Multe ai professionisti: quando è illecita la notifica

14 Dicembre 2021 | Autore:
Multe ai professionisti: quando è illecita la notifica

Il Garante della privacy: stop alle comunicazioni via Pec che possono essere visualizzate da chi collabora con il diretto interessato.

Chi prende una multa per divieto di sosta viene sanzionato in quanto privato automobilista, non in quanto notaio, avvocato o geometra. Pertanto, la sanzione deve essere comunicata al privato automobilista e non al notaio, all’avvocato, al geometra. Men che meno rischiando che altre persone vengano a conoscenza della violazione commessa. Per l’invio delle multe ai professionisti, quando non è valida la notifica?

C’è un recente pronunciamento del Garante della privacy che si può riassumere in questa frase: è vietato inviare la notifica di una multa via Pec. E il perché è subito spiegato: i verbali non possono essere recapitati ad un indirizzo riconducibile ad un uso lavorativo.

Il parere del Garante nasce da diversi reclami in cui si faceva notare di avere ricevuto delle notifiche relative a contravvenzioni al Codice della strada presso indirizzi di posta elettronica certificata «assegnati dai Consigli dell’Ordine professionale cui i reclamanti appartengono, che sono tuttavia visibili anche al personale che collabora con l’intestatario della Pec». In altre parole: la multa arriva nella casella di posta certificata e chiunque lavori con il trasgressore può essere in grado di sapere la violazione commessa dal diretto interessato. Cosa che, secondo l’Autorità, viola la privacy del professionista.

La normativa, continua il Garante, prevede la possibilità di notificare la contravvenzione tramite Pec solo se l’indirizzo è stato comunicato dall’intestatario oppure sia stato reperito «nei pubblici elenchi per notificazioni e comunicazioni elettroniche» [1]. Al momento, l’unico elenco disponibile è quello noto come Ini-Pec, che contiene i domicili digitali delle imprese e dei professionisti, in attesa che diventi pienamente operativo l’Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche, dei professionisti e degli altri enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione in albi, elenchi o registri professionali o nel registro delle imprese (Inad).

Tramite la ricerca nel registro Ini-Pec è possibile rintracciare la casella del destinatario della multa. Non è detto, però, che quella casella sia di uso esclusivo personale dell’intestatario o sia accessibile ad altre persone autorizzate a consultarla per motivi di lavoro. Ecco perché il Garante della privacy chiede che le contravvenzioni non vengano notificate in questo modo e che venga utilizzata la solita raccomandata.

Così dovrà essere finché non diventerà pienamente operativo l’Inad. A quel punto, l’indirizzo di posta elettronica certificata del professionista già iscritto all’Ini-Pec verrà automaticamente trasferito all’Inad. In più, in quest’ultimo registro, sarà possibile aprire una nuova casella specificando che è destinata ad uso privato. In questo modo, non ci sarà più la possibilità di sbagliare: chi farà una ricerca nell’Inad vedrà la segnalazione sulla natura della Pec, se è destinata ad uso privato o professionale.

Nel frattempo, bisognerà vedere se chi ha ricevuto la notifica di una multa via Pec grazie ad una ricerca indiscriminata e illecita nel registro Ini-Pec farà ricorso. E quale sarà l’esito della contestazione, cioè se il giudice annullerà o meno la sanzione.


note

[1] Art. 3 co. 2 DM del 18.12.20217.


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