Diritto e Fisco | Articoli

Prodotto difettoso: è legittimo dare un buono anziché i soldi indietro?

12 Dicembre 2021
Prodotto difettoso: è legittimo dare un buono anziché i soldi indietro?

La pratica dei negozianti di consegnare buoni acquisto al posto di restituire il prezzo speso si scontra con la legge sulla garanzia dei prodotti difettosi.

Un nostro lettore ci pone il seguente quesito. A volte capita che, acquistando un prodotto in un negozio “fisico” (non online, quindi) si scopra solo in un momento successivo che lo stesso presenta qualche difetto. Succede anche con i migliori brand. In questi casi, il cliente riporta l’oggetto al negoziante chiedendo i soldi indietro. Ma una volta emesso lo scontrino fiscale non è possibile – sostiene il lettore – ridare i soldi; si può solo emettere un buono. È legittimo questo comportamento o ha ragione il consumatore che pretende di essere rimborsato interamente? Insomma, in caso di prodotto difettoso, è legittimo dare un buono anziché i soldi indietro?

La questione va affrontata tenendo conto di ciò che prevede il codice del consumo in materia di garanzia.

Cosa fare se un prodotto è difettoso?

Entro due anni dall’acquisto del prodotto (o, se avvenuta in un momento successivo, dalla consegna), il negoziante è tenuto a coprire tutti i difetti di produzione rilevati dall’acquirente. È il cosiddetto obbligo di fornire la garanzia sui prodotti difettosi.

Nei confronti dell’acquirente, quindi, l’unico soggetto responsabile è il venditore e non il produttore. Non è pertanto possibile pretendere che sia il cliente a farsi carico dell’onere di spedire il prodotto presso un centro assistenza o a contattare la fabbrica.

Naturalmente, il venditore copre solo i difetti che non dipendono da un uso non conforme o poco diligente dell’acquirente (si pensi al display di un cellulare che si rompe perché il possessore lo fa cadere a terra: in tal caso, la garanzia non può operare). Tuttavia, entro il primo anno dall’acquisto, è il venditore a dover dimostrare che il danno è stato causato dal consumatore e non dal produttore. Scaduto l’anno, è invece l’acquirente a dover fornire la prova che il vizio era preesistente all’acquisto.

Affinché il venditore sia tenuto a fornire la garanzia, è necessario che l’acquirente denunci il vizio entro 60 giorni da quando lo ha scoperto. Lo può fare per iscritto o verbalmente, ma spetterà pur sempre a lui dimostrare di aver adempiuto a tale onere, diversamente perdendo la garanzia. Quindi, sarà sempre opportuno lasciare una traccia scritta, fosse anche una Pec o un’email.

I diversi termini per chi compra con partita Iva

Se l’acquirente è un professionista o un imprenditore che acquista il bene non in veste di consumatore ma perché gli serve per la propria attività lavorativa, allora i termini appena visti si riducono: la garanzia, anziché di 2 anni, diventa di 1 anno soltanto. Inoltre, il termine per la denuncia dei vizi non è di 60 giorni ma di 8.

Il fatto di comprare il prodotto chiedendo la fattura e, quindi, fornendo la partita Iva può essere un chiaro indizio di un acquisto fatto non in veste di consumatore ma di “professionista” (inteso in senso ampio).

Cosa deve fare il venditore se il prodotto è difettoso?

Se il prodotto è difettoso, il venditore deve riparare l’oggetto immediatamente o sostituirlo con uno identico. La scelta tra tali due soluzioni spetta solo all’acquirente e non al venditore.

Se la sostituzione o la riparazione dovesse risultare antieconomica o impossibile (come nel caso in cui il prodotto sia uscito di commercio o non siano presenti pezzi di ricambio o nell’ipotesi in cui il costo della riparazione supera il valore del bene stesso), allora l’acquirente può optare per una delle seguenti soluzioni: o la risoluzione del contratto (ossia lo scioglimento) oppure la riduzione del prezzo di acquisto. Nel primo caso, avrà diritto al rimborso integrale dei soldi spesi (restituendo l’oggetto acquistato), mentre nel secondo caso avrà diritto a un rimborso parziale (mantenendo però per sé l’oggetto difettoso).

Il venditore può concedere buoni all’acquirente?

Da quanto abbiamo appena detto, si comprende agevolmente che, nell’ipotesi in cui il cliente riporti il prodotto al negoziante perché difettoso e questi non possa né ripararlo né sostituirlo, non è legale la consegna di un buono d’acquisto. Se infatti l’acquirente dovesse optare per la risoluzione del contratto, il venditore sarebbe tenuto a restituire tutti i soldi del prezzo e non un semplice buono. Sotto un profilo fiscale, peraltro, l’emissione dello scontrino non è di impedimento al rimborso della somma spesa, ben potendo essere corretta l’operazione contabile (così come del resto succede con le fatture a fronte della cui emissione è sempre possibile mettere una nota di credito).

Detto ciò, l’acquirente che si veda rifiutare il rimborso dei soldi spesi, può fare causa contro il venditore e denunciarne il comportamento all’Antitrust ossia all’Autorità Garante per il Commercio ed il mercato (AgCm).

Spesso, però, il prezzo pagato per il prodotto non vale l’avvio di un giudizio, per quanto, in caso di eventuale vittoria, il consumatore avrebbe diritto a vedersi rimborsate anche le spese legali. È tuttavia possibile rivolgersi a un organismo di mediazione per tentare una soluzione pacifica alla controversia. L’organismo, che è un soggetto privato con sede nel luogo del tribunale competente per la causa (ossia la residenza del consumatore) provvederà a convocare le parti per promuovere una transazione. In ogni caso, il mediatore avanzerà il diritto a un compenso proporzionato al valore della controversia.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube