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Mentire all’ufficiale giudiziario: è reato?

16 Dicembre 2021 | Autore:
Mentire all’ufficiale giudiziario: è reato?

Cosa succede se il debitore esecutato rende false, omesse o incomplete dichiarazioni sull’esistenza di beni pignorabili? Cosa si rischia durante il pignoramento?

Quando arriva l’ufficiale giudiziario per pignorare i beni del debitore insolvente, molti si disperano, ma qualcuno pensa che non tutto è perduto: si può ancora salvare il salvabile, anche se in maniera fraudolenta. Infatti il funzionario, quando accede nell’abitazione o in azienda, chiede al debitore l’esistenza dei beni da pignorare. E in quel momento la tentazione di mentire è forte; si cerca di omettere qualcosa, o magari lo si è nascosto prima, per non farlo trovare. Quali sono le conseguenze di questo comportamento, che è sicuramente riprovevole perché mette a rischio il recupero del credito? È reato mentire all’ufficiale giudiziario?

La legge penale prevede alcune norme per tutelare i creditori dalla facile possibilità che i debitori – che sono stati preavvisati dell’arrivo del pignoramento con la notifica dell’atto di precetto – nascondano i loro beni mobili altrove. Per questo un’apposita norma prevede un obbligo per il debitore di dichiarare all’ufficiale giudiziario se vi sono beni pignorabili, quando quelli rinvenuti risultano insufficienti a soddisfare il credito azionato in via esecutiva. E se non sono in quel luogo, bisogna indicare anche dove si trovano. In questa fase, il debitore pignorato che mente all’ufficiale giudiziario commette un reato, ma non sempre: ci sono dei casi che restano immuni dalle più severe sanzioni penali.

Pignoramento mobiliare: come si esegue?

Il pignoramento mobiliare è quello che ha ad oggetto beni mobili, come quadri, arredi, gioielli e altri valori (ad esempio, il denaro custodito in cassaforte). Quando l’ufficiale giudiziario si reca presso l’abitazione del debitore – o in altri luoghi nella sua disponibilità, come il domicilio o l’azienda – per ricercare i beni da pignorare, li individua e li elenca per farli vendere all’asta; il creditore si soddisferà sul ricavato della vendita.

Se l’ufficiale giudiziario non rinviene beni da pignorare – oppure se essi sono di valore insufficiente per coprire l’ammontare del credito azionato in via esecutiva – invita il debitore a comunicargli l’esistenza di ulteriori beni, o redditi, pignorabili. Il debitore deve rilasciare un’apposita dichiarazione al riguardo, che l’ufficiale giudiziario riporterà a verbale. A questo punto, si apre la possibilità di commettere reato, se il debitore rende dichiarazioni false o incomplete.

Quando mentire all’ufficiale giudiziario è reato

L’art. 492 del Codice di procedura civile stabilisce che l’ufficiale giudiziario, quando i beni già assoggettati a pignoramento risultano insufficienti a soddisfare il credito, chiede al debitore di indicare ulteriori beni pignorabili, specificando i luoghi in cui si trovano e le generalità degli eventuali terzi debitori. E, soprattutto, in questo delicato momento lo avverte delle sanzioni previste per le omesse o false dichiarazioni. Queste sanzioni sono di natura penale: si tratta, in particolare, del reato di «mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice», previsto e punito dall’art. 388 del Codice penale con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a 516 euro.

Questa norma non richiede che dalla bugia del debitore il creditore abbia subìto un effettivo danno, ma si limita a punire il mendacio in sé, in quanto esso potrebbe compromettere il soddisfacimento della pretesa creditoria. In questa fase, il debitore non può sottrarsi all’obbligo di rendere una dichiarazione veritiera e completa contestando i presupposti del pignoramento avviato o dell’azione esecutiva in genere: per farlo deve proporre opposizione al giudice nelle forme di legge (leggi “Come opporsi all’ufficiale giudiziario“).

Falsa dichiarazione all’ufficiale giudiziario: è reato?

Esiste un’altra norma incriminatrice, l‘art. 495 del Codice penale, che punisce la «falsa attestazione o dichiarazione al pubblico ufficiale sull’identità o su qualità personali proprie o di altri». Ci si chiede se questo reato possa concorrere con quello di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, ma la giurisprudenza ha fornito risposta negativa: la Cassazione [1] afferma che il debitore pignorato che mente all’ufficiale giudiziario nell’indicare i beni da pignorare non commette il reato di falsa dichiarazione, detto anche «falso ideologico».

In particolare, la Suprema Corte ha rilevato che il debitore esecutato che non indichi – o sottragga – i propri beni mobili da pignorare commette soltanto il reato previsto dall’art. 388 del Codice penale, mentre non scatta il falso ideologico, che è assorbito dal primo, perché – si legge in sentenza – «l’attività espletata dal pubblico ufficiale è meramente esecutiva e il verbale redatto non ha finalità di attestare la veridicità delle dichiarazioni rese in tale sede». Il caso deciso riguardava il titolare di un’azienda che aveva falsamente dichiarato di essere soltanto un dipendente, mentre in realtà era il socio unico e direttore dell’impresa.

Pertanto, il Collegio ha affermato il seguente principio: «La dichiarazione resa dal debitore esecutato ai sensi dell’art. 492, comma 4, Cod. proc. civ., deve fornire un’adeguata informativa all’ufficiale giudiziario procedente e deve considerarsi omessa non solo quando manchi del tutto alla scadenza del termine di 15 giorni stabilito dalla legge, ma anche nell’ipotesi in cui non contenga elementi utili a consentire l’esatta identificazione degli ulteriori beni pignorabili È evidente, allora, che la falsità o l’omessa indicazione devono riguardare solo l’esistenza di beni pignorabili, sicché tutte le altre falsità afferenti le indicazioni rese dal debitore esecutato non sono contemplate dalla fattispecie in esame».


note

[1] Cass. sent. n. 45914 del 14.12.2021.


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