo con ordine e vediamo come fa la polizia a scoprire un account Internet e, soprattutto, quando le è concesso di farlo.

Cos’è la data retention?

Con il termine «data retention» si indica l’oblio delle piattaforme Internet e di tutti gli intermediari, compresi i fornitori di servizi di comunicazione elettronica, di conservare i dati relativi al traffico telefonico o web per finalità di accertamento e repressione dei reati. 

Il traffico telefonico va conservato per 24 mesi, quello web invece per 12 mesi; le chiamate senza risposta invece solo 30 giorni. Quando si tratta di reati più gravi come l’associazione a delinquere e il terrorismo, il termine è di 72 mesi.

Chiaramente, l’obbligo di conservazione riguarda i dati di traffico (ossia i tabulati) e non anche il contenuto delle comunicazioni (diversamente, si avrebbero delle intercettazioni che solo la polizia potrebbe fare).

Come fa la polizia ad acquisire il traffico Internet?

Come anticipato, la polizia può risalire al titolare di un account acquisendo i dati del traffico Internet su richiesta della vittima del reato. Ma per fare ciò deve rispettare tre condizioni.

Innanzitutto, il pubblico ministero che indaga deve chiedere l’autorizzazione al giudice che emette un decreto motivato. Chiaramente, la richiesta deve intervenire entro i termini di conservazione dei dati da parte dei fornitori (data retention).

In secondo luogo, l’autorizzazione all’accesso al traffico Internet viene fornita solo per alcuni reati [2]:

  • reati per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a 3 anni [3]. Si tratta di pene più lievi rispetto a quelle che consentono l’accesso alle intercettazioni [4];
  • reati di minaccia, di molestia o di disturbo alle persone con il mezzo del telefono, «quando la minaccia, la molestia e il disturbo sono gravi». Il giudice quindi deve fare una valutazione caso per caso della gravità della condotta allo scopo di confermare l’esigenza di un rapporto di proporzionalità tra l’atto di indagine e i diritti compressi con esso.

La legge quindi consente, anche a fronte di reati meno gravi – che sulla carta non integrano forme gravi di criminalità o la prevenzione di gravi minacce alla sicurezza pubblica – l’acquisizione dei dati di traffico Internet, subordinandola però al requisito della “gravità” della minaccia, della molestia o del disturbo.

Ultimo presupposto per acquisire il traffico Internet e risalire al titolare di un account è che vi siano sufficienti indizi di colpevolezza di una persona (per le intercettazioni ambientali invece è richiesto un requisito più rigoroso: vi devono essere «gravi indizi di reato» ed è richiesto che il mezzo di prova sia «assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini»).  

Che succede in caso di urgenza?

Se non c’è il tempo per chiedere l’autorizzazione al giudice e vi è urgenza di acquisire i dati del traffico Internet perché, in caso di ritardo, ne potrebbe derivare un grave pregiudizio alle indagini, il pubblico ministero può acquisire direttamente i dati, con proprio decreto motivato, che dovrà essere comunicato entro 48 ore al giudice affinché egli lo convalidi nelle successive 48 ore con un proprio decreto motivato. 


note

[1] C. Giust. Ue sent. del 2 marzo 2021, causa C-746/18,

[2] Art. 132 cod. privacy.

[3] Determinata a norma dell’articolo 4 c.p.p. (tenendo conto della pena base e considerando le sole circostanze speciali o ad effetto speciale).

[4] Le intercettazioni sono infatti ammesse nelle indagini relative a «delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni».


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