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Come sviluppare la mia agricoltura

2 Aprile 2022 | Autore: Andrea Mistri
Come sviluppare la mia agricoltura

Il settore primario offre potenzialmente tantissime possibilità ai più e meno giovani di fare impresa. Alcuni consigli pratici per far crescere la tua azienda o, almeno, per non finire in perdita.

«I giovani tornano alla terra!»: è una frase che sempre più spesso sentiamo pronunciare entusiasticamente al telegiornale durante servizi che tendono a magnificare la vita in campagna e all’aria aperta rispetto alla vita in città e al chiuso, a maggior ragione in questi (orribili) tempi di pandemia da Covid-19. In quest’articolo, però, non troverai la rievocazione di atmosfere bucoliche o citazioni di frasi e pensieri di ambientalisti più o meno noti, ma alcuni consigli di natura economica e giuridica per cercare di veder crescere la tua azienda agricola. Probabilmente, ti starai chiedendo: come sviluppare la mia agricoltura?

Nei prossimi paragrafi, ragioneremo insieme sulle caratteristiche e sulle debolezze peculiari del settore primario, su come gestire l’azienda agricola e renderla più competitiva sul mercato, su cosa si intende oggi per imprenditore agricolo, sull’accesso al credito agrario (anche privilegiato) e, infine, sulle diverse forme di sostegno pubblico all’agricoltura.

Preparazione all’economia del settore primario

Prima di illustrare le possibilità offerte dalla legge, vale la pena svolgere alcune considerazioni di natura prettamente economica soprattutto in favore dei lettori che non hanno esperienze lavorative nel settore primario:

  1. non tutti nasciamo con il “fiuto per gli affari” e, per questo, prima di aprire una propria attività con tutti i relativi costi di tempo e denaro, sarebbe preferibile svolgere un periodo di lavoro subordinato presso aziende agricole già costituite. Potrà sembrarti un consiglio banale, ma la pratica è davvero meglio della teoria, soprattutto di quella propinata in numerosi programmi televisivi;
  2. un bravo imprenditore non potrà sempre e solo fare affidamento sui propri collaboratori o sui propri consulenti agrari, legali o fiscali, ma dovrà curare costantemente la propria preparazione tecnica, informarsi sull’andamento dei mercati dei prodotti agricoli, cercare di ottenere ogni singolo aiuto pubblico erogato su base regionale, statale ed europea (la cosiddetta Pac), e, ovviamente, andare costantemente in azienda verificandone in prima persona la massima efficienza e sicurezza;
  3. non è possibile restare indietro nella corsa allo sviluppo tecnologico, infatti, l’uso di moderne tecnologie informatiche, dell’intelligenza artificiale e della robotica in tutto lo sviluppo di un ciclo biologico rappresenta ormai la realtà: è l’Agricoltura 4.0. Molte imprese si stanno infatti dotando di siti Internet per la vendita dei propri prodotti on-line, una nuova forma di commercio indirizzata ad affiancare la tradizionale vendita diretta in azienda;
  4. essendo legato allo sviluppo di cicli biologici, il settore primario è profondamente diverso da quello delle industrie e dei servizi, infatti, in agricoltura non è possibile sapere con certezza quanta merce riuscirai a produrre e a vendere durante una singola annata agraria, per questo, occorre diversificare la produzione dei beni e le attività imprenditoriali;
  5. in questo settore economico, può bastare un singolo evento meteorologico avverso per rovinare la produzione di un’intera annata agraria (ad es. siccità, grandine e gelate primaverili), per questo motivo, tra le spese da affrontare annualmente, dovresti sostenere anche i costi per adeguate coperture assicurative. In caso di calamità naturali, le Regioni normalmente intervengono a sostegno degli agricoltori, ma non è possibile fare affidamento su degli aiuti economici erogati a distanza di mesi e, spesso, di entità insufficiente per coprire completamente le perdite.

Cosa si intende per imprenditore agricolo?

