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Calcolo dei termini di prescrizione

2 Aprile 2022 | Autore:
Calcolo dei termini di prescrizione

Si parla di prescrizione quando il passare del tempo fa perdere un diritto perché il titolare manca di esercitarlo.

La prescrizione è un istituto giuridico che comporta l’estinzione di un diritto a causa del decorso di un determinato lasso di tempo. In altre parole, se il titolare di un diritto non lo esercita nel periodo stabilito dalla legge, lo perde perché cade in prescrizione e non esiste più. La prescrizione, quindi, è la conseguenza giuridica della situazione di inerzia di tale soggetto. Come si calcolano i termini della prescrizione?

A norma del Codice civile, il calcolo dei termini per la prescrizione avviene secondo il calendario comune [1] e gli stessi sono diversi a seconda del diritto che ne costituisce l’oggetto.

Non tutti i diritti comunque vengono meno per il mancato esercizio nel tempo fissato, in quanto l’ordinamento ne considera alcuni imprescrittibili. Più precisamente, si tratta: dei diritti indisponibili, ovvero quelli della personalità (ad esempio, il diritto al nome, il diritto all’immagine, alla vita e all’integrità fisica, alla riservatezza e all’identità personale) e di quelli inerenti ai rapporti di famiglia, che non possono formare oggetto di disposizione da parte del titolare (vedi il diritto di potestà dei genitori sui figli); del diritto di proprietà, che non si perde per l’inattività del titolare ma solo per l’acquisto del diritto da parte di un terzo in forza di usucapione; altri diritti individuati dalla legge, vedi ad esempio il diritto a far valere la nullità di un contratto, che può essere esercitato dal titolare in qualsiasi momento.

Prescrizione: perché opera e quali sono le diverse tipologie?

La prescrizione trova la propria ragione d’essere nell’esigenza di certezza del diritto: l’ordinamento giuridico, infatti, non consente che i terzi rimangano in una situazione permanente di incertezza circa la volontà del titolare di esercitare o meno un proprio diritto. Pertanto, se questi non lo esercita nel periodo fissato, ricollega al suo comportamento la perdita del diritto per rinuncia allo stesso.

Esistono diverse tipologie di prescrizione:

  1. la prescrizione ordinaria, che ha una durata di dieci anni e si applica in tutti i casi in cui la legge non prevede una durata differente [2];
  2. la prescrizione breve, che ha una durata minore di dieci anni, ad esempio cinque anni come nell’ipotesi del diritto al risarcimento del danno, degli interessi e dei crediti da locazione oppure di due anni, per i diritti che derivano dai contratti di assicurazione ad eccezione di quello sulla vita o all’azione di risarcimento danni prodotti da circolazione stradale, oppure di un anno come nell’ipotesi dei diritti derivanti dai contratti di trasporto, di mediazione e di assicurazione [3];
  3. la prescrizione presuntiva, che si ha quando il decorso di un certo periodo di tempo fa nascere a favore del debitore una presunzione legale che il pagamento sia avvenuto [4]. Si pensi al debitore che afferma di avere pagato il prezzo di una merce ma non può dimostrarlo perché non ha la ricevuta di pagamento. Se viene chiamato in giudizio dal creditore, può eccepire l’avvenuta prescrizione presuntiva. In tal caso, spetta al creditore dimostrare il contrario attraverso il cosiddetto giuramento decisorio. Se il debitore giura di avere pagato, fatte salve le conseguenze penali che potrebbero derivare dal falso giuramento, il giudice deve attenersi a quanto dichiarato dalla parte, senza poterne verificare l’attendibilità e la veridicità.

Calcolo dei termini per la prescrizione: come si effettua?

La prescrizione inizia a decorrere, ovvero si calcola, dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Ciò vuol dire che la prescrizione comincia a decorrere dal momento in cui il diritto può essere di fatto esercitato anche se il suo titolare dovesse trovarsi nell’impossibilità di farlo.

