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Danno tanatologico: cos’è e come si calcola il risarcimento

14 Gennaio 2022 | Autore: Federica Bolla
Danno tanatologico: cos’è e come si calcola il risarcimento

Come chiedere il risarcimento per il dolore sofferto per la morte di un parente causata da un’altra persona? 

Ti è capitato di perdere un parente a cui eri molto legato a causa della condotta illecita altrui?

Per esempio immaginiamo che, mentre tuo padre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, un’autovettura, senza rallentare e fermarsi, lo ha investito. Nonostante la degenza in ospedale, dopo poco il papà muore per le lesioni subìte in seguito all’incidente. Arrabbiato, ti starai chiedendo come ottenere il risarcimento del danno per la tua perdita. Questo articolo vuole parlarti proprio del danno tanatologico: cos’è e come si calcola il risarcimento.

Forse non sai che, oltre a poter chiedere il risarcimento per la sofferenza che tu hai patito per la morte di un parente, in alcuni casi puoi chiedere il risarcimento anche per la sofferenza che ha dovuto sopportare il tuo familiare, prima di morire, mentre era in ospedale per le cure mediche.

Continuando nella lettura ti spiegherò cos’è il danno tanatologico, cioè il danno da morte. Ti spiegherò in quali occasioni potrai chiedere anche il risarcimento del danno sofferto da un tuo familiare, deceduto per colpa altrui, e come vengono calcolati i risarcimenti.

Cos’è il danno tanatologico?

Il danno tanatologico, anche conosciuto come “danno da morte”, è il danno derivante dalla sofferenza che il defunto ha patito prima di morire a causa di lesioni derivate da un’azione illecita commessa da un’altra persona; consiste nella perdita del bene “vita”. Si tratta di un danno non patrimoniale [1] perché non può essere dato un certo valore economico alla vita di un familiare.

Il fondamento del danno tanatologico può essere, in via indiretta, rinvenuto nella Costituzione [2].

Il diritto alla vita è però espressamente riconosciuto in ambito europeo e internazionale [3].

La morte della vittima, causata dalla condotta illecita di un terzo, è idonea ad arrecare un danno sia alla vittima stessa sia ai suoi eredi.

Danno da morte iure proprio e iure successionis: cosa sono?

Occorre distinguere il danno da morte iure proprio dal danno da morte iure successionis (iure hereditatis). Il primo consiste nella lesione al diritto dell’integrità familiare [4] e sofferenza patita dall’erede, colui che ha quindi perso il proprio parente; il secondo consiste nel danno subito dalla vittima primaria della condotta non lecita. Il risarcimento di questo danno può essere richiesto dagli eredi.

Le problematiche relative al danno tanatologico riguardano principalmente la sua risarcibilità: il dibattito giurisprudenziale è ancora aperto.

Per fare un po’ di luce sull’argomento trattato occorre preventivamente distinguere ancora il danno tanatologico da morte immediata e il danno tanatologico da lucida agonia.

Danno da morte immediata: cosa significa?

In merito al danno da morte immediata, cioè immediatamente dopo l’incidente (per esempio la morte sul colpo), le Sezioni Unite [5] hanno stabilito che i parenti della vittima possono agire iure proprio (richiedere il risarcimento per la propria sofferenza patita per la morte del familiare) per ottenere il risarcimento per la violazione dell’interesse all’integrità della famiglia. Se il decesso si verifica immediatamente, deve escludersi la risarcibilità iure hereditatis (la possibilità cioè di chiedere il risarcimento per la sofferenza patita dal defunto), poiché essendo il soggetto morto immediatamente non ha avuto modo di “soffrire”.

Per la risarcibilità del danno iure successionis occorre un lasso temporale tra l’evento illecito e il decesso in cui il soggetto sia rimasto lucido; ciò non avviene in caso di morte immediata.

È doveroso riconoscere la presenza di un orientamento minoritario il quale ritiene che la lettura fornita dalle Sezioni Unite vada contro il principio di uguaglianza [6]: negare il risarcimento iure hereditatis in caso di morte immediata finirebbe con il comportare una disparità di trattamento ingiustificata che lascerebbe trasparire il messaggio “in caso di sinistro è più conveniente uccidere che ferire”.

