La lettera del bambino che ha commosso l’Italia

15 Dicembre 2021 | Autore:
La lettera del bambino che ha commosso l’Italia

Fa il giro dei social il biglietto lasciato ai genitori dal piccolo Mario, 7 anni, in cui ha espresso la sua paura di morire: «Vi lascio un cuore».

«Dolce», «tenero», «cuore d’oro», «empatico e persino umile». Ecco alcuni degli aggettivi che il popolo del web ha dedicato a Mario, 7 anni, autore della lettera che, da qualche giorno, ha commosso e continua a commuovere l’Italia. Mario vive a Cosenza ed è il figlio del direttore del nostro portale, La Legge per Tutti, Angelo Greco. La brutta stagione gli ha portato un po’ di tosse. Come quella di cui sente parlare in giro quando gli adulti si confrontano con la paura del Covid. Forse, un po’ di questa paura lo ha contagiato e, senza pensarci due volte, ha scritto un biglietto ai genitori. Poche parole, con cui il bambino ha colpito dritto al cuore prima papà e mamma e poi decine di migliaia di italiani: «In caso che dovrei morire, vi lascio un cuore». E sotto, come si vede nella foto che accompagna questo articolo, il disegno, appunto di un cuore.

Poteva essere visto come il messaggio «innocente» di un bambino di 7 anni e finire nell’album dei biglietti che un genitore conserva negli anni. Invece, quelle parole hanno finito per commuovere non solo i genitori ma l’Italia intera. È stato proprio il padre a pubblicare sulle sue pagine social la foto del bigliettino scritto dal figlio con questo commento:

«Mio figlio con tosse (tampone negativo)… teme di morire e prima di andare a letto ci lascia questo bigliettino, piangendo.

È la dimostrazione che alcuni di noi genitori – tra cui mi metto in prima fila – abbiamo fallito perché abbiamo pensato di tutelare i nostri figli (giustamente) dal virus ma tralasciando gli effetti che avrebbero avuto tutti i tg e i vari “non metterti le mani in bocca”. Saranno cresciuti tutti prima del tempo.

Ma quanta dolcezza in questo “testamento”. Ci voleva lasciare tutto ciò che aveva. Il suo cuore. Inutile dire che ora sta meglio di prima e salta da un lampadario all’altro 🤣🤣.

E comunque ciò che uccide davvero è il condizionale».

Non un semplice aneddoto, quindi. Non la voglia di mettere in mostra la paura del figlio. Ma l’invito alla riflessione, a partire proprio da quello: dalla paura di un bambino per una tosse derivata da un male di stagione. Invito che è stato raccolto, come detto, dalle decine di migliaia di follower di Angelo Greco sui social: più di 20mila like lasciati su Instagram con centinaia di condivisioni, quasi 400 sulla pagina personale di Facebook e altrettanti su quella business, oltre 200 su LinkedIn, addirittura 10mila in appena 24 ore sulla community del canale YouTube.

E non solo un semplice click ma centinaia e centinaia di commenti: «Questo messaggio mi colpisce molto – commenta Rossella su Facebook –. Perché i nostri bambini sono molto spaventati e forse non sanno neppure il perché. E forse siamo noi a sbagliare». Vittoria, invece, ripone in Mario «tanta speranza e tutto il bene», augurandogli «che possa sempre gioire e saltare». Carlotta si spinge oltre e scrive a caratteri cubitali: «PATRIMONIO DELL’UMANITÀ».

Su Instagram, Fabiana rassicura i genitori: «Vostro figlio vi ama, prima di “morire” il suo pensiero va a voi. I valori della famiglia e della condivisione», scrive. Mentre Alessandro riflette: «Anche tutta la lontananza forzata per bimbi e ragazzi da scuola temo avrà conseguenze nelle relazioni sociali..il lockdown ha pesato a me, immagino ai bimbi». E Ciro incalza: «Non è un fallimento! Spiegare ai bambini la pericolosità di questo virus è renderli consapevoli!».

Pensiero non condiviso da Claudio che, su LinkedIn scrive: «Sì abbiamo fallito come genitori, non riusciamo più a distinguere una normale influenza di stagione da un virus. Oggi è vietato ammalarsi e se capita scatta l’allarme rosso. E così i bambini invece di sentirsi tutelati sono impauriti dagli adulti impazziti».

Mario ha scritto appena nove parole in un biglietto con cui ha voluto esprimere ai genitori il suo stato d’animo. Non per chiedere apertamente aiuto ma per rassicurarli: potrebbe succedermi il peggio, ma il mio cuore è e resterà sempre vostro. Anche noi rassicuriamo il nostro direttore: se, come lui sostiene e tutti sperano, «a uccidere sono solo i congiuntivi», quella è una malattia da cui i bambini intelligenti, a differenza di qualche politico o di qualche pseudo-intellettuale, guariscono velocemente.



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