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Come non farsi portare via la casa dalla moglie

16 Dicembre 2021
Come non farsi portare via la casa dalla moglie

In caso di separazione o divorzio esiste un modo per evitare che l’ex coniuge ottenga l’assegnazione del tetto coniugale?

C’è chi non si sposa perché ha timore di perdere la casa qualora si dovesse separare. Ma non è così che ci si tutela dall’ex moglie. Difatti, anche nell’ipotesi di convivenza, qualora la coppia dovesse avere un figlio, il giudice sarebbe tenuto a disporre l’assegnazione dell’immobile in capo al genitore con cui quest’ultimo va a vivere. L’assegnazione della casa coniugale viene effettuata non già come sostegno al mantenimento dell’ex più povero ma come tutela della prole, affinché non debba subire ulteriori traumi oltre al disgregamento della famiglia.

Di qui il costante dubbio: come non farsi portare via la casa dalla moglie? Alcune soluzioni ci sono, anche se poco pratiche. Di tanto parleremo qui di seguito.

Andare a vivere altrove

Il giudice può assegnare al genitore collocatario dei figli solo la cosiddetta casa coniugale, quella cioè ove il nucleo familiare viveva stabilmente. Non quindi la seconda casa o la casa vacanze. Tant’è vero che, se la famiglia viveva in affitto, è previsto il subentro nel contratto del suddetto genitore.

Dunque, chi è proprietario di un immobile e non vuole vederselo sfilare in caso di separazione e divorzio non deve far altro che evitare di destinarlo a dimora abituale della propria famiglia. Potrebbe utilizzarlo di tanto in tanto, anche per alcuni mesi dell’anno, purché la residenza stabile sia collocata altrove.

Tanto per fare un esempio, un uomo proprietario di un appartamento, qualora decida di darlo in affitto, non potrebbe mai vederne assegnato il diritto di abitazione all’ex moglie.

È chiaro che una soluzione di questo tipo implica la necessità di trovare per la famiglia una seconda abitazione (eventualmente in affitto). In questo modo, con il canone di locazione percepito dal proprio immobile si può pagare il locatore dell’abitazione ove si va a vivere.

Cessione dell’immobile e comodato

Un ulteriore metodo sarebbe quello di trovare un prestanome a cui intestare la casa (ad esempio, un genitore o un altro parente) e poi farsela prestare con un contratto di comodato. Attenzione però: seppure il contratto di comodato può essere orale, in questo caso andrà stipulato per iscritto e dovrà essere registrato all’Agenzia delle Entrate. Non in ultimo e uno importante è fissare una data di scadenza al contratto (eventualmente con successivi rinnovi ulteriori).

La data di scadenza è essenziale. Se questa infatti non dovesse essere prevista, il giudice potrebbe disporre l’assegnazione della casa in comodato all’ex coniuge. Difatti la giurisprudenza ritiene che il comodato senza scadenza cessi quando termina la funzione a cui l’immobile era destinato. Ed, in assenza di una data specifica per la risoluzione del contratto, la finalità perseguita è quella di fornire alla famiglia un tetto e, dunque, anche e soprattutto tutelare i figli.

Tecniche di tutela della casa che non hanno valore legale

Non ha alcun valore giuridico l’accordo firmato dai coniugi prima o durante il matrimonio con cui la moglie rinuncia anticipatamente alla casa in ipotesi di divorzio. Un atto del genere è nullo perché contrario al divieto di patti prematrimoniali.

Non avrebbe neanche valore l’eventuale rinuncia alla casa fatta dalla moglie durante il giudizio di separazione consensuale: secondo la Cassazione, infatti, al momento del divorzio si può cambiare idea. Gli accordi presi con la separazione dunque non vincolano il coniuge per il successivo giudizio di divorzio.

Viceversa, l’intesa raggiunta con il divorzio non è più revocabile.

Come anticipato in apertura, il fatto di convivere non basta a tutelare la casa. Anche per le coppie di fatto vige infatti la regola dell’assegnazione del tetto coniugale al genitore collocatario della prole. Quindi, se la coppia di conviventi ha avuto un figlio, il giudice può assegnare l’immobile al genitore presso cui quest’ultimo andrà a vivere.

Allo stesso modo, in caso di matrimonio, optare per il regime della separazione dei beni non avrebbe alcuna efficacia e rilevanza. Difatti, ciò che il giudice assegna non è la proprietà dell’immobile – che resta pur sempre in capo all’originario titolare – ma solo il diritto di abitazione. Diritto peraltro che è a tempo limitato e sussiste solo fino a quando i figli non andranno a vivere altrove o non avranno le risorse per poterlo fare o comunque finché gli stessi perderanno il diritto al mantenimento.

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti leggi: Come tutelare la casa in caso di divorzio



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