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Cosa si può comprare con i buoni pasto?

2 Aprile 2022 | Autore:
Cosa si può comprare con i buoni pasto?

Quali prodotti è possibile pagare al supermercato o in altri esercizi con i ticket rilasciati dall’azienda al dipendente e quali non sono acquistabili.

Il buono pasto è un beneficio concesso al lavoratore dipendente dall’azienda che non dispone di un servizio mensa durante la pausa pranzo. Non si tratta di un obbligo a priori: il datore lo deve riconoscere qualora lo preveda il contratto nazionale di categoria nel caso in cui, appunto, non ci sia una mensa aziendale a disposizione dei lavoratori. Può succedere, però, che il dipendente decida di non utilizzare il ticket durante la pausa e di provvedere al pranzo in modo diverso, ad esempio portandolo da casa. In quel caso, non perde il diritto all’utilizzo dei buoni ma potrà spenderli in altri contesti, come al supermercato. In tale ipotesi, cosa si può comprare con i buoni pasto? Trattandosi di ticket rilasciati per il pranzo, si possono utilizzare per comprare detersivi per bucato o per stoviglie, pile, carta igienica o altro che non sia considerato cibo? E anche tra i prodotti alimentari ci sono delle limitazioni?

Vediamo quando e come possono essere usati i buoni pasto e che cosa si può acquistare con i ticket del lavoro.

Buoni pasto: quando possono essere usati?

Come detto, i buoni pasto vengono consegnati ai dipendenti quando il contratto collettivo prevede per i dipendenti che venga compensata la spesa del pranzo nel momento in cui l’azienda non dispone del servizio mensa. Ovviamente, l’importo del ticket è limitato a seconda di quanto concordato dal contratto di categoria. Significa che chi vuole l’aragosta e il vino d’annata a mezzogiorno dovrà integrare di tasca propria la differenza tra il valore del ticket e quello del pasto consumato.

Tuttavia, i buoni pasto possono essere utilizzati anche quando l’orario di lavoro non prevede la pausa pranzo oppure in altri contesti, come ad esempio il supermercato, la pizzeria d’asporto serale, ecc.

È importante precisare che i ticket:

  • sono incedibili, cioè non possono essere regalati o venduti a un collega, ad un amico o ai parenti. Non è possibile nemmeno consegnarli al coniuge che va a fare la spesa, poiché è il lavoratore che li ha ricevuti quello che li deve spendere;
  • sono cumulativi, cioè possono essere usati più buoni in contemporanea. Si pensi a chi ogni tanto si porta da mangiare da casa e altre volte compensa con un pranzo di importo superiore a quello del singolo buono, oppure ne usa uno a mezzogiorno e un altro alla sera per portarsi a casa una pizza d’asporto: può utilizzare due, tre o più ticket insieme fino ad un massimo di otto nell’arco delle 24 ore;
  • non possono essere convertiti in denaro;
  • sono utilizzabili per l’intero valore segnato sul buono stesso: se il dipendente ha un ticket da 8 euro e mangia un panino che costa 6 euro, il cassiere non gli potrà consegnare il resto in denaro ma, al massimo, gli darà un buono da utilizzare per una successiva consumazione.

Buoni pasto: come vanno usati al supermercato?

Come appena detto, i buoni pasto possono essere utilizzati anche al di fuori della pausa pranzo, come ad esempio per fare la spesa al supermercato, e sono cumulativi fino ad un totale di otto ticket al giorno. Significa che il lavoratore, sempre nell’ipotetico caso che abbia dei buoni da 8 euro, potrà fare la spesa per un totale di 64 euro con i ticket.

Va da sé che l’azienda consegna a ciascun dipendente un carnet con il numero di buoni pasto equivalente ai giorni lavorativi del mese. Quindi chi, ad esempio, lavora 24 giorni al mese dovrà fare bene i conti quando va al supermercato: nel solito ipotetico caso dei buoni da 8 euro ciascuno, se volesse utilizzare otto buoni per volta potrebbe fare la spesa solo tre giorni al mese. Il che, comunque, ha i suoi vantaggi: sono sempre 192 euro che non deve tirar fuori di tasca sua.

Buoni pasto: cosa si può comprare?

C’è da considerare che i buoni pasto non sono dei buoni spesa, cioè non sono dei voucher che danno diritto a caricare nel carrello qualsiasi tipo di prodotto fino al raggiungimento dell’importo prestabilito. Già il loro nome stesso (buono «pasto») significa che può essere utilizzato per compensare il mancato pasto somministrato in mensa, se il contratto di categoria lo prevede.

Questo vuol dire che il lavoratore che decide di non usarli durante la pausa pranzo perché si porta da mangiare da casa, è libero di pagare al supermercato con i ticket i prodotti potenzialmente utili per prepararsi il pranzo nei giorni successivi.

Con questo spirito, la legge [1] dà la possibilità di utilizzare i buoni pasto per pagare al supermercato articoli come pane, pasta, frutta e verdura, pesce e carne, acqua e bibite o altri generi alimentari. Non è possibile, però, acquistare con i buoni pasto delle bevande alcoliche, prodotti per la pulizia della casa, utensili, detersivi e tutto ciò che non rientra tra i generi alimentari o le bevande non alcoliche.

Buoni pasto: dove sono utilizzabili?

Oltre al supermercato, è possibile usare i buoni pasto in alcuni esercizi in cui vengono somministrati dei generi alimentari, cioè:

  • bar;
  • ristoranti;
  • pizzerie;
  • tavole calde e self-service;
  • mense aziendali;
  • negozi di alimentari;
  • gastronomie e rosticcerie;
  • negozi di prodotti biologici;
  • mercati;
  • chioschi di street food;
  • imprese artigiane del settore alimentare (pasticcerie, ecc.);
  • agriturismi;
  • spacci aziendali;
  • imprese agricole che vendono i loro prodotti.

Tuttavia, non tutti gli esercizi accettano il pagamento con buoni pasto: è necessario che siano convenzionati con le società che emettono i ticket. Di norma, l’indicazione è riportata all’ingresso del locale.

note

[1] DM n. 122/2017 del 07.06.2017.


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