Diritto e Fisco | Articoli

Creare un profilo falso sui social è reato?

17 Dicembre 2021
Creare un profilo falso sui social è reato?

Sostituzione di persona: tutte le volte in cui darsi un nome di fantasia o rubare un’immagine altrui o utilizzare il profilo di un’altra persona è reato.

La Cassazione ha più volte ripetuto che creare un profilo falso sui social è reato. Peraltro, di recente, la Suprema Corte ha dato un’interpretazione ancora più rigorosa della norma che vieta di spacciarsi per un’altra persona: per far scattare l’illecito penale non è necessario perseguire uno scopo illecito. È dunque il semplice fatto di presentarsi per chi non si è, inducendo gli altri in errore, a configurare il rischio di una querela.

Qui di seguito analizzeremo tutte le ipotesi in cui creare un profilo falso sui social è reato. Per quanto la pratica di tutti i giorni insegni che un gran numero di account siano dei fake, tant’è che le stesse piattaforme (come Facebook, Instagram e YouTube) provvedono periodicamente a fare piazza pulita dei profili inattivi, verosimilmente falsi, la legge non ammette eccezioni. Ma procediamo con ordine.

Cosa si rischia a creare un profilo falso sui social?

Dicevamo in apertura che la condotta di chi apre un profilo fake su un social network costituisce reato, quello di sostituzione di persona. L’articolo 494 del Codice penale stabilisce la pena della reclusione fino a un anno.

Più in particolare, commette il reato di sostituzione, e pertanto può essere querelato, chi:

  • si spaccia per un’altra persona realmente esistente;
  • si spaccia per una persona che non esiste (attribuendosi quindi un falso nome);
  • si attribuisce uno stato che non ha (ad esempio celibe anziché sposato);
  • si attribuisce una qualità che non ha ed a cui la legge dà effetti giuridici (ad esempio il titolo di medico, di avvocato, di docente, di ambasciatore, di militare, di poliziotto e così via).

Con riferimento alla creazione di un profilo social, nel reato di sostituzione di persona sono incluse anche altre condotte come quella di chi:

  • ruba la foto di un altro utente per spacciarsi per quest’ultimo, anche se si attribuisce un nome diverso da quello del titolare della foto;
  • usa il nickname usato da un altro soggetto e con cui questo è pubblicamente conosciuto (si pensi al nome d’arte di un cantante famoso).

Usare invece un nome di pura fantasia o di un personaggio mai esistito (ad esempio, Superman, Zeus) non è reato.

La norma prevista dal Codice penale si propone di evitare l’utilizzo improprio di dati e qualità, che possano alterare l’identità della persona, ledendo sia la fede pubblica, sia interessi di natura privata di coloro che entrano in contatto con il reo.

Quando aprire un profilo social con un nome falso è reato?

Non sempre chi si appropria di un’identità non sua, commette reato. L’articolo 494 che abbiamo citato pone una condizione preliminare: è necessario far cadere in errore la vittima. Se la vittima è consapevole che dietro la foto si nasconde una persona diversa da quella risultante dal nome o dall’immagine profilo, perché gli viene espressamente detto o perché, dalle circostanze, è facile intuirlo, allora non c’è reato (si pensi a chi ha, come immagine profilo, quella di un noto attore di Hollywood ma che parli in italiano e che abbia pochi follower).

Inoltre, affinché si possa configurare il reato è necessario che il reo agisca per uno dei seguenti moventi:

  • voler procurare a sé o ad altri un vantaggio;
  • oppure voler creare un danno ad altri.

Il concetto di «vantaggio» e di «danno» però vengono interpretati in modo abbastanza ampio. Vi ricade ad esempio il voler allacciare una relazione sentimentale, il procurarsi foto intime, il semplice voler mettere alla berlina una persona, l’intenzione di carpire da questa delle informazioni riservate e così via.

Tanto per fare un esempio, il fatto di utilizzare dati e immagini di un’altra persona per creare un proprio account su un social network e, tramite il falso profilo, indurre in errore una ragazza, convincendola a intraprendere una relazione virtuale e a inviare fotografie riservate è reato.

I concetti di «vantaggio» e di «danno» perseguiti dal reo non devono avere necessariamente natura patrimoniale, né essere connotati dal requisito dell’ingiustizia. In altri termini, il delitto è configurabile anche qualora il soggetto attivo persegua uno scopo di per sé lecito. Anche il semplice fatto di voler corteggiare una persona – gesto sicuramente lecito – ma con un’identità non propria è reato. Soltanto la mancanza di un qualsiasi vantaggio e/o danno rende il comportamento non punibile, riconducibile allo scherzo o, al più, al cosiddetto «falso innocuo».

Alla luce di queste considerazioni, i vantaggi sessuali derivanti dalla relazione intrapresa sotto mentite spoglie rientrano senza alcun dubbio nella nozione appena riportata.

Leggi le ultime sentenze sul reato di sostituzione di persona.

Truffe “rosa”

I fatti appena descritti inducono a riflettere anche sul fenomeno delle cosiddette “truffe rosa“, in crescita non soltanto in Italia, ma in tutte le parti del mondo: persone sole – sia donne che uomini – , desiderose di fare nuove conoscenze e magari di intraprendere una relazione affettiva, vengono contattate da utenti sconosciuti che, dietro fotografie di giovani affascinanti, perseguono ben altre finalità, per lo più di natura economica, ma (come si è appena visto) non solo.

Come denunciare un account falso?

La cosa più semplice da fare per denunciare un account falso è aprire una segnalazione allo stesso gestore della piattaforma che ha, di conseguenza, l’obbligo di disattivare il profilo se questo compie condotte illecite, pena una corresponsabilità (almeno sotto il profilo patrimoniale) con l’autore del crimine.

Per sporgere la querela è sufficiente recarsi presso l’ufficio più vicino della polizia postale e descrivere il fatto, indicando l’account incriminato. Si potrà anche sporgere la querela depositando il relativo atto presso la Procura della Repubblica del luogo di propria residenza.

Le indagini potranno durare da sei mesi a un anno.

Che succede se si usa il profilo di un’altra persona?

Chi, nello spacciarsi per un’altra persona, si appropri del profilo di quest’ultima carpendone le password commette un ulteriore reato, questa volta nei confronti del titolare dell’account: quello di accesso abusivo a sistema informatico. Pertanto, subirà un doppio capo di imputazione.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube