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Imposta di successione: come si calcola?

16 Luglio 2014
Imposta di successione: come si calcola?

Per capire quanto pagare, devi contare i gradi di parentela.

L’imposta di successione dipende dai legami di parentela con il defunto e dal valore dell’eredità. L’imposta è dovuta da ogni singolo erede sulla base della quota di eredità percepita, diminuita dell’eventuale franchigia cui hanno singolarmente diritto.

L’aliquota è la percentuale da pagare su quanto va oltre la franchigia: si va dal 4 all’8%.

Facciamo un esempio: se un fratello eredita 150 mila euro, dovrà pagare un’imposta del 6% ma solo su 50.000 euro cioè la parte di eredità che eccede la sua franchigia. Per i parenti più stretti, come il coniuge e i figli, sono state stabilite franchigie di non imponibilità più alte, proprio per limitare l’impatto dell’imposta.

Nella seguente tabella sono riassunte le aliquote e le franchigie applicabili.

Coniuge, genitori, figli e rispettivi ascendenti e discendenti in linea retta

Franchigia per ogni beneficiario: 1.000.000

Aliquota: 4%.

Fratelli e sorelle

Franchigia per ogni beneficiario: 100.000

Aliquota: 6%.

 

Altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in via collaterale fino al terzo grado

Nessuna franchigia.

Aliquota 6%.

Altri soggetti

Nessuna franchigia.

Aliquota: 8%.

Sono parenti coloro che hanno un vincolo di sangue. I parenti in linea retta discendono l’uno dall’altro (bisnonno, nonno, padre, ecc.), mentre quelli in linea collaterale, pur avendo un capostipite comune, non discendono gli uni dagli altri (ad esempio i fratelli e i cugini).

Per i parenti in linea retta si calcolano tanti gradi quante sono le generazioni, escludendo il capostipite. Nonno e nipote sono, ad esempio, parenti di secondo grado: le generazioni sono tre (nonno, padre, figlio), ma escludendo il capostipite (il nonno) si arriva a due, che è il grado di parentela.

Per i parenti collaterali le generazioni si contano salendo da uno dei due soggetti al capostipite (che si esclude dal conteggio) e discendendo da questo fino all’altro soggetto con cui vogliamo stabilire la parentela. Per esempio, tra figli, si sale di due generazioni (figlio e padre) fino al capostipite comune (il padre), poi si scende di una generazione fino all’altro figlio e dal totale di tre gradi se ne toglie uno: i fratelli sono infatti parenti di secondo grado.

Gli affini sono il coniuge e i parenti dell’altro coniuge (cognati, suocero, nuora). Per l’affinità, il grado corrisponde a quello del coniuge con i suoi parenti.


note

Autore immagine: 123rf com


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