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Sgravio parziale su cartella esattoriale: conseguenze

14 Dicembre 2021 | Autore:
Sgravio parziale su cartella esattoriale: conseguenze

La riduzione degli importi dovuti non comporta l’automatico annullamento dell’atto impositivo da parte del giudice tributario: così la Cassazione.

Se il contribuente ha ottenuto lo sgravio parziale di una cartella esattoriale che aveva impugnato, il giudizio tributario deve proseguire per arrivare a una decisione da parte del giudice, sulla sussistenza o meno della pretesa impositiva. A quel punto, però, la riduzione dell’ammontare dovuto non può portare all’annullamento integrale dell’accertamento, ma solo della parte eccedente. Insomma, la cartella originaria rimane in vita per l’ammontare residuo, perché bisogna tener conto dello sgravio parziale già operato. Questa è la principale conseguenza dello sgravio parziale su una cartella esattoriale: lo ha affermato in termini chiari la Corte di Cassazione in una nuova ordinanza [1].

Il principio affermato dalla Suprema Corte è ricco di implicazioni pratiche, perché, quando il contribuente all’esito del giudizio risulta avere ragione – ma solo in parte – va rispettato l’atto impositivo originario, emanato dal Fisco, per cui l’annullamento potrà essere solo parziale. Di conseguenza, se nel frattempo l’Agente per la riscossione aveva iscritto ipoteca, o avviato un pignoramento, sulla base della cartella esattoriale che è stata oggetto di sgravio parziale, questi atti restano validi e non è necessario notificare una nuova cartella con l’importo decurtato dello sgravio avvenuto.

Lo sgravio della cartella esattoriale

Lo sgravio della cartella esattoriale consiste in un annullamento – che può essere totale o parziale – della pretesa impositiva avanzata dal Fisco. Questo avviene quando il contribuente dimostra di aver già pagato oppure che il tributo richiesto non è dovuto, in tutto o in parte. A quel punto, l’Amministrazione finanziaria elimina il debito iscritto a ruolo, per l’intero ammontare o per la minor somma riconosciuta. In questo secondo caso, però, l’atto impositivo (avviso di accertamento esecutivo o cartella di pagamento) rimane valido per il residuo, e il contribuente, se vuole far cancellare anche questa pretesa, deve impugnarlo davanti al giudice tributario entro 60 giorni dalla notifica.

A tal proposito, bisogna tenere presente che le cartelle esattoriali vengono formate, e notificate al contribuente, a cura dell’Agente di riscossione, che procede quando il tributo è stato iscritto a ruolo degli Enti impositori, cioè dalle Amministrazioni titolari del credito (l’Agenzia delle Entrate per i tributi erariali, l’Inps per i contributi previdenziali, le Regioni a Statuto ordinario per il bollo auto, i Comuni per le imposte e tasse locali, come l’Imu o la Tari).

Lo sgravio va richiesto all’Ente impositore, che è titolare della pretesa di pagamento, e ciò può avvenire in due modi:

  • mediante richiesta presentata in autotutela all’Ente interessato, in modo da ottenere l’annullamento del tributo, o delle sanzioni, in via amministrativa, dallo stesso ufficio che aveva emanato l’atto impositivo;
  • impugnando la cartella con ricorso alla Commissione tributaria competente; bisogna tenere presente che l’istanza in autotutela non sospende i termini per la presentazione del ricorso giurisdizionale, quindi, se l’Amministrazione non ha provveduto, la cartella deve essere impugnata tempestivamente, richiedendo lo sgravio al giudice, anche in via subordinata rispetto alla domanda principale di annullamento integrale.

Sgravio parziale su cartella esattoriale impugnata

Se l’Amministrazione finanziaria ritiene valide le ragioni addotte dal contribuente, potrà annullare in autotutela la cartella esattoriale, comunicando all’Agente di riscossione questo provvedimento in modo da annullare il debito riportato nella cartella. Quando, però, lo sgravio è solo parziale, il tributo dovuto non viene interamente cancellato, ma soltanto ridotto nell’ammontare.

In tali condizioni, il giudizio tributario in corso, instaurato con l’opposizione del contribuente alla cartella di pagamento o all’avviso di accertamento esecutivo, deve proseguire perché l’atto impugnato rimane ancora in vita per la somma residua richiesta dal Fisco. Non occorre l’emissione di un nuovo ruolo, e di un nuovo atto di riscossione, per richiedere formalmente al contribuente l’importo ridotto per effetto dello sgravio, perché – come ha affermato da tempo la Corte di Cassazione [2] – opera il principio di conservazione degli atti, che mantiene efficaci anche quelli ulteriori e successivi basati sulla cartella esattoriale impugnata, come le intimazioni di pagamento, le iscrizioni ipotecarie e i pignoramenti.

Lo sgravio parziale comporta l’annullamento della cartella esattoriale?

La nuova pronuncia della Cassazione [1] che ti abbiamo anticipato all’inizio ha chiarito che lo sgravio parziale non porta all’annullamento integrale della cartella. Al contrario il giudice, quando accerta che la pretesa iniziale contenuta nell’avviso di accertamento è stata già ridotta a causa di uno sgravio (operato in autotutela dall’Amministrazione o dal giudice tributario in una precedente fase), deve annullare la cartella solo limitatamente alla parte sgravata, a meno che non ritenga di accogliere integralmente il ricorso. In sostanza, il giudice potrà ridurre l’importo della riscossione per un valore corrispondente a quello sgravato, ma non potrà annullare interamente l’atto impositivo, che perciò resta valido nella parte residua.

La spiegazione di ciò sta nel fatto che il processo tributario è un giudizio di impugnazione ma anche di merito, in quanto la decisione del giudice sostituisce sia la dichiarazione del contribuente, sia l’accertamento compiuto dal Fisco. Perciò il giudice, se ritiene invalido l’avviso di accertamento per motivi sostanziali, non può limitarsi ad annullarlo, ma deve esaminare nel merito le rispettive pretese avanzate dalle parti in causa, cioè dal contribuente e dall’Amministrazione finanziaria. Lo stesso principio vale quando la pretesa impositiva è stata parzialmente annullata a seguito di una domanda di condono o di una definizione agevolata che copre solo una parte delle imposte: anche in questo caso, l’importo della cartella esattoriale andrà ridotto in relazione a tale quota già definita.

Nell’occasione, la Suprema Corte ha affermato il seguente principio di diritto: «In ragione della natura di impugnazione-merito del processo tributario, e del rispetto dei principi del giusto processo diretti a contenere i tempi della giustizia di cui agli artt.111 Cost., 47 CDFUE (Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea) e 6 CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’uomo), il giudice, adito in una causa di impugnazione di cartella di pagamento, ove sia accertata l’esistenza di un titolo giudiziale definitivo che abbia ridotto la pretesa impositiva originariamente contenuta nell’avviso di accertamento presupposto, con conseguente insussistenza parziale, rispetto alle originarie pretese, del suo presupposto legittimante, non può invalidare “in toto” la cartella, ma è tenuto a ricondurre la stessa nella misura corretta, annullandola solo nella parte non avente più titolo nell’accertamento originario».

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi anche:


note

[1] Cass. ord. n. 39660 del 13.12.2021.

[2] Cass. sent. n. 10153/2020 e n. 12661/2016.


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