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Donazioni: 10 cose che non tutti sanno

12 Dicembre 2021
Donazioni: 10 cose che non tutti sanno

Le principali e più frequenti domande in tema di donazione: come si fa, va dichiarata, le imposte e le cause di nullità.

Anche un regalo, un semplice regalo, è un atto giuridico che viene disciplinato dalla legge. Il Codice civile lo chiama donazione e, a seconda del suo valore, lo sottopone a una diversa disciplina giuridica. Come avrai modo di scoprire a breve, non si può regalare qualcosa a una persona se questa non lo vuole. Sicché, requisito indispensabile per considerare valida una donazione è l’accettazione da parte del beneficiario. Questo però non significa che si debba necessariamente firmare un contratto scritto: anche il semplice fatto di prendere materialmente il bene oggetto della donazione è indice di accettazione. Insomma, l’accettazione non richiede una dichiarazione formale, potendo questa essere anche implicita, tacita, desunta cioè dal comportamento.

Ecco allora 10 cose sulla donazione che non tutti conoscono. 

La donazione è un contratto

Solitamente, si stenta a inquadrare la donazione come un contratto: nel senso comune, infatti, il contratto è tutto ciò che viene dato a fronte di una controprestazione come il pagamento di un prezzo. Ma per la legge non è così. Il contratto è tutto ciò che presuppone la manifestazione di un consenso delle parti. E siccome, come abbiamo anticipato in partenza, la donazione richiede necessariamente l’accettazione – espressa o tacita – del beneficiario, essa è a tutti gli effetti un contratto. Nel caso di specie, si parla di un contratto a titolo gratuito per via del fatto che l’obbligazione è a carico di un solo soggetto (il donante), l’altro ricavandone solo un beneficio senza controprestazione.

Come si fa una donazione di modico valore?

Quando la donazione ha ad oggetto una somma o un oggetto di valore modesto rispetto alle capacità economiche del donante, è necessaria: 

  • la consegna del bene; 
  • l’accettazione del beneficiario (accettazione che, come detto, può essere anche tacita, desunta cioè dal fatto che il bene sia stato preso in consegna).

È il caso di una donazione di 10 euro così come una di mille per una persona che ha un conto corrente con 10mila euro. Insomma, il «modico valore» si determina sulla base della capacità della donazione di non impoverire chi la fa.

Come si fa una donazione di un immobile o di valore elevato?

Se invece la donazione ha ad oggetto un immobile oppure una somma o un bene mobile di valore elevato rispetto alle capacità economiche del donante è necessario:

  • l’atto notarile; 
  • la presenza di due testimoni; 
  • l’accettazione del beneficiario (che viene espressa nell’atto notarile stesso).

I testimoni vengono di norma offerti dallo stesso studio notarile.

La donazione che non rispetti questa forma è nulla e quindi può essere sempre revocata, senza limiti di tempo, sia dal donante che dai suoi eredi.

Quindi, non avrebbe alcun valore una «scrittura privata», ossia un foglio di carta firmato dalle parti senza l’assistenza di un notaio, con cui una delle due dichiari di intestare un immobile a un’altra. Senza l’atto pubblico, ossia il contratto stipulato dinanzi al notaio, il trasferimento della proprietà è come se non fosse mai avvenuto. 

Si può fare una donazione a un minorenne?

Si può fare una donazione a un minorenne, ma come qualsiasi donazione anch’essa è subordinata all’accettazione da parte del beneficiario. Il minorenne tuttavia non ha la capacità di agire. Pertanto, l’accettazione dovrà essere espressa, per conto suo, dai suoi genitori, indipendentemente dal valore.

Quindi, si può intestare una casa a un minorenne così come gli si può regalare una somma di denaro o un intero conto corrente, ma all’atto dovranno intervenire anche i suoi genitori che dovranno manifestare l’accettazione per conto suo. 

