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Violazione copyright: conseguenze

26 Dicembre 2021
Violazione copyright: conseguenze

Siamo stati diffidati per l’utilizzo sul nostro sito internet di immagini protette dal copyright. Noi non sapevamo nulla e abbiamo agito in buona fede, rimuovendo subito le foto contestate. Ora ci chiedono il risarcimento dei danni. Cosa possiamo fare?

Purtroppo la violazione del copyright prescinde dall’intenzionalità di arrecare danno. In altre parole, non occorre il “dolo”, ma è sufficiente la semplice colpa, che può consistere anche in una negligenza o imprudenza. Poco importa che sull’immagine non ci sia un watermark che rende riconoscibile il diritto d’autore: è infatti noto che le foto e immagini che si trovano su Google e sugli altri motori di ricerca sono inutilizzabili perché, appunto, tutelate dal diritto d’autore. È inutile anche citare la fonte di provenienza, condotta che non giustifica l’appropriazione dell’immagine.

Detto ciò, a propria difesa sarebbe possibile avvalersi delle seguenti considerazioni. Innanzitutto, le foto in questione potrebbero essere ricondotte nell’ambito delle cosiddette fotografie semplici di cui all’art. 87 della legge sul diritto d’autore («Sono considerate fotografie, ai fini dell’applicazione delle disposizioni di questo capo, le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche»).

Secondo l’art. 90 l.d.a., «Gli esemplari della fotografia devono portare le seguenti indicazioni:

  1. il nome del fotografo, o, nel caso previsto nel primo capoverso dell’art. 88, della ditta da cui il fotografo dipende o del committente;
  2. la data dell’anno di produzione della fotografia;
  3. il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata.

Qualora gli esemplari non portino le suddette indicazioni, la loro riproduzione non è considerata abusiva e non sono dovuti i compensi indicati agli artt. 91 e 98 a meno che il fotografo non provi la malafede del riproduttore».

In pratica, se la foto è considerata “semplice” e non “artistica”, in assenza delle indicazioni sopra riportate la sua riproduzione è libera, salvo la mala fede nel suo utilizzo

Si potrebbe dunque sostenere che, al momento della selezione e dell’utilizzo delle foto in questione, si era assolutamente inconsapevoli che sulle medesime vi fossero i diritti della società lesa, non essendo riportate le indicazioni appena menzionate.

Solo a titolo di esempio, con la sentenza del Tribunale di Milano – sez. specializzata in materia di proprietà intellettuale – nr. 6099/2017, il Giudice ha qualificato come fotografia semplice il ritratto di una nota cantante, immortalata in posa e per di più applicando particolari effetti all’immagine finale.

Secondo il tribunale meneghino, anche le fotografie semplici possono manifestare un’elevata professionalità nella cura dell’inquadratura e nella capacità di cogliere in modo efficace il soggetto fotografato; quando però manca l’esplicazione dell’originale interpretazione personale dell’autore, allora non può parlarsi di opera fotografica.

Va tuttavia precisato che, secondo altra giurisprudenza, basta davvero poco perché una foto possa essere qualificata come artistica anziché semplice: è sufficiente una particolare prospettiva, un gioco di luci, una determinata posa.

In merito all’importo del risarcimento, l’articolo 158 l.d.a. rende applicabile anche in questa sede l’insegnamento costante della Suprema Corte, secondo cui la liquidazione equitativa deve sempre consistere in un giudizio di prudente contemperamento dei vari fattori di probabile incidenza sul danno nel caso concreto (Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22272 del 13 settembre 2018). Non è possibile, dunque, chiedere un risarcimento senza dimostrare un danno.

Si può inoltre addurre, come tentativo di ridurre l’importo risarcitorio, anche le scarse visite che ha registrato la pagina web ove le foto erano state pubblicate.

In sintesi, a sommesso avviso dello scrivente la violazione del copyright c’è stata. Le argomentazioni sopra riportate possono però essere utilizzate per tentare di giungere a un accordo più favorevole, in quanto l’importo richiesto è davvero esagerato, anche nella sua nuova formulazione.

Il suggerimento è dunque di riscontrare la missiva dello studio legale facendo valere le considerazioni sopra illustrate, concludendo che, solo per chiudere la questione in via bonaria, si offre a titolo di equo indennizzo una somma di danaro, comunque inferiore a quanto richiesto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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