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Studi settore: non basta il semplice scostamento. Obbligo di motivazione

16 Luglio 2014
Studi settore: non basta il semplice scostamento. Obbligo di motivazione

Accertamento fiscale nullo se l’Agenzia delle Entrate non motiva il rigetto delle difese assunte dal contribuente in sede di contraddittorio con l’amministrazione.

Non basta il semplice scostamento dagli studi di settore per poter procedere, in automatico, all’accertamento fiscale nei confronti del contribuente. Non basta neanche che l’amministrazione ritenga insufficienti le motivazioni da quest’ultimo addotte a propria difesa durante il contraddittorio con l’ufficio. Al contrario è necessario e imprescindibile che l’Agenzia delle Entrate dia sempre e comunque una motivazione sulle ragioni che l’hanno indotta a rigettare la difesa avanzata dal contribuente: motivazione che non può essere sintetica e generica, ma va argomentata con precisione, in modo da consentire il diritto di critica e difesa al cittadino.

A questa importantissima conclusione è pervenuta una sentenza di qualche giorno fa della Commissione Tributaria Regionale di Roma [1].

Sarà, quindi, più difficile, per il fisco, utilizzare gli studi di settore se l’ufficio non motiva il rifiuto delle giustificazioni presentate in sede di contraddittorio dal contribuente. Non solo. Un moderato scostamento dagli standard non giustifica l’atto impositivo.

La CTP romana va subito al nocciolo della questione, dimostrando di prediligere argomenti sostanziali. Al di la, infatti, delle disquisizioni teoriche sul valore degli studi di settore [2], prima di procedere a spiccare l’atto impositivo, bisogna dare massimo peso e risalto al contraddittorio con il contribuente, che deve essere chiamato presso l’ufficio per motivare le ragioni del proprio scostamento dagli standard.

Tale fase del procedimento rappresenta un presupposto imprescindibile e fondamentale per la validità del successivo accertamento.

Peraltro, il suddetto contraddittorio, per essere ritenuto effettivamente realizzato richiede non solo il dato formale dell’invito al contribuente a controdedurre, ma anche che l’Ufficio prenda posizione su tutte le osservazioni formulate dal contribuente a propria difesa e dia congrua ed esaustiva motivazione sul loro mancato accoglimento.

In altre parole, la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento dai parametri, ma deve essere integrata con le ragioni che hanno portato l’Ufficio a non dare credito alle giustificazioni del contribuente.

Ecco quindi che un formale, sintetico e incomprensibile rigetto della difesa presentata dal cittadino – rigetto formulato con una motivazione inesistente o, comunque, tanto concisa da non poter essere compresa – non potrebbe mai portare a un valido atto di accertamento.

La decisione è conforme a una successiva sentenza della Cassazione [3] secondo cui la motivazione dell’atto di accertamento, compiuto mediante applicazione degli studi di settore, deve essere integrata anche con le ragioni che hanno indotto l’ufficio a disattendere le contestazioni sollevate dal contribuente in fase di contraddittorio. Solo in questo modo, infatti, la presunzione derivante dallo scostamento dai parametri considerati può assumere quel carattere di gravità, precisione e concordanza che altrimenti non le sarebbe attribuibile.

Tale pronuncia, infatti, muove proprio dall’assunto, più volte ribadito dalla Corte, che la procedura di accertamento standardizzato nasca solo in esito al contraddittorio con il contribuente, da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’atto stesso.


note

[1] CTR Roma sent. n. 1106/2014.

[2] E sulla differenza tra presunzioni semplici e presunzioni legali.

[3] Cass. sent. n. 16457 del 18.07.14.

Autore immagine: 123rf com


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