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Superbonus 110%: il vicino può controllare il progetto?

16 Dicembre 2021 | Autore:
Superbonus 110%: il vicino può controllare il progetto?

Quando e a che condizioni il proprietario confinante o frontista può esaminare la documentazione presentata in Comune per eseguire i lavori agevolati.

Si dice che l’erba del vicino è sempre più verde, e questo vale non solo per i fiori o gli ortaggi, ma anche per i soldi. I mattoni producono frutti: un immobile può acquisire valore nel tempo, specialmente con il Superbonus 110% che consente di fare molti lavori di ristrutturazione quasi gratis, grazie alle detrazioni fiscali, allo sconto in fattura o alla cessione del credito. Se sei un confinante, un dirimpettaio o un proprietario limitrofo, ti può interessare sapere cosa sta progettando il tuo vicino, specialmente quando temi che la sua attività edilizia possa compromettere o ledere un tuo diritto, come quello di distanza, di veduta o di affaccio. E allora ti chiedi: nel caso di lavori agevolati con il Superbonus 110%, il vicino può controllare il progetto?

Le ristrutturazioni edilizie e gli interventi di costruzione in genere, a prescindere dal Superbonus 110%, soggiacciono a un fondamentale principio di trasparenza amministrativa, in base al quale ogni privato cittadino è legittimato a chiedere alla Pubblica Amministrazione – in questo caso, il Comune dove è ubicato l’immobile – i documenti presentati da chi deve effettuare l’intervento e i provvedimenti autorizzativi rilasciati: ad esempio, il permesso di costruire o la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) depositata prima di iniziare i lavori.

Così, per controllare il progetto di Superbonus 110%, il vicino può ricorrere allo strumento del diritto di accesso agli atti amministrativi: è un istituto giuridico che si rivela molto utile in questi casi. Se il Comune non risponde, o rifiuta di esibire i documenti, si può fare ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale) per ottenere la visione degli atti. La giurisprudenza riconosce la praticabilità di questo rimedio e, in una recente pronuncia, lo ha applicato proprio ai lavori agevolati dal Superbonus dando ragione a chi aveva chiesto di esaminare i documenti edilizi depositati presso il Comune dal proprietario dell’immobile confinante.

Accesso agli atti amministrativi: cos’è e come si esercita?

La legge sulla trasparenza amministrativa [1] attribuisce a tutti i soggetti privati il diritto di accesso agli atti amministrativi, a condizione che abbiano un «interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso».

Nel caso del Superbonus 110%, l’oggetto della richiesta riguarda la pratica edilizia presentata al Comune dal vicino – confinante o frontista – per i lavori da eseguire sul suo immobile. C’è un interesse, meritevole di tutela, a conoscere questi atti per chi potrebbe subire un danno dalle opere realizzate, oppure sospetta la presenza di un abuso edilizio, e dunque vuole, per prima cosa, controllare la loro conformità alle norme edilizie ed urbanistiche.

La richiesta di accesso è gratuita e può essere presentata al Comune (presso l’ufficio tecnico, l’ufficio protocollo o l’Urp, ufficio relazioni con il pubblico) direttamente allo sportello oppure per lettera raccomandata o con Pec (leggi qui come fare istanza di accesso agli atti amministrativi).

Cosa fare se il Comune non provvede

Il Comune deve rispondere all’istanza entro 30 giorni (il termine per la risposta può arrivare a 60 giorni in caso di opposizione dei controinteressati). Se la richiesta di accesso non viene riscontrata entro questi termini, o se viene respinta, bisogna presentare un ricorso al Tar competente per territorio, per far dichiarare l’illegittimità del rifiuto, o del silenzio, e ottenere il rilascio dei documenti entro il termine ordinato dal giudice.

L’accesso non può essere negato per motivi di privacy, poiché il richiedente sta esercitando un proprio diritto; inoltre, la normativa edilizia [2] impone ai Comuni di pubblicare sull’albo pretorio la notizia dell’avvenuto rilascio del provvedimento che autorizza ad eseguire i lavori.

Chi ristruttura col Superbonus 110% può vedere il progetto del vicino?

Quanto ti abbiamo esposto vale anche a parti ribaltate, ossia quando chi ristruttura il proprio immobile beneficiando del Superbonus 110% ha necessità di esaminare il progetto del vicino o le precedenti concessioni edilizie rilasciate in suo favore. Con una nuova sentenza, il Tar Lazio [3] ha ordinato al Comune di Roma di esibire la pratica edilizia di rifacimento del tetto al proprietario dell’appartamento sottostante che intendeva fruire del Superbonus 110% (anni orsono, la vecchia copertura in legno era stata sostituita da una nuova in cemento armato). I giudici amministrativi hanno annullato il «silenzio diniego» del Comune sull’istanza e hanno ritenuto legittima la richiesta, «in considerazione della contiguità dell’unità immobiliare della ricorrente con quella della parte controinteressata».

Il Tar capitolino ha riconosciuto che, nella fattispecie, sussiste un interesse del richiedente:

  • diretto, cioè correlato alla sua sfera individuale e personale;
  • concreto, in quanto «finalizzato all’acquisizione di dati e informazioni rilevanti per l’ammissione a un beneficio», quale è il Superbonus 110%;
  • attuale, perché la conoscenza degli atti incide «in termini di concreta potenzialità sulla acquisizione, conservazione o gestione di beni rilevanti della vita»;
  • strumentale, poiché correlato con una situazione giuridica meritevole di protezione e dotato «di specifica connessione con i documenti materialmente idonei a veicolare le informazioni» necessarie per esercitare il proprio diritto.

La pronuncia del Tar evidenzia anche «l’urgenza correlata all’acquisizione della documentazione richiesta, stante la temporaneità dei benefici ai quali la ricorrente aspira»: infatti, le agevolazioni del Superbonus 110%, che originariamente erano previste fino al 2022, scadranno nel 2023, come dispone la legge di Bilancio attualmente in approvazione; perciò, salve ulteriori proroghe, oltre quel termine non sarà più possibile presentare progetti che possono beneficiare di questo incentivo. È da sottolineare la celerità con cui il Tar Lazio ha provveduto: la Pec di richiesta di accesso agli atti del cittadino era stata inviata a marzo 2021, il Comune non aveva risposto entro i 30 giorni previsti, il cittadino ha presentato ricorso giurisdizionale e, a fine luglio 2021, dopo soli quattro mesi, è arrivata la sentenza.

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi:


note

[1] Art. 22 L. n. 241/1990 e art. 5 D. Lgs. n. 33/2013.

[2] Art. 20 D.P.R. n. 380/2001.

[3] Tar Lazio, sent. n. 8968/21 del 27.07.2021.


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