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Come si giustifica un bonifico?

15 Dicembre 2021
Come si giustifica un bonifico?

La causale non ha valore legale: per giustificare un bonifico, almeno dinanzi al Fisco, è sempre bene munirsi di valide prove documentali. 

Come si giustifica un bonifico? Contrariamente a quanto si crede, un bonifico non si giustifica utilizzando una causale piuttosto che un’altra. La causale è infatti una dichiarazione unilaterale fatta da chi esegue il pagamento, che può vincolare tutt’al più quest’ultimo e non certo il ricevente o, tantomeno, le autorità. Detto in parole povere, la causale non è una valida prova legale.

Detto ciò, come si giustifica un bonifico? Per rispondere correttamente a questa domanda dobbiamo innanzitutto capire da chi ci dobbiamo difendere e cosa dobbiamo dimostrare. Una serie di esempi serviranno a chiarire meglio la questione.

Pagamento fatto per errore

Il primo caso, piuttosto frequente, è quello del pagamento fatto alla persona sbagliata (si pensi a un errore nella digitazione dell’Iban) o a fronte di un debito inesistente (si pensi a chi esegue due volte il medesimo pagamento).

In questi casi, il bonifico non è giustificato da alcuna causa: non esiste cioè una ragione di credito. Sicché, per ottenere il rimborso basterà, se si è ancora nei termini concessi dal proprio istituto di credito, revocare l’ordine di bonifico o, diversamente, rivolgersi direttamente al ricevente ed eccepire l’errore. Se questi ritiene invece di aver diritto alla somma dovrà darne prova. Se questa prova non esiste, si può agire contro di lui in tribunale intentando una causa civile. 

Giustificare il pagamento agli occhi del Fisco

Il secondo caso è quello che preoccupa più spesso i titolari di conto corrente. Come a tutti noto, l’Agenzia delle Entrate ha la possibilità di rilevare le movimentazioni bancarie dei contribuenti. I controlli fiscali però possono essere effettuati solo su chi riceve il bonifico e non su chi lo effettua (a meno che, dietro l’operazione, si nasconda un reato come la compravendita di droga o di armi). 

A questo punto, il beneficiario del bonifico dovrà “denunciare” l’importo ricevuto nella propria dichiarazione dei redditi e pagare su di esso le tasse. Non deve farlo solo se si tratta di una somma che è già stata tassata alla fonte (come nel caso di una vincita al gioco) o di una somma esente (come nel caso di una piccola donazione). In questi casi, però, spetta al ricevente fornire la prova di ciò. Prova che non può certo essere la causale. Diversamente, si consentirebbe a chiunque di evadere le tasse. Si pensi al caso di chi, ottenendo un pagamento da un cliente, faccia scrivere nella causale “donazione” per non dichiararla al Fisco. 

In questo caso, come si giustifica il bonifico? È quanto mai opportuna una documentazione scritta che abbia «data certa» ossia attestata da un pubblico ufficiale o da un sistema di certificazione digitale. Facciamo un esempio. 

Se la somma viene erogata a titolo di donazione, per evitare eventuali contestazioni da parte dell’ufficio delle imposte che abbia rilevato il bonifico senza la relativa indicazione nella dichiarazione dei redditi, sarà bene redigere un atto di donazione e registrarlo o, in alternativa, spedirlo a sé stessi tramite posta raccomandata (il timbro postale fa pubblica fede) o tramite una Pec (che ha lo stesso valore della raccomandata). In alternativa, si può chiedere l’autentica delle firme al notaio o munire il documento informatico di una marca temporale. Tali sistemi servono per dare allo scritto la data certa ed evitare che possa apparire il frutto di un accordo retrodatato e sottoscritto solo al momento del controllo fiscale. 

Stesso discorso se la somma viene erogata a titolo di prestito tra privati. Se il bonifico è invece la restituzione di un prestito precedentemente ottenuto, lo stesso potrà essere giustificato tramite la movimentazione bancaria opposta, quella cioè proveniente dal conto del mutuante su quello del mutuatario.

Il regalo dei genitori

Se il bonifico è rivolto a consentire al beneficiario di acquistare un bene di rilevante valore (ad esempio, una casa, un’auto) siamo in presenza di una donazione indiretta. Per giustificare il passaggio di denaro ed evitare di pagare le tasse bisognerà, nell’atto di acquisto, specificare che il bene viene pagato con i soldi ricevuti, tramite bonifico, dal donante (di cui bisognerà indicare le generalità).

La contestazione sul pagamento 

Spesso, potrebbe accadere che tra due soggetti intercorrano rapporti di dare-avere nel lungo periodo. Si pensi all’inquilino con il locatore per il pagamento dei canoni mensili o al condòmino con il condominio per il versamento delle quote ordinarie. In questi casi, potrebbe succedere che il debitore, nell’effettuare il pagamento, imputi lo stesso a un determinato debito mentre il ricevente ad un altro.

Prendiamo il caso di Tizio che, dovendo pagare tanto le quote ordinarie quanto quelle straordinarie del condominio, faccia un pagamento di mille euro. A quale dei due debiti si deve imputare il bonifico? A quello indicato nella causale. Difatti, in tali casi, come anticipato, la causale del bonifico vincola il dichiarante e non il ricevente.

Pertanto, al contrario, se una persona dovesse donare a un’altra una somma di denaro ma nella causale dovesse scrivere “prestito”, la stessa non avrebbe valore per il ricevente se questi è in grado di dimostrare che, negli accordi presi tra le parti, non vi era l’obbligo di restituzione dei soldi. 

Bonifico parlante

Spesso, la legge riconosce alcune detrazioni fiscali solo a chi esegue il pagamento tramite strumenti tracciabili. Tra questi è noto il bonifico parlante per le ristrutturazioni di casa. In tali ipotesi, è la legge stessa a specificare quale debba essere la causale corretta da indicare nel bonifico per poter ottenere l’agevolazione. 



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