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Quanti soldi si possono prestare?

14 Dicembre 2021
Quanti soldi si possono prestare?

Limiti al contratto di mutuo: come si fa e quanti soldi si possono dare in prestito?

Prestare soldi ad un amico è legale. Certo, non bisogna fare gli usurai e quindi il tasso di interesse eventualmente applicato deve essere entro i range fissati dal ministero dell’Economia. Inoltre, non lo si può fare professionalmente, in via cioè continuativa: tale attività è infatti riconosciuta solo agli istituti di credito. Ma il prestito occasionale, fruttifero o infruttifero che sia, è di certo lecito. Lo disciplina lo stesso Codice civile che gli attribuisce il nome di mutuo (anche se comunemente, quando si parla di mutuo, si pensa sempre e solo a quello bancario).

Una volta stabilito che il prestito tra privati (amici, parenti o anche sconosciuti) è lecito, ci si pone spesso un’ulteriore domanda: quanti soldi si possono prestare? Esiste un limite o un controllo da parte delle autorità o del Fisco? Superata una certa soglia si corre il rischio di commettere un reato? 

Cerchiamo di rispondere nel modo più diretto e semplice a questa domanda. 

Esiste un limite ai soldi che si possono prestare?

Andiamo direttamente al punto: quanti soldi si possono prestare? La legge non prevede alcun limite all’importo che si può erogare a titolo di mutuo tra privati. Si possono quindi prestare quanti soldi si vogliono. Si potrebbe ad esempio prestare anche un milione di euro, volendo e soprattutto potendo.

Solo gli istituti di credito hanno dei criteri di rating da rispettare per garantire la stabilità del sistema bancario. Ad esempio, nel caso del mutuo fondiario, l’importo erogabile non può superare l’80% del valore del bene su cui viene iscritta l’ipoteca.

Una volta accertato che, nei rapporti tra privati, si possono prestare quanti soldi si vogliono, bisogna tuttavia considerare una serie di limiti che attengono piuttosto alle modalità con cui deve avvenire il mutuo. Limiti che vedremo qui di seguito.

Come deve essere trasferita la somma in prestito?

In particolare, se la somma erogata viene versata in contanti, questa non può superare la soglia di tracciabilità prevista dall’attuale normativa. Dal 1° gennaio 2022, tale limite è pari a 999,99 euro; da 1.000 euro in su bisogna usare bonifici bancari, assegni o altri strumenti tracciabili.

Qual è l’ammontare degli interessi del prestito?

Il secondo limite, come anticipato in apertura, attiene all’eventuale previsione degli interessi. Se il prestito è gratuito (cosiddetto prestito infruttifero) il problema non si pone. Viceversa, se il prestito è oneroso (cosiddetto prestito fruttifero) allora non bisogna prevedere interessi troppo elevati: diversamente, si incorre nel reato di usura. La soglia degli interessi definibile “legale” è determinata periodicamente con decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze a cui quindi bisogna fare riferimento.

Per tornare alla domanda iniziale, se non ci sono limiti all’importo che si può dare in prestito, i limiti sono invece previsti solo per la misura degli interessi. 

Il prestito deve essere scritto?

Ultimo aspetto da trattare in merito alle modalità del prestito: è necessario un contratto scritto? La legge non richiede la forma documentale, sicché ben potrà considerarsi lecito un prestito con accordo verbale. Il mutuo infatti si perfeziona nel momento in cui viene erogata la somma, indipendentemente dall’eventuale sottoscrizione di un contratto. Ciò significa che chi riceve del denaro prestito è automaticamente obbligato a restituirlo anche se non ha firmato il tradizionale “foglio di carta”.

La forma scritta è necessaria solo se il prestito prevede degli interessi superiori alla misura legale.

Certo, il contratto scritto costituisce una garanzia in più per il mutuante: serve innanzitutto per documentare eventuali accordi in merito al tasso degli interessi e alla data in cui il capitale va restituito. Ma soprattutto il contratto costituisce una prova documentale che consente al creditore, in caso di inadempimento del debitore, di chiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo, evitando la trafila della causa ordinaria (lunga e costosa).



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