Diritto e Fisco | Articoli

Spese straordinarie mantenimento figli: quali sono?

16 Dicembre 2021 | Autore:
Spese straordinarie mantenimento figli: quali sono?

Quando gli esborsi necessari per le esigenze della prole sono imprevedibili ed eccezionali e come devono essere ripartiti tra i genitori.

Quando due genitori si separano o divorziano, si pone il problema di come quantificare e ripartire tra i due le spese straordinarie per il mantenimento dei figli. Il problema sorge dal fatto che queste spese non sono preventivabili a priori e, dunque, non è facile considerarle prima della loro effettiva insorgenza. Inoltre, esse sono anche di difficile definizione: ad esempio, il mantenimento di uno studente universitario fuori sede, che comporta notevoli costi, rientra o no in questa voce? Si tratta, quindi, di capire quali sono le spese straordinarie di mantenimento dei figli, e di come esse vadano computate nella determinazione dell’assegno di separazione o di divorzio.

Spesso, i giudici tengono conto del fatto che le esigenze dei figli crescono con l’aumentare dell’età, e, dunque, riconoscono un ammontare più consistente in favore dei ragazzi che, anche se già maggiorenni, non sono diventati economicamente indipendenti e, perciò, hanno ancora bisogno del contributo di mamma e papà per provvedere alle loro esigenze.

Ma questo non basta a dirimere tutte le controversie che possono sorgere tra gli ex coniugi, perché talvolta si presentano spese imprevedibili e imponderabili, che vanno ben oltre l’importo dell’assegno stabilito nel provvedimento di separazione, o di divorzio; e allora bisogna individuare chi tra i due genitori deve sostenerle e in che percentuale.

Il dovere di mantenimento dei figli

L’art. 30 della Costituzione e l’art. 147 del Codice civile sanciscono il dovere, per entrambi i genitori, di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se sono nati fuori dal matrimonio. Se i genitori si separano, l’art. 337 ter del Codice civile prevede che sia il giudice a determinare «la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli».

In questa delicata fase della separazione coniugale, il giudice, quindi, deve stabilire l’ammontare del contributo di mantenimento e il coniuge obbligato a pagarlo, ma può anche tenere conto degli accordi già intervenuti tra i genitori in tal senso, se non sono contrari all’interesse dei figli. L’importo dell’assegno, poi, può essere rivisto – al rialzo o al ribasso – a seguito del divorzio, se nel frattempo le condizioni economiche sono mutate o se le esigenze dei figli si sono accresciute, oppure se sono venute meno perché essi sono divenuti maggiorenni ed hanno raggiunto la piena autosufficienza economica.

Assegno di mantenimento figli: come si determina?

L’art. 337 ter del Codice civile stabilisce il fondamentale «principio di proporzionalità» da adottare nei provvedimenti riguardo ai figli e dispone che: «Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito».

Quando la coppia di genitori si separa o divorzia, il giudice stabilisce la corresponsione di un assegno periodico destinato al mantenimento dei figli, che viene determinato nell’importo (e in seguito aggiornato in base agli indici Istat) considerando, in particolare, questi parametri:

  • le attuali esigenze di vita e di crescita dei figli;
  • il tenore di vita di cui godevano i figli quando i loro genitori erano uniti;
  • i tempi di permanenza stabiliti presso il genitore collocatario (quello con cui i minori vanno ad abitare) e l’altro;
  • le risorse economiche di entrambi i genitori, in base ai loro rispettivi redditi e disponibilità patrimoniali;
  • i compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore, ai quali viene assegnata una «valenza economica».

Spese straordinarie: quanto incidono sul mantenimento?

L’importo dell’assegno di mantenimento per i figli è fissato solo con riferimento alle spese ordinarie e agevolmente preventivabili; le spese straordinarie, invece, restano escluse dall’ammontare prestabilito. Per tenere conto della possibilità di insorgenza di queste spese straordinarie, i giudici, nel provvedimento che stabilisce le condizioni di separazione prevedono, di solito, un contributo paritario di entrambi i genitori al loro sostenimento: normalmente, nella misura del 50% ciascuno, o in una diversa quota che dipende dalle capacità economiche degli ex coniugi, fino ad arrivare, in alcuni casi, ad addossarle interamente ed esclusivamente ad uno solo di essi.

Va ricordato che, anche dopo la separazione dei coniugi o il loro divorzio, l’art. 337 ter del Codice civile impone che «le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli». Solo in caso di disaccordo tra i genitori la decisione è rimessa al giudice.

Perciò i coniugi, pur se separati o divorziati, dovrebbero preventivare e risolvere in anticipo le questioni riguardanti le spese straordinarie necessarie per i loro figli, evitando il più possibile le decisioni unilaterali, assunte da un solo genitore all’insaputa dell’altro, e dei conseguenti conflitti da risolvere in sede giudiziaria anche ai fini del rimborso di chi ha pagato spese non concordate.

Spese straordinarie: quali sono?

Le spese straordinarie per il mantenimento dei figli sono quelle che – come ha ribadito una recente ordinanza della Corte di Cassazione [1] – «per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli». La decisione della Suprema Corte riguardava un dissidio sorto tra due ex coniugi per la ripartizione delle spese di mantenimento di un figlio studente universitario fuori sede: queste spese non sono state ritenute straordinarie, anche perché l’assegno di mantenimento a carico dell’ex coniuge obbligato era stato incrementato in sede di divorzio (a 700 euro mensili rispetto ai 500 euro precedenti) proprio tenendo conto di esse.

Concretizzando ancor più questo principio, si possono considerare ordinarie le spese necessarie alle normali esigenze di vita dei figli, mentre quelle straordinarie si connotano per la loro eccezionalità: ad esempio, le spese necessarie per compiere interventi chirurgici, cure mediche o fisioterapia a seguito di una malattia, di un infortunio o di un incidente stradale. Ma rientrano nelle spese straordinarie anche quelle necessarie per le cure dentistiche o ortodontiche, per l’acquisto di occhiali, per il conseguimento della patente di guida, per la frequenza di corsi di formazione o di specializzazione e per l’acquisto di un computer, di un ciclomotore o di un’autovettura per il ragazzo maggiorenne. Leggi anche “Elencazione spese ordinarie e straordinarie per i figli: esempi e sentenze“.


note

[1] Cass. ord. n. 40281 del 15.12.2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube