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Ctu cinematica: cos’è e quando serve

14 Dicembre 2021 | Autore:
Ctu cinematica: cos’è e quando serve

La consulenza tecnica modale è uno strumento per la ricostruzione della dinamica degli incidenti stradali: come funziona e come viene utilizzata dal giudice.

Se hai subìto un grave incidente stradale in cui le responsabilità non appaiono chiare, molto probabilmente il tuo avvocato ti suggerirà di chiedere al giudice una Ctu cinematica. Questo strumento si rivela utile proprio quando la dinamica del sinistro non è evidente e le cause non sono state ben individuate. Di conseguenza, senza ulteriori elementi non è possibile stabilire le responsabilità dell’incidente, questo potrebbe precludere il risarcimento dei danni alla parte che sa di avere ragione e di non aver avuto nessuna colpa.

In questo articolo ti spiegheremo cos’è e quando serve una Ctu cinematica; potrai sapere come si svolge e qual è l’utilità dei risultati che essa offre al giudice per decidere la causa riguardante l’attribuzione delle responsabilità di un sinistro stradale.

La consulenza tecnica d’ufficio

La consulenza tecnica d’ufficio – in breve, la Ctu – è uno strumento di accertamento processuale di determinati fatti o delle loro modalità di accadimento. La Ctu viene svolta da un esperto del settore su cui occorre indagare (un ingegnere, un commercialista, un medico legale, uno specialista informatico, ecc.). L’incarico gli viene conferito dal giudice, che formula determinati quesiti, cioè domande alle quali il perito deve rispondere dopo aver compiuto i necessari accertamenti.

Il consulente tecnico è un ausiliario del giudice, al quale fornisce le informazioni tecniche necessarie per la decisione della causa. Di norma, il Ctu redige una relazione scritta, che viene sottoposta alle parti per le loro osservazioni (esse hanno facoltà di nominare propri consulenti tecnici di parte) e infine al giudice, che la utilizzerà per assumere la propria decisione.

Nel processo, il Ctu non si sostituisce al giudice, che rimane l’organo deputato a vagliare le valutazioni tecniche del consulente, e può discostarsi da esse, pur dovendo motivare in sentenza le ragioni per le quali ha ritenuto di disattenderle. Perciò, non è ammessa la Ctu «esplorativa», svolta per colmare le lacune probatorie delle parti.

Sono numerosissimi i campi in cui può essere espletata una Ctu: tra le principali vi sono l’edilizia, la tecnica bancaria, l’informatica, la medicina legale, ed anche la ricostruzione dei sinistri stradali.

La consulenza tecnica cinematica (o modale)

La consulenza tecnica cinematica serve a ricostruire le modalità di verificazione di un sinistro stradale e a individuare le responsabilità della sua causazione. Per questo è detta anche consulenza modale.

La cinematica è la branca della fisica che studia il movimento dei corpi (che nell’incidente stradale possono essere veicoli di qualsiasi tipo e anche pedoni); considera e calcola le loro masse, posizione, direzione e velocità e individua i punti d’urto e le conseguenze dannose per i mezzi e lesive per le persone.

Per ricostruire un incidente stradale il consulente tecnico incaricato si basa:

  • sull’esame del luogo di verificazione dell’incidente e dei veicoli e dei corpi umani coinvolti nel sinistro (per questi ultimi considera i referti medici e le cartelle cliniche, se vi è stato ricovero);
  • sulla documentazione redatta dalle forze dell’ordine in occasione del sopralluogo (rilievi descrittivi e fotografici) e su altri elementi acquisiti, come i filmati delle videocamere di sorveglianza;
  • sulle testimonianze di chi ha assistito all’evento, e che sono state acquisite a verbale dalla polizia giudiziaria intervenuta;
  • sulle scatole nere installate a bordo delle autovetture coinvolte (o sui cronotachigrafi, per i veicoli pesanti).

Un elemento importante per l’attribuzione delle responsabilità ai conducenti dei veicoli coinvolti è il tempo di reazione, cioè l’arco temporale che intercorre tra la percezione del pericolo (ad esempio, un pedone sulla sede stradale) e la reazione compiuta per evitarlo (come l’azionamento del pedale del freno o una manovra di sterzata). Il tempo di reazione dipende dallo stato psicofisico del soggetto (è dilatato in caso di assunzione di alcool o droghe) e dalle condizioni dell’ambiente e della strada (nebbia, fondo stradale viscido, ecc.). Calcolare il tempo di reazione di un conducente può significare, in alcuni casi, scagionarlo dalla responsabilità per l’investimento, oppure attribuirgli una colpa preponderante ed esclusiva in questo evento.

Il giudice può rifiutare la Ctu cinematica?

La Ctu non è un diritto delle parti, nel senso che non può sopperire alla carenza dei loro mezzi di prova. Ad esempio, l’onere di introdurre i testimoni e di presentare i documenti rimane in capo alla parte che attraverso essi vuole far valere il proprio diritto.

L’art. 61 del Codice di procedura civile si limita a dire che: «Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica». Perciò, la decisione sulla necessità o meno di espletamento di una Ctu è rimessa alla discrezionalità del giudice, così come l’ampiezza dei quesiti da porre al consulente tecnico incaricato.

La giurisprudenza afferma che la Ctu è un mezzo conoscitivo posto a disposizione del giudice, che lo utilizza quando è necessario interpretare gli elementi proposti dalle parti attraverso conoscenze tecniche e scientifiche. Così intesa, la Ctu è un supporto per potenziare la capacità espressiva di elementi probatori già presenti, che vengono sottoposti ad analisi tecniche, e non per acquisire prove mancanti.

Se il giudice ritiene che gli elementi probatori acquisiti al processo siano sufficienti per decidere la causa, non disporrà la Ctu. Tuttavia, il giudice che intende rigettare una richiesta di Ctu cinematica avanzata dalle parti deve fornire adeguata motivazione di questa decisione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione [1] ha affermato che: «A fronte della richiesta delle parti di disporre una consulenza tecnica cinematica, il giudice ha l’obbligo di motivare il rigetto della relativa richiesta, fornendo dimostrazione di poter risolvere, sulla base di corretti criteri, tutti i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione senza potere, per converso, disattendere l’istanza stessa ritenendo non provati i fatti che questa avrebbe verosimilmente accertato».

La vicenda riguardava un sinistro stradale di notevole complessità, dove un testimone aveva dichiarato che un pedone si trovava al centro della carreggiata nel momento in cui era stato investito; ma questa deposizione contrastava con gli elementi fattuali rinvenuti sulla scena del sinistro, come la presenza di tracce di sostanze organiche della vittima sul margine destro della carreggiata. In tal caso, la Suprema Corte ha ritenuto necessaria la Ctu per accertare tali circostanze, ed ha annullato la sentenza d’appello che non aveva motivato «sulla incongruenza della sola prova testimoniale acquisita con i numerosi elementi di fatto con essa contrastanti». Leggi anche “Il giudice può rifiutare la consulenza tecnica d’ufficio?“.


note

[1] Cass. ord. n. 39257 del 10.12.2021.


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