A differenza di quanto si possa pensare, le norme di legge forniscono una definizione molto ampia di imprenditore agricolo, consentendo così a quest’ultimo di poter svolgere diverse tipologie di attività economiche [1], mantenendo benefici fiscali [2] e la possibilità di poter accedere a credito agevolato [3] e ad aiuti pubblici [4].

Riassumendo, l’imprenditore agricolo è colui che svolge:

  • attività di coltivazione di un fondo (sia a seminativo che a frutteto);
  • selvicoltura (coltivazione e conservazione di un bosco, anche per finalità ambientali e non solo per la produzione di legname);
  • allevamento di animali (non solo di bestiame);
  • attività connesse (ad es. agriturismo).

Le prime tre attività, che possiamo definire come principali, si intendono dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria di esso, di carattere animale o vegetale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo (quindi anche le serre sopraelevate rispetto al suolo), il bosco o le acque dolci, salmastre o marine (si pensi all’allevamento di pesci o molluschi).

Si intendono connesse quelle attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo (che sia quindi già coltivatore, selvicoltore o allevatore), dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione aventi ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalle tre attività principali.

Sono considerate connesse anche quelle attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale (si pensi ad esempio a quelle imprese che si occupano dello sfalcio e della pulizia delle banchine stradali e delle aiuole delle rotatorie), o le attività di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge: sono i casi dell’agriturismo, dell’acquiturismo [5], dell’ittiturismo e del pescaturismo, le quali sono disciplinate dalle leggi delle singole regioni (non potresti quindi fare riferimento alla Legge Regionale dell’Emilia-Romagna qualora volessi aprire un agriturismo in Lombardia o in Toscana).

Tra le attività connesse, merita di essere citata la produzione e la cessione di energia elettrica tramite impianti fotovoltaici realizzati sul fondo da parte dell’agricoltore (entro certi limiti di Kw); per lo sviluppo dell’agro-voltaico, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede un investimento di risorse per oltre un miliardo di euro.

Esistono speciali forme di finanziamento?

Tra i finanziamenti di natura privatistica, troviamo il cosiddetto credito agrario, istituto attualmente disciplinato dagli articoli 43 e 44 del Testo Unico Bancario [6]. Esso ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti destinati alle attività agricole e zootecniche nonché a quelle a esse connesse o collaterali.

La nozione di credito agrario è caratterizzata dall’estrema ampiezza della gamma di attività che possono essere oggetto del credito e dal fatto che essa non si riferisce in via esclusiva a soggetti che siano necessariamente imprenditori agricoli ex art. 2135 c.c. (vedi paragrafi precedenti). Vengono definite come attività connesse o collaterali: l’agriturismo, la manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti, nonché le altre attività individuate dal Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio.

I finanziamenti, anche a breve termine, possono essere assistiti dal privilegio speciale su beni mobili, comunque destinati all’esercizio dell’impresa e non iscritti in pubblici registri, previsto dall’articolo 46 del TUB.

Il privilegio legale ricade su determinati beni mobili dell’impresa finanziata:

  • frutti pendenti, prodotti finiti ed in corso di lavorazione;
  • bestiame, merci, scorte, materie prime, macchine, attrezzi ed altri beni, comunque acquistati con il finanziamento concesso;
  • crediti, anche futuri, derivanti dalla vendita dei beni sopra indicati. Per le operazioni di credito agrario (e peschereccio), è sempre possibile il ricorso alla garanzia ipotecaria sui beni immobili.

È inoltre prevista una speciale procedura esecutiva per i beni sottoposti a privilegio legale e convenzionale: in caso di inadempimento, il giudice del luogo in cui si trovano i beni sottoposti a privilegio può, su istanza dell’istituto bancario creditore, assunte sommarie informazioni, disporre l’apprensione e la vendita dei beni (quest’ultima sarà effettuata ai sensi dell’articolo 1515 cod. civ.).

