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Genitore precario separato: deve mantenere il figlio?

14 Dicembre 2021 | Autore:
Genitore precario separato: deve mantenere il figlio?

L’ex coniuge che fa dei lavori saltuari e non ha un reddito fisso e costante deve versare comunque il contributo economico?

Anche dopo la separazione, padre e madre devono dare il proprio contributo economico a favore della prole. Ma anche il genitore precario separato deve mantenere il figlio? Chi fa un lavoro saltuario e deve fare i conti ogni giorno per arrivare alla fine del mese può delegare all’ex coniuge questo compito?

La legge impone a entrambi di farsi carico dei figli e stabilisce anche delle regole per il calcolo dell’assegno di mantenimento. E se anche uno dei due si trova in difficoltà economica, è chiamato a fare la sua parte. Lo ha confermato con una recente sentenza la Cassazione, stabilendo che il fatto di avere dei lavori saltuari non esime un genitore dall’obbligo di contribuire al mantenimento del figlio. Insomma, essere un genitore precario separato non basta: l’unico fattore che elimina questo vincolo, secondo la Suprema Corte, è l’indigenza. Vediamo perché.

Separazione: l’obbligo di mantenimento del figlio

Se, da un lato, entrambi i genitori sono tenuti al mantenimento del figlio dopo la separazione, dall’altro la legge stabilisce delle regole diverse a seconda che l’ex coniuge sia collocatario o meno, se vive o non vive stabilmente con il figlio:

  • per quanto riguarda le spese ordinarie, vengono normalmente gestite dal genitore collocatario. Quello non collocatario partecipa a sostenere queste spese tramite l’assegno di mantenimento mensile;
  • le spese straordinarie, invece, vanno pagate quando sorge la necessità da entrambi i genitori, solitamente al 50% ma, comunque, secondo quanto stabilito dal giudice.

L’assegno di mantenimento viene calcolato in base a questi parametri:

  • le condizioni economiche dei genitori;
  • le esigenze attuali del figlio, rapportate alla sua età e agli studi;
  • il tenore di vita di cui il figlio ha goduto durante la convivenza dei genitori: il giudice osserverà il «principio di proporzionalità» in base al quale dovrà effettuare una valutazione comparata dei redditi di entrambi i genitori;
  • i tempi di permanenza presso la casa di ciascun genitore;
  • la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Tenendo conto di questi parametri si cerca di escludere dei pregiudizi per la crescita, per la formazione e per la continuità rispetto al tenore di vita precedente del minore a causa della separazione dei genitori.

Separazione: quanto conta la situazione economica del genitore?

Come abbiamo appena spiegato, la condizione economica dei genitori è uno dei parametri che determinano l’importo dell’assegno di mantenimento dopo la separazione. Vengono tenuti in considerazione i redditi da attività lavorativa, i rispettivi patrimoni mobiliari e immobiliari, gli assegni a sostegno della famiglia, ecc. Restano esclusi gli eventuali aiuti ricevuti dalla famiglia di ciascun coniuge.

Soldi a parte, il giudice valuta anche l’effettivo tenore di vita di cui ciascun genitore gode, in rapporto alle spese sostenute. Se necessario, il tribunale può disporre degli accertamenti in merito da parte della polizia tributaria.

Mantenimento figlio: spetta al genitore precario separato?

Quanto detto finora ci porta dritti al punto: poiché, ai fini di determinare l’importo dell’assegno di mantenimento del figlio, il giudice tiene in considerazione tra le altre cose il reddito dall’attività lavorativa, il genitore precario separato è tenuto a pagare l’assegno?

Secondo il recente pronunciamento della Cassazione in commento, l’obbligo sussiste per l’ex coniuge anche se svolge dei lavori saltuari che non gli garantiscono un reddito fisso e costante. Significa che il genitore che si sottrae a questo dovere può essere condannato per inadempienza. A meno che – precisa la Suprema Corte – il genitore riesca a dimostrare che vive nella più completa indigenza.

Si legge nella sentenza della Cassazione: «In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’incapacità economica dell’obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall’art. 570 del Codice penale, deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva e incolpevole indisponibilità di introiti».

In altre parole: chi lavora a singhiozzo un reddito ce l’ha e, pertanto, deve fare i sacrifici, se necessario, al fine di garantire il mantenimento al figlio. Diverso il caso di chi non riesce a trovare un lavoro e vive, a sua volta, mantenuto da qualche parente.

Va ricordato, in virtù del citato articolo del Codice penale, che il genitore inadempiente rischia una condanna fino a un anno di reclusione o la multa da 103 a 1.032 euro.

Dal punto di vista civile, invece, il presidente del tribunale, su istanza di chiunque abbia interesse, sentito il genitore inadempiente ed assunte le informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell’obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole.


note

[1] Cass. sent. n. 45803/2021 del 13.12.2021.


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