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L’assicurazione può imporre la riparazione in officina convenzionata?

14 Dicembre 2021
L’assicurazione può imporre la riparazione in officina convenzionata?

Carrozziere e officina scelti dalla compagnia di assicurazione al posto del risarcimento in denaro: è legittimo?

Molti automobilisti, all’indomani della denuncia di sinistro, si sono visti proporre dalla propria assicurazione una ferrea alternativa: o la riparazione del mezzo presso un’officina convenzionata a cura e spese della compagnia (con esclusione quindi del risarcimento in denaro) o una somma pari a quella che l’assicurazione stessa avrebbe speso presso tale centro autorizzato. Che spesso è inferiore rispetto a quella che l’automobilista avrebbe speso presso un meccanico di propria fiducia. 

In molti si sono lamentati di tale situazione e sono state chiamate in ballo anche le associazioni di tutela dei consumatori che sono scese sul sentiero di guerra. Ma cosa dicono la legge e la giurisprudenza a riguardo? L’assicurazione può imporre la riparazione in un’officina convenzionata?

La questione è stata trattata dal tribunale di Milano con una sentenza dell’11 giugno 2021. Il giudice meneghino ha fatto il punto della situazione verificando se possa essere compatibile con le norme a tutela del consumatore e quelle del Codice civile la clausola contenuta nella polizza Rc auto che prevede, in caso di incidente stradale, il risarcimento non in denaro ma in forma specifica (ossia la riparazione diretta in carrozzerie e centri convenzionati con la compagnia). 

Nella sentenza si spiega che una clausola di questo tipo è legittima per una serie di motivi. Innanzitutto, perché la riparazione diretta è prevista espressamente dall’articolo 14 Dpr 254/2006 di attuazione della direttiva UE sull’indennizzo diretto. La norma subordina la previsione di una tale clausola a uno sconto sulla polizza. La legge dice esattamente così: «In presenza di clausole che prevedono il risarcimento del danno in forma specifica, nel contratto deve essere espressamente indicata la percentuale di sconto applicata».

Esiste poi l’articolo 2058 del Codice civile a norma del quale il danneggiato può chiedere che il risarcimento, anziché in denaro, sia effettuato «in forma specifica» ossia attraverso l’eliminazione, a cura del danneggiante, degli effetti pregiudizievoli del fatto illecito. In questo caso, poiché l’onere viene assunto dall’assicurazione, sarà quest’ultima ad affidare l’auto a un’officina convenzionata con il gruppo.

Non in ultimo l’Antitrust ha, da tempo, apprezzato apertamente le finalità di tali clausole (indagine n. IC42 del 2013). E la lettera al mercato dell’Ivass del 24 luglio 2017 non esclude la legittimità di tali clausole, limitandosi a raccomandarne una stesura equilibrata e tale da escluderne in concreto i profili di vessatorietà.

Insomma, la diretta presa in carico del danno da parte della compagnia, se ben costruita, risponde ad una logica virtuosa e di servizio, nell’interesse di utenza e mercato. Ma ciò solo a patto che l’automobilista ne riceva un beneficio che, come detto in anticipo, deve consistere quantomeno in uno sconto sul premio della polizza da pagare annualmente. 

Per chi non utilizza la rete convenzionata c’è una penale o un risarcimento limitato a quanto la compagnia avrebbe speso con la riparazione diretta.

La battaglia delle assicurazioni dei consumatori sicuramente non si fermerà qui. A detta di queste ultime infatti la previsione, nei contratti con le assicurazioni, per chi non utilizza la rete convenzionata, di una penale o un risarcimento limitato a quanto la compagnia avrebbe speso con la riparazione diretta, viola il principio di «integrale riparazione del danno» e quello di «libertà dell’assicurato nel contrattare con i terzi». Non solo: le clausole sarebbero nulle per violazione dell’articolo 148, comma 11-bis del Codice delle assicurazioni, secondo cui «resta ferma per l’assicurato la facoltà di ottenere l’integrale risarcimento per la riparazione a regola d’arte del veicolo danneggiato avvalendosi di imprese di autoriparazione di propria fiducia».

 



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