Nonostante le possibilità di ottenere tali notevoli garanzie al credito, gli istituti di bancari si sono (troppo) spesso rifiutati di concedere finanziamenti agli agricoltori, rendendo così necessario un forte intervento pubblico (che ormai potremmo definire come organico anche in situazioni di “normalità”) con la costituzione di nuove specifiche forme di garanzia creditizia e finanziaria da parte dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo ed alimentare (Ismea) [7]. Questo ente pubblico economico interviene sul mercato fornendo agli istituti bancari delle garanzie sussidiarie a integrazione di quelle private che già assistono le operazioni di credito e scatta automaticamente per ripianare le perdite eventualmente subite dalle banche dopo l’escussione delle garanzie primarie.

Ismea ha altresì costituito un sistema di garanzie dirette (la fideiussione, la cogaranzia e la controgaranzia), le quali hanno la funzione di integrare la capacità degli agricoltori di offrire garanzie agli istituti di credito e di proteggere direttamente questi ultimi dal rischio di insolvenza dell’imprenditore agricolo per la quota di finanziamento garantita.

Esistono altre forme di sostegno pubblico all’agricoltura?

In ragione delle sue caratteristiche e debolezze peculiari, nel nostro Paese l’agricoltura ha sempre beneficiato di particolari aiuti pubblici, un tempo erogati a livello statale e, successivamente, a livello comunitario nell’ambito della Politica agricola comune (Pac). Il 2 dicembre 2021, il Consiglio dell’Unione Europea ha formalmente adottato la nuova Pac per il periodo 2023-2027, indirizzata, nelle intenzioni dei politici, a garantire un futuro sostenibile per gli agricoltori europei, fornire un sostegno mirato alle aziende agricole di piccole dimensioni, consentire agli Stati membri una maggiore flessibilità nell’adattamento delle misure alle condizioni locali.

Nell’ambito dell’attuale Politica agricola comune, esistono molteplici forme di sostentamento diretto al reddito degli imprenditori (soprattutto per i giovani che non hanno compiuto i quarant’anni) e ai loro investimenti tramite i cosiddetti programmi di sviluppo rurale, i quali possono comprendere sovvenzioni, prestiti o forme di garanzia (tutto questo tramite il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale).

Al di là di speciali forme di sostegno erogate in questi ultimi due anni a più livelli per fronteggiare la pandemia (ad esempio, per l’acquisto di mascherine, disinfettanti, cartelli, termometri digitali), vengono solitamente riconosciuti su base regionale anche aiuti per fronteggiare diverse criticità non sempre dovute ad eventi atmosferici (è il caso dei contributi per l’acquisto e la posa di reti anti cimice asiatica).

Altra interessante agevolazione è la cosiddetta “Nuova Sabatini“, messa a disposizione dal ministero dello Sviluppo Economico per facilitare l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese per l’acquisto (anche in leasing) di macchinari, impianti, attrezzature, beni strumentali, hardware, software e tecnologie digitali [8].



Di Andrea Mistri

note

[1] Art. 2135 cod. civ.

[2] Ad esempio, la fiscalità di vantaggio riconosciuta ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali.

[3] Il cosiddetto “credito agrario”, articoli 43 e 44 Testo Unico Bancario, nonché particolari forme di finanziamento erogate da parte dell’Ismea.

[4] Aiuti erogati dalle singole Regioni sulla base della normativa Pac dell’Unione Europea.

[5] L’insieme delle attività di ospitalità, didattiche, culturali, ricreative, di fornitura di beni e servizi dirette alla corretta fruizione degli ecosistemi acquatici, vallivi e delle risorse dell’acquicoltura, e, altresì, alla valorizzazione degli aspetti sociali e culturali delle imprese di acquicoltura.

[6] D. Lgs.  n. 385 dell’1.09.1993.

[7] L’Ismea, oltre a costituire forme di garanzia creditizia e finanziaria, presta altresì servizi informativi, assicurativi e finanziari agli imprenditori agricoli.

[8] Il finanziamento può essere assistito, fino all’80% del suo ammontare, dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” e deve essere: di durata non superiore ai cinque anni; di importo compreso tra i ventimila e i 4 milioni di euro; interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili.


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