Peraltro, non assumono rilievo degli eventuali ostacoli che impediscono l’esercizio del diritto (vedi l’ipotesi in cui il contratto al quale si riferisce il diritto che si vuole esigere, è sottoposto a un termine o a una condizione sospensiva). In tal caso, la prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui scade il termine o dal momento in cui si avvera la condizione.

Il calcolo dei termini avviene secondo il calendario comune. Non si computa il giorno nel quale cade il momento iniziale e la prescrizione si verifica con lo spirare dell’ultimo istante del giorno finale.

Detto più semplicemente, nel conteggio del termine di prescrizione va escluso il giorno iniziale (il cosiddetto dies a quo) mentre si considera quello finale (dies ad quem). Inoltre, è necessario che il giorno finale sia completamente decorso, nel senso che la durata si sia protratta fino alla mezzanotte, che va da questo giorno a quello successivo.

Nel computo dei termini a giorni o ad ore non si deve tenere conto delle frazioni e, pertanto, il giorno deve essere sempre calcolato per intero.

Se il periodo è computato in anni, mesi o giorni, si fa riferimento alla scadenza dei medesimi, senza tener conto se l’anno è bisestile o degli effettivi giorni del mese (ad esempio, 1° febbraio, 1° marzo, indipendentemente dal numero di giorni di ogni mese).

Se il termine scade in un giorno festivo, è spostato di diritto al giorno seguente non festivo.

Se, invece, il termine è a mese, scade nel giorno corrispondente a quello del mese iniziale (cosiddetto criterio ex nominatione dierum); se nel suddetto mese manca il giorno in questione, il termine si compie con l’ultimo giorno del medesimo mese.

Prescrizione: è possibile sospenderla o interromperla?

Il decorso dei termini per la prescrizione può essere sospeso o interrotto.

La sospensione opera quando il mancato esercizio del diritto da parte del titolare è giustificato dall’esistenza di particolari rapporti tra le parti. Ad esempio, la prescrizione non decorre nel caso dei coniugi, dei genitori e dei figli minori, tra il tutore e l’interdetto, tra le persone i cui beni sono sottoposti all’amministrazione altrui e coloro che esercitano l’amministrazione, tra le persone giuridiche e i loro amministratori oppure quando vi è stato un occultamento doloso da parte del debitore.

Altresì, la sospensione della prescrizione opera in presenza di particolari condizioni del titolare. Si pensi al caso dei minori non emancipati e degli interdetti per infermità di mente, laddove la prescrizione si sospende per il periodo in cui sono privi di un rappresentante legale e per i 6 mesi successivi alla nomina o alla cessazione dell’incapacità, oppure al caso dei militari in servizio, degli appartenenti alle forze armate dello Stato e per coloro che si trovano per ragioni di servizio al seguito delle forze stesse, in relazione ai quali la prescrizione si sospende in tempo di guerra.

I motivi di sospensione sono tassativamente individuati dalla legge e, al momento della loro cessazione, la prescrizione inizia a decorrere per la parte residua.

L’interruzione della prescrizione, invece, si verifica quando il titolare del diritto lo esercita (ad esempio, tramite la notifica di un atto con il quale dà inizio a un giudizio o con il compimento di ogni altro atto con il quale mette in mora il debitore) oppure quando il diritto viene riconosciuto dal soggetto passivo del rapporto [6].

La conseguenza dell’interruzione è che a partire dall’atto interruttivo la prescrizione inizia a decorrere da capo [7].

Sullo stesso argomento è consigliata la lettura degli articoli “Cos’è la prescrizione e come funziona” e “Calcolo prescrizione civile”.


note

[1] Art. 155, co. 2, e art. 2963 cod. civ.

[2] Art. 2946 cod. civ.

[3] Artt. 2947 e ss. cod. civ.

[4] Artt. 2954 e ss. cod. civ.

[5] Art. 2941 e Art. 2942 cod. civ.

[6] Art. 2943 e Art. 2944 cod. civ.

[7] Art. 2945 cod. civ.


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