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Ex marito fallito: deve pagare il mantenimento?

16 Dicembre 2021
Ex marito fallito: deve pagare il mantenimento?

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: per ciò che concerne la disponibilità di risorse sufficienti in capo all’obbligato, la semplice produzione della sentenza dichiarativa del fallimento non basta per dimostrare l’oggettiva impossibilità di corrispondere il mantenimento all’ex moglie. 

L’ex marito fallito deve pagare il mantenimento? In generale, non basta non lavorare per sottrarsi all’obbligo di pagamento dell’assegno di mantenimento dovuto all’ex coniuge in caso di separazione o di divorzio. Secondo la Cassazione, vi deve essere un’oggettiva impossibilità di procurarsi il necessario per vivere; la prova di ciò peraltro deve essere fornita dal soggetto obbligato. Sulla base di questo principio, la giurisprudenza ha sempre confermato la condanna penale nei confronti dell’uomo colpevole di «violazione degli obblighi di assistenza familiare» per non aver versato gli alimenti all’ex moglie anche laddove la sua condizione economica non sia delle più rosee.

Cosa c’è allora peggio della disoccupazione? Qualcuno potrebbe dire: il fallimento. Perché in questo caso ben potrebbe essere che una buona parte dei guadagni conseguiti dall’imprenditore, anche se successivi all’apertura della procedura, vengano attinti dal curatore per pagare i creditori, lasciando al fallito solo lo stretto necessario per campare. Ed allora, se da ciò togliamo anche il mantenimento all’ex moglie, rimane ben poco. 

Ecco perché si è posta la questione della compatibilità tra la permanenza dell’obbligo di pagare il mantenimento e lo stato di fallito del coniuge. Sul punto, è intervenuta la giurisprudenza e, da ultimo, anche la Cassazione [1]. 

Partiamo dal dato testuale della legge. L’articolo 46 della legge fallimentare consente di escludere dall’attivo fallimentare gli stipendi del fallito nei limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della sua famiglia. Tuttavia, ove risulti accertata la non sussistenza delle esigenze di tutela descritte (perché ad esempio il fallito e la sua famiglia, come emerso, dispongono comunque di altre risorse sufficienti), è possibile l’acquisizione integrale degli stipendi stessi all’attivo fallimentare.

La giurisprudenza è concorde nel ritenere che il fallimento integri una causa di impossibilità oggettiva che impedisce il versamento dell’assegno di mantenimento o dell’assegno di divorzio all’ex. 

Come già chiarito dalla stessa Cassazione [2], non sussiste il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (previsto dall’art. 570 cod. pen.) in caso di fallimento dell’azienda di titolarità dell’imputato. Insomma, il fallimento del marito può incidere sul mancato versamento dell’assegno di mantenimento e può dunque condurre a una sentenza di assoluzione. Circostanza questa confermata anche più di recente dalla stessa Suprema Corte [1].

Resta comunque il fatto che ogni situazione va valutata in modo autonomo. Il giudizio del giudice deve avvenire caso per caso, alla luce delle effettive possibilità dell’imprenditore. In un altro precedente, infatti, la Cassazione non ha scusato l’uomo che, benché fallito, si era macchiato di violazione degli obblighi di assistenza familiare anche prima che intervenisse la sentenza dichiarativa di fallimento. Nella sentenza in questione [3] si legge infatti che «In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, per ciò che concerne la disponibilità di risorse sufficienti in capo all’obbligato, con la produzione della sentenza dichiarativa del fallimento della ditta di cui costui era titolare non si può certo ritenere assolto l’onere probatorio pacificamente incombente sull’imputato, a fronte del non contestato dato rappresentato dalla sentenza impugnata, nel senso dell’omessa corresponsione del benché minimo contributo economico e del totale disinteresse manifestato, già in epoca precedente alla dichiarazione di fallimento».

Il tutto in linea con il principio generale in forza del quale spetta all’ex marito dimostrare gli elementi dai quali possa desumersi l’impossibilità di adempiere all’obbligo di mantenimento, non potendosi limitare a produrre la semplice sentenza di dichiarazione di fallimento; di talché la sua responsabilità non può essere esclusa in base alla mera documentazione formale dello stato di disoccupazione. Ciò che conta per non essere condannati penalmente è dunque una vera e propria situazione di indigenza economica, tale da configurare un impedimento assoluto ad adempiere.


note

[1] Cass. ord. n. 40280/21 del 15.12.2021.

[2] Cass. pen. sent. n. 50295/2016.

[3] Cass. sent. n. 50075/2016.

Autore immagine: depositphotos.com


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