Danno tanatologico da lucida agonia

Diversa è la conclusione a cui le Sezioni Unite sono giunte qualora la persona, poi deceduta, abbia invece avuto una lucida e cosciente percezione della sua condizione e abbia patito una sofferenza derivante dalla consapevole attesa della morte in seguito alle lesioni riportate.

Un apprezzabile lasso di tempo tra la lesione e il decesso giustificano il riconoscimento, in favore della vittima, del danno biologico terminale cioè il pregiudizio al bene della salute, e del danno morale terminale, anche noto come danno da lucida agonia o danno catastrofe, ossia la sofferenza psicologica provata dalla vittima nell’avvertire l’approssimarsi della propria morte.

In questa situazione, gli eredi possono chiedere il risarcimento per sé (iure proprio) data la rottura irreparabile del legame familiare oltre che il risarcimento per le sofferenze sopportate dalla vittima (iure successionis).

La lettura sopra esposta è stata confermata dalla Corte di Cassazione con le cosiddette dieci sentenze di “San Martino” (pubblicate tutte il 10 ottobre 2019) [7].

Il diritto al risarcimento del danno potrà essere richiesto dagli eredi nella misura in cui la vittima abbia avuto percezione delle conseguenze dell’evento e abbia saputo di star per morire [8].

Vale segnalare che qualora la vittima subisca una lesione che non porta al decesso, quest’ultima potrà agire per sé per il risarcimento del danno morale, biologico ed esistenziale, trattandosi di uno stravolgimento delle condizioni di vita che si producono dato che la lesione diventerà permanente. Non essendo deceduta, la vittima non potrà chiedere il risarcimento del danno tanatologico che è, appunto, il danno da morte.

Cosa cambia se la vittima entra in coma prima di morire?

Ma cosa accade nel caso in cui la vittima, in seguito a un sinistro causato dal terzo, entra in coma e, successivamente, muore?

Gli eredi potranno agire iure proprio, cioè chiedendo il risarcimento per la propria sofferenza. Ma vengono maturati anche i danni iure successionis?

La tesi prevalente, confermata dalle sentenze di San Martino del 2019, ritiene che il danno non patrimoniale non può maturare nei confronti di un soggetto in coma perché questi non è in grado di “percepire” il danno ovvero la propria imminente morte, pertanto “non soffre”.

La tesi minoritaria sostiene invece che il danno sia comunque risarcibile in quanto il coma è una forma di lesione alla dignità umana [9].

La liquidazione del danno

Sul tema della liquidazione del danno tanatologico sussistono ancora molte incertezze. La liquidazione del danno non patrimoniale non può essere determinata in maniera puntuale e definitiva, pertanto il calcolo viene rimesso alla decisione del giudice che dovrà tenere conto delle sofferenze patite dalla vittima e della gravità dell’illecito.

Ai fini della quantificazione del danno tanatologico è possibile far riferimento alle tabelle formulate dai tribunali italiani da personalizzare alla luce del caso concreto.



Di Federica Bolla

note

[1] Art. 2059 cod. civ.

[2] Artt. 2 e 32 Cost.: il bene vita non viene espressamente menzionato nella Carta Fondamentale ma tuttavia deve ritenersi un bene giuridico inviolabile ex art. 2 Cost., rammentando che l’art. 32 Cost. tutela il solo diritto alla salute.

[3] Dalla CEDU, dalla Dichiarazione Universale del diritti dell’Uomo e dai Patti internazionali sui diritti civili e politici.

[4] Artt. 2043, 2059 cod. civ. e art. 29 Cost.

[5] Sent. n. 26972/2008, confermata altresì da SS. UU. n° 15350/2015.

[6] Art. 3 Cost.

[7] Recentemente avallata anche dall’ordinanza n. 11719/2021, Sezione Terza, della Corte di Cassazione.

[8] Trib. Trapani sent. n. 973/2019.

[9] Cass. Civ. n° 6273/2012 e Cass. Civ. n° 1361/2014.


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