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Cellulari: la disdetta cancella la tassa di concessione governativa

16 Luglio 2014
Cellulari: la disdetta cancella la tassa di concessione governativa

Necessario dimostrare l’assenza di traffico coi tabulati e la lettera di disdetta dall’utenza.

Se il consumatore disdice, per tempo, il contratto del telefono cellulare, l’Agenzia delle Entrate non può pretendere il pagamento della tassa di concessione governativa per periodi successivi alla disdetta medesima, anche se il gestore ha già emesso la relativa fattura.

Ad affermarlo è la Ctp di Reggio Emilia [1] in merito ad una vicenda che interessa moltissimi contribuenti i quali nella maggior parte dei casi, per l’esiguità degli importi, rinunciano al contenzioso.  Un tipo di vicenda diffusissima, posto che, molto spesso, si vengono a verificare ipotesi di disdetta anticipata del contratto da parte dei consumatori insoddisfatti del servizio ricevuto e, ciò nonostante, la compagnia telefonica continua a inviare i bollettini di pagamento, pretendendo anche la tassa di concessione governativa dovuta per periodi successivi alla formale disdetta.

Il consumatore, in questi casi, per come è naturale che sia, non paga quanto richiesto eccependo, appunto, l’intervenuto recesso dal contratto.

Ma, dopo qualche tempo, puntuale si presenta l’Agenzia delle entrate che emette un atto di accertamento per l’omesso versamento della tassa, fondando il presupposto dell’obbligo sulla mera esistenza della fattura dell’operatore telefonico non pagata.

Al contribuente non resta che proporre ricorso, evidenziando che il contratto con l’operatore telefonico è stato disdetto ben prima dell’emissione della citata fattura e pertanto nessuna imposta è dovuta.

A tal fine è bene allegare copia del recesso da dove potersi evincersi la data anteriore rispetto alla fattura e nella quale, tra l’altro, emerge la totale assenza di traffico telefonico nel periodo in questione.

Nella sentenza in commento i giudici hanno affermato che è fatto notorio che i rapporti con i gestori telefonici sono “usualmente quanto mai vischiosi” e pertanto le prove prodotte dal contribuente in merito alla disdetta anteriore all’emissione della fattura – per come sopra descritte – sono certamente motivo di per sé sufficiente per giustificare l’assenza del presupposto impositivo e, quindi, l’assenza di obbligo di pagamento dell’imposta all’agenzia delle Entrate.


note

[1] CTP Reggio Emilia, sent. n. 337/3/14 dell’11.07.2014.


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