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Quando un danno è risarcibile

17 Dicembre 2021
Quando un danno è risarcibile

Presupposti per ottenere un risarcimento danni: condizioni di legge.

Quando si va dall’avvocato si è spesso armati delle più bellicose intenzioni nei confronti della controparte. Una volta presa la decisione di avviare il giudizio si vuol sempre massimizzare l’utile derivante da quel sacrificio (e che sacrificio, visti i costi dei processi!). Sicché, si chiede sempre al proprio difensore di inserire nell’atto una richiesta di risarcimento di tutti i danni possibili e immaginabili. Di qui una sfilza di nomi, alcuni peraltro fantasiosi, con cui sono stati chiamati i danni risarcibili: danno patrimoniale, danno non patrimoniale, danno morale, danno biologico, danno esistenziale, danno alla vita di relazione, all’immagine, alla serenità familiare, danno tanatologico, danno contrattuale, extracontrattuale e così via.

Ma a quali di questi danni si ha diritto? In altri termini, quando un danno è risarcibile?

Cerchiamo di fare il punto della situazione e, nel farlo, cercheremo innanzitutto di spiegare cosa significano tutti questi termini.

Quali sono i tipi di danni?

Abbiamo elencato tutti i nomi dei danni che la giurisprudenza ha sino ad oggi analizzato. Volendo però semplificare, i danni si possono distinguere in due grandi categorie.

Ci sono innanzitutto i danni patrimoniali che sono appunto quelli al patrimonio, al reddito del soggetto. Si pensi a una persona che, a causa di un incidente, non può andare a lavorare perdendo clientela; o a un imprenditore che, a seguito di un incendio al magazzino, debba chiudere perdendo la propria attività economica.

Nei danni patrimoniali sono comprese anche le spese rivolte ad eliminare le conseguenze del danno, come ad esempio il chirurgo estetico che faccia sparire la cicatrice causata da una lesione con un oggetto contundente, le medicine o la fisioterapia a seguito di un incidente stradale.

Nella seconda categoria, ci sono i danni non patrimoniali che sono di varia natura. C’è ad esempio il danno biologico che è quello che consegue a una riduzione delle proprie funzioni fisiche; si pensi a un carabiniere che, a seguito di una sparatoria, abbia ricevuto un proiettile ad una gamba che gli impedirà di camminare come un tempo. Questa invalidità non deve essere necessariamente definitiva: potrebbe anche essere temporanea e ciò nonostante comunque risarcibile.

C’è poi il danno morale che invece è la sofferenza interiore patita per il fatto in sé. Ad esempio, la perdita di un caro in un incidente stradale genera un dolore nell’intimo dei suoi familiari: tale dolore viene risarcito. E lo stesso dicasi per chi si fa male e deve sottoporsi a un intervento chirurgico: anche questo dolore – fisico e non interiore – sarà risarcibile come danno morale.

Poi, c’è il danno tanatologico che deriva per la perdita della vita. Si pensi al malato che sa di essere in procinto di morire: in quel momento, la paura lo carica di una sofferenza risarcibile.

E c’è il danno esistenziale, quello cioè alla vita di relazione. Si pensi a una persona che, a seguito di un atto di bullismo, si chiuda in casa propria e non voglia più frequentare nessuno.

Quando un danno è risarcibile?

Per poter essere risarcito un danno deve avere alcune caratteristiche.

Deve essere innanzitutto certo. Non si può risarcire un danno nebuloso, ipotetico o solo paventato. Il fatto di temere di poter stare male, senza però che di ciò vi sia prova, non configura un danno.

Il danno deve poi essere attuale. Non si può risarcire un danno potenziale o uno che ancora non si è verificato a meno che, anche in questo caso, non vi sia la sicurezza che esso si concretizzi. Dunque, il danno futuro può essere risarcito solo se certo. Il proprietario di una casa che lamenti la possibilità che l’albero del vicino cada nel proprio giardino, senza che tale previsione sia avallata da una seria prospettiva che ciò si verifichi, non può chiederne l’abbattimento. Diversamente una persona che, vittima di un’errata diagnosi, già sappia di avere un’aspettativa di vita molto ridotta, e avrebbe potuto evitare questo stato di cose se solo il medico fosse stato diligente nell’esecuzione della propria prestazione, subisce certamente un danno.

Infine, il danno non deve essere irrisorio (cosiddetto danno “bagattellare”). I piccoli fastidi della vita quotidiana non danno diritto al risarcimento. Si pensi a un’email di spam che può essere cancellata con la pressione di un solo tasto o a un taglio di capelli sbagliato.

Prove per ottenere il risarcimento

Per ottenere il risarcimento bisogna fornire le prove del proprio diritto. E quindi bisogna dimostrare innanzitutto che c’è stato un fatto illecito (l’evento). Poi, deve provare che da tale fatto si è verificato un danno certo, attuale e non irrisorio. Infine, è necessario dimostrare che il danno è stato conseguenza diretta e immediata della condotta illecita altrui (il cosiddetto rapporto di causalità o anche di «causa-effetto»). Chi si fa male perché cade in una buca deve dimostrare che il femore rotto è stato procurato dalla perdita di equilibrio causata dalla buca stessa e non invece da una spinta ricevuta da un passante o da un laccio di scarpa fuori posto.

Non in ultimo, ai fini del risarcimento deve essere certo il soggetto responsabile.

In assenza di prove anche di uno solo di tali elementi non si può ottenere il risarcimento.

Come ottenere un risarcimento dei danni?

Se il danno deriva da un reato ci sono due strade per ottenere il risarcimento. La prima è sporgere una querela-denuncia e poi costituirsi nel processo penale come parte civile: in tale sede si chiede la “provvisionale” ossia un anticipo forfettario del danno che poi sarà più compiutamente liquidato in un successivo giudizio dinanzi al giudice civile. La seconda strada è quella di rivolgersi direttamente al giudice civile, lasciando invece a quello penale solo la condanna del reo.

Se il danno invece deriva da un comportamento che non costituisce reato ma semplice illecito civile (si pensi all’inadempimento di un contratto, all’esecuzione di una prestazione in modo non corretto) allora si deve chiedere l’assistenza di un avvocato affinché avvii una causa civile di risarcimento del danno.



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