Diritto e Fisco | Articoli

Quando si passa dalla parte della ragione a quella del torto

15 Dicembre 2021
Quando si passa dalla parte della ragione a quella del torto

Esercizio arbitrario delle proprie ragioni ed abuso di diritto: tutti gli errori che possono costare la sconfitta in una causa. 

Chi non conosce la legge rischia spesso di passare dalla parte della ragione a quella del torto. Ciò succede, ad esempio, quando si eccede nell’esercizio dei propri diritti o quando, pur non avendo alcuna responsabilità per un determinato fatto, ci si comporta in modo contrario alla buona fede per ridurre l’effetto dei danni. 

Così, solo una volta che si va dall’avvocato per chiedere tutela, ci si accorge di aver sbagliato qualcosa e, con il proprio comportamento, di aver pregiudicato la possibilità di vincere il giudizio. Non sono pochi infatti i casi di chi, pur essendo partito da una condizione di “ragione”, viene condannato per essersi comportato in modo scorretto. 

Ecco alcuni esempi di casi tipici in cui si passa dalla parte della ragione a quella del torto.

Partiamo dalle offese. Chi viene insultato pubblicamente o in privato può a sua volta reagire con un insulto, ma non può arrivare a minacciare l’avversario di fargli male. Diversamente, può essere querelato per il reato di minacce, non giustificabile per la provocazione subìta.

Chi subisce un danno per un comportamento illecito compiuto da altri non può aggravare il danno stesso. Se è nella sua possibilità di ridurne le conseguenze deve comportarsi secondo buona fede. Così, ad esempio, chi vede che dal soffitto piove acqua per delle perdite derivanti dalle tubature del condomino del piano di sopra deve spostare tutti gli oggetti che potrebbero essere pregiudicati dalla situazione, come il televisore. Se questi si guastano poi il danneggiato non può più chiedere il risarcimento.

Se una persona rivendica un pagamento da un’altra e questa chiede uno sconto o una dilazione non può poi contestare l’esistenza del credito: la proposta infatti di un accordo costituisce una tacita ammissione di debito. 

Chi vanta un credito da un’altra persona e, nell’agire in giudizio contro di questa, frammenta l’azione in più cause, ciascuna per un importo più basso, è responsabile per abuso di diritto e non ha diritto più al pagamento.

Il proprietario di un appartamento che, per mandare via l’inquilino moroso, cambia la serratura dell’appartamento o stacca le utenze è responsabile penalmente e civilmente: egli infatti deve affidare la tutela delle proprie ragioni alla giustizia e non alle proprie iniziative.

Il coniuge che, nel cercare di procurarsi le prove del tradimento dell’altro, gli strappa il telefono di mano commette il reato di rapina; così come può essere denunciato per il reato di violazione di sistema informatico chi entra nell’account del partner convivente pur avendo, in precedenza, ricevuto dal titolare le relative credenziali di accesso.

Il programmatore che, non pagato dal proprio cliente, danneggia il sito che aveva realizzato su incarico di questi commette reato. Il recupero del credito infatti deve sempre avvenire tramite il giudice e non attraverso forme di autotutela non previste dall’ordinamento. 

Chi martella di telefonate il debitore o gli invia email minatorie può rispondere del reato di stalking. 

Chi, per punire il venditore del fatto di non essersi comportato correttamente, pubblichi una recensione diffamante commette reato.

Chi sottrae con forza un cellulare ritenendolo erroneamente di sua proprietà commette reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Il lavoratore dipendente che non ottiene dal proprio datore le ferie nei giorni richiesti e perciò prenda dei giorni di permesso per malattia può essere licenziato se la malattia è falsa. Lo stesso dicasi se abusa dei permessi previsti dalla legge 104.

Il condomino che non viene convocato all’assemblea che decide sulle spese e poi si vede recapitare dall’amministratore una richiesta di pagamento per vari oneri, è costretto a versare le somme richieste. Era infatti suo onere impugnare la delibera assembleare entro 30 giorni dalla comunicazione del relativo verbale. Una volta scaduti tali termini non può più opporsi alla decisione del condominio.

Il padrone di casa che, alla scadenza dell’affitto, si veda riconsegnare l’appartamento in pessime condizioni non può trattenere la caparra a titolo di ristoro dei danni e di contributo per le spese di manutenzione se, nel contempo, non agisce in giudizio contro l’inquilino. Poiché infatti spetta solo al giudice determinare l’importo del risarcimento, se tale azione non viene intrapresa subito, il locatore è tenuto a restituire la caparra. 

Il ristoratore che trattiene il cliente perché non paga il conto o il titolare della discoteca che non fa uscire il giovane che non ha la prova di aver consumato rischiano di essere incriminati per sequestro di persona.

Chi spara al ladro che sta solo rubando senza aggredire i proprietari o quando questo sta già scappando rischia l’incriminazione per eccesso di legittima difesa. 

Il dipendente che viene trasferito in un’altra sede in assenza delle necessità produttive e organizzative richieste dalla legge non può rifiutarsi di andare a lavorare: se vuole opporsi all’ordine di servizio deve impugnarlo dinanzi al giudice ma non può macchiarsi di insubordinazione. 



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