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Bonus casa e separazione dei coniugi, il trasferimento è d’obbligo

15 Luglio 2014
Bonus casa e separazione dei coniugi, il trasferimento è d’obbligo

Cassazione: perde il beneficio sulla prima casa chi non sposta la residenza: non valgono l’intervenuta separazione e l’accordo sull’immobile.

Il mancato trasferimento della residenza a causa della separazione dal coniuge, comporta la perdita dei benefici prima casa.

Ad affermarlo è la Corte di cassazione con un’ordinanza depositata ieri [1].

La vicenda

La vicenda trae origine da un avviso di liquidazione con il quale l’agenzia delle Entrate ha recuperato le maggiori imposte dovute a titolo di registro, ipocatastale e sostitutiva sul mutuo ipotecario su un acquisto prima casa. In particolare, il contribuente non aveva trasferito, nel termine di 18 mesi, la residenza nel Comune di ubicazione dell’immobile acquistato. Ciò era dovuto alla circostanza che in questo arco temporale era intervenuta la separazione consensuale, in conseguenza della quale aveva ceduto la propria quota del fabbricato alla ex consorte.

La Cassazione ha accolto la tesi dell’Agenzia delle Entrate (che era stata sconfessata in appello).

La Corte ha affermato che la cessione di un immobile in favore del coniuge per effetto degli accordi intervenuti in sede di separazione consensuale è comunque riconducibile alla volontà del cedente e pertanto non è possibile assimilare tale ipotesi alla causa di forza maggiore. Da ciò ne è conseguita la piena legittimità della pretesa dell’ufficio.

L’orientamento della Suprema Corte sul punto non è univoco. In precedenza la stessa [2] era giunta a conclusioni opposte, affermando che l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale per un accordo inserito nell’atto di separazione, non costituisce un’alienazione rilevante ai fini della decadenza dei benefici prima casa, bensì una forma di utilizzazione dello stesso per la sistemazione degli accordi coniugali.

Tra l’altro, in analoghi termini, si è espressa l’Agenzia [3], affermando che se il soggetto si priva del bene posseduto a favore del coniuge, in assenza di un arricchimento, non è tenuto al rispetto dei requisiti richiesti per evitare la decadenza.

Tuttavia, sebbene nella circolare è fatto riferimento alla cessione dell’immobile e non al trasferimento della residenza nel termine di 18 mesi, è pur vero che in assenza dell’abitazione, diviene pressochè impossibile ottemperare alla richiesta.

Certo è auspicabile un chiarimento in tal senso, anche perché se fosse questa l’interpretazione della norma, è opportuno che in sede di separazione siano considerati anche i maggiori oneri cui incorre il coniuge che si priva del bene.

note

[1] Cass. ord. n. 16082/14.

[2] Cass. ord. n. 3752/2014.

[3] Ag. Entrate, circolare 27/E/2012.

Autore immagine: 123rf com


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