Obblighi del donatario

Abbiamo detto che la donazione è un contratto a titolo gratuito, non richiede cioè controprestazioni da parte del beneficiario. Non è completamente vero. Chi accetta una donazione è obbligato, finché il donante resta in vita, a garantirgli gli alimenti. Se cioè il donante dovesse trovarsi in condizioni economiche disperate, tali da comprometterne la salute o l’integrità fisica, il donatario dovrà aiutarlo in proporzione alle proprie capacità. Aiutarlo non significa mantenerlo ma offrirgli i mezzi indispensabili per non morire di fame. Il che potrebbe consistere anche in prestazioni in natura (ad esempio, l’ospitalità o la spesa).  

Revoca della donazione

Non si può revocare una donazione una volta fatta salvo in due casi: 

  • se sopraggiungono dei figli del donante; 
  • se il donatario si mostra indegno (commette cioè reati particolarmente gravi).

Non si può quindi revocare una donazione fatta al coniuge solo perché tra i due è intervenuto successivamente il divorzio o quella fatta a un partner se ci si lascia.

Impegno a donare

L’impegno con cui una persona promette ad un’altra di donarle, in futuro, un bene o del denaro, anche se messo per iscritto, non ha alcun valore. Non ci si può obbligare cioè a fare una donazione futura.

La donazione va dichiarata?

La donazione va dichiarata all’Agenzia delle Entrate nella dichiarazione dei redditi solo laddove sia “imponibile” ossia se su di essa si pagano le tasse.

Sulle donazioni si pagano le tasse solo se non sono di modico valore. Quindi, una donazione di 100 euro non va dichiarata né viene tassata. 

Sulle altre donazioni, le imposte variano a seconda del grado di parentela tra le parti. Ecco i vari scaglioni previsti dalla legge. 

Se la donazione avviene tra genitori, nonni o nipoti si paga un’imposta pari al 4% del valore che eccede 1milione di euro (quindi, fino a 1milione non si pagano tasse).

Se la donazione avviene tra fratelli e sorelle si paga un’imposta pari al 6% del valore che eccede 100mila euro (quindi, fino a 100mila euro non si pagano tasse).

Se la donazione avviene tra parenti fino al 4° grado o collaterali fino al 3° grado si paga un’imposta pari all’8% del valore del bene.

Perché molti notai sconsigliano la donazione?

Se una persona, morendo, lascia ai figli o al coniuge un patrimonio ormai ridotto all’osso, privandoli cioè di quella quota minima che la legge riconosce loro in ogni caso (la cosiddetta legittima), le donazioni da questa fatte in vita possono essere aggredite: in buona sostanza, gli eredi potranno far revocare tali donazioni per recuperare i beni e tenerli per sé. In tal modo, si garantisce agli eredi legittimari il rispetto di tali quote. 

Affinché ciò avvenga però è necessario che l’azione sia intrapresa non oltre 10 anni dalla morte del donante e che dalla donazione non siano decorsi più di 20 anni. 

Quindi, chi riceve una donazione (donatario) deve sapere che, qualora volesse vendere il bene, eventuali acquirenti saranno disincentivati a comprare sapendo che gli eredi del donante potrebbero riprendersi il bene stesso. Ecco perché i notai sconsigliano la donazione. Per evitare che ciò avvenga o si finge una vendita, facendosi pagare un corrispettivo, oppure ci si fa sottoscrivere dagli eredi una rinuncia all’azione giudiziaria (cosiddetta «azione di riduzione»). Quest’ultima però può essere rilasciata solo dopo la morte del donante. 

È meglio la donazione o il testamento?

Spesso, per non pagare le tasse di successione, si preferisce intestare i beni con la donazione quando ancora si è in vita. In realtà, i due atti sono identici, essendo le imposte di successione uguali a quelle sulle donazioni. Inoltre, come visto, anche le donazioni che ledono la quota di legittima (di coniuge e figli) possono essere sempre impugnate. 



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