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Chi è esente dal pagamento dell’Imu?

14 Dicembre 2021 | Autore:
Chi è esente dal pagamento dell’Imu?

Le categorie di contribuenti che possono beneficiare dell’esonero totale o della riduzione dell’Imu; quali sono gli immobili agevolati.

Dal 2020, l’Imposta municipale unica, meglio conosciuta come Imu, ha subìto importanti modifiche: prima c’è stato l’accorpamento con la Tasi, poi si sono susseguiti vari interventi legislativi per fronteggiare la crisi economica dovuta alla pandemia di Covid-19. Il risultato è che ora – a parte il consueto esonero per la prima casa – ci sono varie esenzioni dal pagamento del tributo, o riduzioni dell’importo da versare.

Chi è esente dal pagamento dell’Imu? Le categorie di contribuenti interessati sono numerose e l’esenzione totale, o la riduzione percentuale, dipende dalla tipologia dell’immobile o dalla situazione soggettiva del proprietario.

Chi non deve pagare l’Imu?

L’Imu grava sui proprietari di immobili e sui titolari di altro diritto reale su di essi, come l’usufrutto, l’uso, l’abitazione e l’enfiteusi. L’Imu si paga con una prima rata di acconto entro il 16 giugno di ogni anno, e con una seconda rata a saldo entro il 16 dicembre.

La prima esenzione generale riguarda i fabbricati adibiti ad abitazione principale, a condizione che non siano di lusso (sono considerati tali quelli appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A9). Il concetto di abitazione principale richiede un duplice requisito: la residenza anagrafica e la dimora effettiva e abituale – dunque non saltuaria o occasionale – nell’immobile in questione.

Sono assimilati ad abitazione principale, e dunque esenti da Imu, anche le seguenti categorie di immobili:

  • unità immobiliari di cooperative a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari (o degli studenti universitari assegnatari, anche se non hanno stabilito in esse la propria residenza anagrafica);
  • fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali;
  • case familiari assegnate al genitore separato o divorziato che è affidatario dei figli;
  • immobili posseduti da personale appartenente alle Forze armate o di polizia (compresi gli appartenenti ai Vigili del Fuoco e alla carriera prefettizia) se non affittati;
  • immobili posseduti da anziani e disabili ricoverati in case di cura o di riposo (questa esenzione spetta solo se viene attribuita dal Comune dove è ubicato l’immobile, in base alle previsioni dei regolamenti locali).

La seconda importante esenzione generale è quella per i terreni agricoli, se sono ubicati in zone montane o collinari oppure se sono posseduti da imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti.

Imu ridotta: a chi spetta?

Possono beneficiare dell’Imu ridotta, con abbattimento al 50% della base imponibile, e dunque con il dimezzamento dell’importo dovuto, i proprietari di:

  • immobili concessi in comodato d’uso gratuito, con contratto registrato, a parenti di primo grado (genitori e figli) che lo utilizzano come abitazione principale;
  • immobili inagibili ed inabitabili; tale situazione va accertata dall’ufficio tecnico comunale o, in alternativa, può essere dichiarata dal proprietario con autocertificazione da presentare al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo, nella quale si dichiara di essere in possesso di una perizia redatta da un tecnico abilitato che attesta lo stato di inagibilità o inabitabilità.

Le seconde case disabitate rientrano nella categoria delle case inabitabili solo nel caso che abbiamo appena descritto, altrimenti sono soggette al pagamento dell’Imu e degli altri tributi locali, come la Tari (leggi: esenzione Imu casa disabitata).

Chi ha dato in locazione un immobile con contratto a canone concordato beneficia di una riduzione della base imponibile al 75% e, dunque, pagherà l’Imu ridotta di un quarto (il 25%).

Coniugi con residenze diverse

Attualmente, i coniugi con residenze diverse hanno diritto all’esenzione Imu solo per l’immobile che hanno adibito ad abitazione principale del nucleo familiare. La Corte di Cassazione [1] ha ribadito che l’esenzione per l’abitazione principale non può essere sdoppiata o suddivisa, nemmeno se i coniugi risiedono in Comuni diversi.

Intanto, in attesa dell’entrata in vigore delle modifiche introdotte dall’ultimo decreto fiscale [2], che avranno effetto a partire dal 2022, i coniugi possono individuare quale dei due immobili costituisce l’abitazione principale e, dunque, possono scegliere dove pagare l’Imu.

Esenzione Imu per proprietari con inquilini morosi

Il decreto «Sostegni bis» [3] ha riconosciuto, per il 2021, l’esenzione Imu per gli immobili dati in locazione ad uso abitativo con inquilini morosi. Sono escluse, quindi, le locazioni commerciali.

L’esenzione spetta alle persone fisiche (non alle imprese) che hanno ottenuto una convalida di sfratto per morosità entro il 28 febbraio 2020 (la cui esecuzione, per le norme emergenziali Covid, è stata sospesa fino al 30 giugno 2021) ed anche a chi ha ottenuto la convalida di sfratto successivamente, con esecuzione rinviata fino al 31 dicembre 2021. Siccome il decreto è intervenuto a settembre 2021, chi aveva già pagato l’acconto Imu di giugno può ottenere il rimborso della rata versata.

Imu su seconda casa vacanze

Per combattere il fenomeno delle false residenze, dichiarate al fine di evitare il pagamento dell’Imu, molti Comuni di villeggiatura hanno introdotto nei regolamenti locali previsioni stringenti, che tengono conto anche dell’entità dei consumi di luce, gas e acqua nelle abitazioni. In pratica, l’assenza di consumi per la maggior parte dell’anno fa presumere che l’immobile non sia utilizzato come abitazione principale, ma solo come seconda casa per le vacanze, e dunque l’esenzione non spetta.

Il contribuente può, però, dimostrare il contrario, come ha stabilito un’interessante sentenza della Commissione tributaria per il Veneto [4]: il proprietario ha ottenuto l’esenzione Imu perché ha dimostrato che il suo stile di vita era compatibile con i consumi esigui registrati, in quanto viveva da solo, svolgeva un lavoro di turnista, mangiava quasi sempre a mensa e utilizzava l’immobile (che era privo di elettrodomestici e di televisore) solo per dormire; quindi, la casa era effettivamente la sua dimora abituale, utilizzata come tale per tutto l’anno e non solo nel periodo estivo.


note

[1] Cass. ord. n. 2194/2021, n. 28534/2020 e n. 20130/2020.

[2] D.L. n.146/2021.

[3] Art. 4 ter D.L. n. 73/2021.

[4] Ctr Veneto, sent. n. 1417/21.


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