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Diritto alla Naspi senza licenziamento

28 Marzo 2022 | Autore:
Diritto alla Naspi senza licenziamento

Nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente non cessi per licenziamento, si può avere comunque diritto all’indennità di disoccupazione Naspi?

Requisito fondamentale per avere diritto alla Naspi [1], l’indennità di disoccupazione spettante alla generalità dei lavoratori dipendenti, è la perdita involontaria dell’impiego.

Ma può spettare il diritto alla Naspi senza licenziamento? E se è intimato il licenziamento per giusta causa, l’indennità di disoccupazione spetta comunque?

Il diritto alla Naspi può sorgere anche in rapporto a specifiche ipotesi di cessazione del contratto di lavoro che, pur non costituendo un licenziamento, non sono riconducibili alla volontà del lavoratore.

Una particolare ipotesi è costituita dalla cessazione del rapporto di lavoro per accordo collettivo aziendale [2] – stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale – avente ad oggetto un incentivo all’esodo. Questa tipologia di cessazione, di fatto una risoluzione consensuale del contratto, dà comunque diritto alla Naspi: è tuttavia limitata al periodo di vigenza del divieto di licenziamento.

La previsione è stata prorogata dai successivi decreti-legge emergenziali– in ragione del permanere dello stato di crisi connesso all’emergenza epidemiologica da Covid-19 – sino al 30 giugno 2021. Ulteriori proroghe sono state poi disposte, sino alla data del 31 dicembre 2021, solo per alcuni datori di lavoro [3] (nuove proroghe saranno disposte a breve, sulla base delle previsioni del decreto fiscale [4]).

Per i lavoratori dipendenti di datori di lavoro per i quali il divieto di licenziamento non è stato prorogato oltre la data del 30 giugno 2021, l’accesso alla Naspi è ammesso secondo le ipotesi ordinarie di cessazione del rapporto di lavoro.

Requisiti Naspi

I requisiti richiesti ai lavoratori subordinati per il diritto alla Naspi risultano i seguenti:

  • 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti la disoccupazione;
  • 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione: il requisito non è richiesto sino al 31 dicembre 2021; il periodo di 12 mesi può essere ampliato nel caso in cui si verifichino determinati eventi, come la cassaintegrazione;
  • perdita involontaria dell’impiego e conseguente acquisizione dello stato di disoccupazione: è obbligatorio, per il disoccupato, rendere la Did, la dichiarazione di immediata disponibilità e, successivamente, firmare il patto di servizio presso il centro per l’impiego.

Non possono accedere alla Naspi:

  • i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni;
  • gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato, che ricevono però l’indennità di disoccupazione agricola, a differenti condizioni;
  • i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, che comunque hanno diritto a benefici diversi;
  • i lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  • i lavoratori titolari dell’assegno ordinario di invalidità, a meno che non optino per la disoccupazione.

Stato di disoccupazione

Lo stato di disoccupazione è riconosciuto se il lavoratore:

  • ha perso involontariamente l’impiego;
  • dichiara telematicamente al Sistema Informativo Unitario delle politiche del lavoro (Siu), la propria immediata disponibilità (Did) allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro previste nel patto di servizio personalizzato, sottoscritto presso il centro per l’impiego competente.

Perdita involontaria dell’impiego senza licenziamento

La perdita involontaria dell’occupazione, sulla cui base è riconosciuto lo stato di disoccupazione e, di conseguenza, è verificata la spettanza della Naspi, può verificarsi non solo in caso di licenziamento del lavoratore, ma anche nelle seguenti ipotesi:

  • scadenza del contratto a tempo determinato;
  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni durante il periodo tutelato di maternità;
  • risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione [5];
  • licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione [6];
  • risoluzione consensuale in seguito al rifiuto da parte del dipendente al trasferimento ad altra sede della stessa azienda, distante oltre 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, o mediamente raggiungibile in 80 minuti e oltre con i mezzi di trasporto pubblici.

Il licenziamento per giusta causa, ai fini della Naspi, è assimilato al licenziamento ordinario.

Per ulteriori approfondimenti leggi: Requisiti Naspi.


note

[1] D.lgs. 22/2015.

[2] Art. 14 Co. 3 DL 104/2020.

[3] Circ. Inps 180/2021.

[4] DL 146/2021.

[5] Di cui all’art. 7 L. 604/1966, come modificato dall’art. 1, co. 40, L. 92/2012.

[6] Di cui all’art. 6 del D.lgs. 23/2015.

Autore immagine: pixabay.com


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