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Ascolto del minore: quanto conta sulla decisione del giudice?

16 Luglio 2014 | Autore:
Ascolto del minore: quanto conta sulla decisione del giudice?

Fondamentale la volontà espressa dal minore al magistrato: può seguirne il collocamento presso l’altro genitore e il venir meno dell’obbligo di versare all’ex il mantenimento.

Quando una coppia si separa, se vi sono figli essi vengono di solito affidati in modo congiunto ad entrambi  i genitori (cosiddetto “affidamento congiunto”) che conservano la responsabilità su di loro; vengono inoltre collocati presso uno dei due (di norma la madre). Il giudice stabilisce anche in che misura il genitore non convivente con la prole dovrà contribuire al mantenimento di quest’ultima, versando un assegno all’ex [1].

Tale decisione rappresenta la regola generale sia nell’ambito di provvedimenti emessi a seguito di un giudizio di separazione dei coniugi che nelle procedure di regolamentazione dell’affido e del mantenimento di figli nati fuori dal matrimonio.

La pronuncia del giudice non è, tuttavia, immodificabile perché, nel caso in cui si verifichino dei mutamenti delle circostanze esistenti al momento della sua emissione (si pensi ad un trasferimento di sede lavorativa o un aumento/riduzione dei redditi di uno dei genitori), ciascuna delle parti potrà chiedere al giudice di rivedere la decisioni in merito alla prole [2].

Ma che succede se, ad un certo punto, sia proprio il figlio a dichiarare di non voler più vivere con il genitore collocatario, ma di preferire la convivenza con l’altro?

Ebbene, anche questo va considerato un valido motivo per ottenere la modifica dei provvedimenti riguardanti la prole.

Il genitore verso cui il figlio abbia manifestato la propria preferenza potrà chiedere al giudice di divenire il nuovo collocatario del minore e di essere, di conseguenza, esonerato dal dovere di versare all’ex il mantenimento per quest’ultimo.

È quanto emerge da una recente sentenza del Tribunale di Perugia [3].

Secondo il giudice perugino, in un caso come questo, va data prioritaria importanza alla volontà espressa dal figlio; essa va valutata a seguito dell’ascolto di quest’ultimo da parte del magistrato [4] e della attenta verifica (anche eventualmente supportata dall’ausilio di esperti) che essa non sia stata in qualche modo condizionata o coartata dal genitore che propone la domanda o da altri familiari.

Per meglio comprendere la portata della pronuncia è utile fare un cenno alla vicenda nella quale può senz’altro rispecchiarsi l’esperienza di molti genitori separati con figli non più piccolissimi.

 

La vicenda

A seguito di un giudizio di separazione, due figli erano stati affidati congiuntamente ad entrambi i genitori e collocati presso la madre con obbligo del padre di versare 500 euro al mese per il loro mantenimento. Un anno dopo la sentenza, il figlio tredicenne aveva espresso il desiderio di stare col padre; di qui la richiesta del genitore di revisione dei provvedimenti del tribunale riguardanti condizioni della separazione.

La madre si opponeva alla domanda in quanto, a suo dire, l’uomo mirava solo a ottenere la riduzione dell’assegno ma che, in realtà, non era in grado di occuparsi del figlio; aggiungeva che se il ragazzino fosse stato collocato presso il padre di certo le sue cure sarebbero state delegate ai nonni.

Le dichiarazioni rese dal minore

Il ragazzino dichiarava al giudice di sentirsi protetto quando stava con il padre e che, nei momenti in cui il genitore era assente, egli poteva godere della compagnia dei nonni (cosa che non avveniva abitando con la madre).

La decisione

Sulla base delle dichiarazioni rese dal fanciullo, il tribunale accoglieva la domanda del padre disponendo che il figlio fosse collocato presso di lui e, di conseguenza, revocava l’obbligo dell’uomo di versare alla ex moglie il mantenimento per il ragazzino (ma non per l’altra figlia collocata presso la madre). Il giudice riteneva, tra l’altro, che la convivenza con i nonni non rappresentasse  affatto un elemento ostativo alla collocazione del minore presso la casa paterna, bensì un “fattore di arricchimento e di conforto”.

Quando è opportuno evitare l’ascolto del minore

Sempre la Cassazione, tuttavia, precisa – in una sentenza di pochi giorni fa [5] che vi sono casi in cui è bene non procedere all’ascolto del bambino: ciò è consigliabile specie quando il figlio sia già stato sentito dal magistrato (si pensi ad un giudizio che prosegue in grado di appello) e il rinnovo dell’audizione possa rappresentare un motivo di disagio per il minore.

In ogni caso, sottolinea la Suprema corte, l’ascolto va evitato tutte le volte in cui sia ritenuto “inopportuno, in ragione dell’età, del grado di maturità del minore o per altre circostanze” dalle quali emerga che esso sarebbe, piuttosto, pregiudizievole ad un equilibrato sviluppo psico-fisico del figlio [6].


Se, dopo la separazione dei genitori, un figlio dichiari di voler stare con un genitore anziché con quello presso il quale è stato collocato, tale nuova preferenza rappresenta un motivo tale da giustificare la richiesta delle parti di modifica della originaria decisione del giudice. Il magistrato, in tal caso, dovrà dar luogo ad un ascolto attento del bambino allo scopo di verificare che la sua volontà non abbia subito condizionamenti.

All’esito di tale verifica il Tribunale potrà disporre che il minore  sia collocato presso l’altro genitore con  conseguente esonero di quest’ultimo dall’obbligo di corrispondere il relativo assegno di mantenimento all’ex.

note

[1] Art. 337 ter cod. civ.

[2] L’ art. 337 quinquies cod. civ. stabilisce che “I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo”.

[3] Tribunale di Perugia, ord. del 26.03.14.

[4] L’art. 337 octies co. 1.stabilisce che “Il giudice dispone, inoltre, l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento”.

[5] Cass. sent. n. 15143 del 2.07.14.

[6] Tale principio è enunciato anche dalla Convenzione di Strasburgo del 25.1.96 (ratificata con l. n. 77/03) e dall’art. 337 octies cod. civ. che stabilisce che nelle procedure che riguardino le condizioni di affidamento della prole “il giudice non procede all’ascolto se in contrasto con gli interessi superiori del minore o manifestamente superfluo”.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Io nonostante l’affido congiunto dopo controlli degli esperti del tribunale ha sentenziato l’affido congiunto ma nonostante ciò non lo vedo da tre anni .Perché i giudici non incaricano i servizi sociali per controllare il rispetto per il bene del minore?
    Solo perché sono disoccupato e vivo a carico dei servizi sociali ,e quindi non posso passare gli alimenti.Ecco il vero motivo dell’allontanamento del minore nei miei confronti. Ora mi ha citato in tribunale per ottenere gli arretrati dal 2011 ad oggi ce tutt’ora mi trovo assititto dai servizi sociali e dal C.S.M. per la cura per il mobbing subito che sono ancora in causa.

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