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Addio auto a benzina e diesel: cosa cambia?

14 Dicembre 2021 | Autore:
Addio auto a benzina e diesel: cosa cambia?

Gli scenari che si aprono dopo la decisione di non vendere più tra qualche anno macchine con carburanti tradizionali per fare spazio solo ai veicoli elettrici.

Tempo poco più di dieci anni e il parco macchine, così come lo conosciamo oggi, non ci sarà più. Dopo la decisione del Comitato interministeriale di Transizione ecologica (il Cite) di fissare per il 2035 l’addio alle auto a benzina e diesel, cosa cambia? A chi ha intenzione di acquistare un veicolo nei prossimi 4 o 5 anni conviene già portarsi avanti, visto che la durata media di una macchina è di almeno 10-12 anni? Vale la pena cominciare a valutare di prendere un’auto elettrica ed escludere quelle alimentate a «verde» o a gasolio»?

La decisione del Cite sembrerebbe suggerirlo. Il Comitato ha stabilito, infatti, che «il phase out (la graduale eliminazione, per dirla con parole nostre) delle automobili nuove con motore a combustione interna dovrà avvenire entro il 2035, mentre per i furgoni e i veicoli da trasporto commerciale leggeri entro il 2040».

Dunque, per capire cosa cambia con l’addio alle auto a benzina e diesel bisogna soffermarsi su almeno due aspetti contenuti nella decisione del Cite. Il primo: che cosa si intende per «graduale eliminazione»? Per il 2035 le macchine alimentate con i carburanti tradizionali dovranno essere sparite dalle nostre strade? Oppure dal 2035 non verranno più fabbricate ma si potranno, comunque, utilizzare?

Il secondo aspetto è la citazione che riguarda le automobili con motore «a combustione interna»: si intendono solo quelle a benzina e diesel o anche i veicoli alimentati a gas?

Ci sono, inoltre, altre questioni che rimangono nell’aria, in attesa di risposta. Una su tutte: lo Stato garantirà agli automobilisti una capillare rete di ricarica per le auto elettriche, anche sulle strade provinciali? Oppure si limiterà a incentivare con il bonus di turno l’installazione delle colonnine elettriche a casa? Vediamo quante di queste domande hanno già una risposta.

Addio auto benzina e diesel: la decisione del Cite

L’obiettivo di far diventare più «green» il parco macchine italiano risponde, in realtà, alla richiesta fatta in tal senso dall’Unione europea. Come per le case, che tra qualche anno non potranno più essere vendute o affittate se non garantiscono una certa prestazione energetica, Bruxelles ha deciso che anche per le auto è arrivata l’ora di un cambiamento radicale.

Così, il Comitato interministeriale per la Transizione ecologica si è visto costretto ad allinearsi all’orientamento della Commissione Ue e a decidere che entro il 2035 deve avvenire il famoso phase out, cioè la graduale eliminazione dei veicoli «con motore a combustione interna». In altre parole: entro quella data, bisognerà dire addio alle auto a benzina e diesel e fare largo solo alle auto elettriche. Cinque anni più tardi, nel 2040, non verranno più venduti i furgoni di queste caratteristiche.

I motori a combustione interna, detti anche «motori a scoppio» sono quelli alimentati da una miscela di aria e combustibili come la benzina, il gasolio, il cherosene, il Gpl o il metano.

Cosa cambia con l’addio ad auto a benzina e diesel?

Per capire cosa cambia con l’addio alle auto a benzina e diesel entro il 2035 occorrerà aspettare ancora un po’ di tempo. Innanzitutto, perché la decisione del Cite può ancora subire qualche variazione. Sia nella sostanza sia nella scadenza fissata per eliminare dalla circolazione questi veicoli.

I fabbricanti di macchine chiedono di mantenere almeno la possibilità delle auto ibride che, come noto, mantengono in parte l’alimentazione con i carburanti tradizionali. Anche il ministero dello Sviluppo economico ritiene sia il caso di riflettere sull’opportunità di prorogare il passaggio oltre il 2035 e di rivedere la scelta drastica di vendere soltanto veicoli elettrici escludendo tutti gli altri, prima di passare la palla al Parlamento per il via libera definitivo alla decisione del Cite.

Se le cose restano come sono state stabilite dal Comitato, dunque, con l’addio alle auto a benzina e diesel si possono ipotizzare questi scenari:

  • dal 2035 non sarà più possibile vendere una macchina alimentata a benzina, gasolio, Gpl, metano o cherosene (si arriverà anche ad avere degli aerei elettrici?);
  • le auto acquistate prima di quella data potranno continuare a circolare fino a quando passeranno la revisione obbligatoria, il che significa che dovrà essere garantita la produzione e la vendita dei pezzi di ricambio;
  • il Governo dovrà continuare ad incentivare l’installazione di colonnine elettriche di ricarica nelle abitazioni private (opzione che oggi rientra nell’ecobonus e nel superbonus 110% a patto che sia fatto un intervento trainante);
  • gli attuali distributori di carburante saranno costretti ad affiancare (almeno finché gli attuali veicoli continueranno a circolare) alle tradizionali pompe di benzina, di gasolio e di gas dei punti di ricarica per i veicoli elettrici. Tenendo conto, però, del fatto che l’autonomia di una macchina elettrica è, ben che vada, di 400 km e che per ricaricare completamente la batteria di una macchina ci possono volere fino a 8 ore. Il che complicherebbe la vita a chi, ad esempio, da Milano volesse andare a fare le vacanze estive in Puglia;
  • sempre il Governo dovrà trovare una soluzione per lo smaltimento delle batterie elettriche delle auto tenendo conto del loro impatto ambientale;
  • verranno studiate altre alternative ai motori a combustione interna oltre a quella delle auto elettriche, tra cui l’idrogeno e i biocarburanti, su cui l’Italia – secondo il Cite – sta costruendo «una filiera domestica all’avanguardia».


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