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Casa abusiva: va demolita se ci vivono minorenni?

17 Dicembre 2021 | Autore:
Casa abusiva: va demolita se ci vivono minorenni?

L’ordine di demolizione di un immobile abusivo può essere bloccato se sussistono comprovate ragioni di salute oppure economiche?

L’abuso edilizio è sia un reato che un illecito amministrativo. La conseguenza è che il proprietario dell’immobile abusivo rischia non solo una condanna penale (l’arresto e l’ammenda, in pratica) ma anche di dover demolire il fabbricato, e ciò a prescindere dalle sorti del processo penale. Cosa succede, però, se l’abuso riguarda un bene di fondamentale importanza come la propria abitazione? La Pubblica Amministrazione può pretendere la demolizione della prima casa abusiva se ci vivono minorenni?

Secondo la Corte di Cassazione [1], va respinta l’istanza dell’uomo che abita coi figli nell’immobile abusivo, soprattutto se il soggetto non si è attivato per trovare una casa grazie all’edilizia popolare. Insomma, la Suprema Corte sembra dire che, davanti a un abuso edilizio, non si guarda in faccia a nessuno. È proprio così? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se va demolita la casa abusiva se ci vivono minorenni.

Abuso edilizio: cos’è?

L’abuso edilizio consiste nella realizzazione di una costruzione in assenza di idoneo titolo edilizio (ad esempio, senza permesso di costruire o, quando il permesso non è necessario, in mancanza della comunicazione di avvio dei lavori), oppure in difformità dello stesso [2].

In quest’ultima ipotesi, si pensi a colui che costruisce un’abitazione di duecento metri quadri, trascurando completamente il permesso di costruire che gli consente di arrivare massimo a cento metri quadri.

Abuso edilizio: conseguenze

Se l’abuso edilizio viene scoperto dall’autorità, viene ingiunta al proprietario e al responsabile dell’abuso la rimozione o la demolizione.

Se non si provvede al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall’ingiunzione, il bene, il suolo su cui l’opera è stata costruita e quella necessaria alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del Comune.

L’autore di un abuso edilizio va incontro a sanzioni diverse a seconda della tipologia di abuso commesso:

  • demolizione della costruzione irregolare e rimessa in ripristino dello stato dei luoghi;
  • acquisizione al patrimonio comunale in caso di non avvenuta demolizione;
  • arresto o ammenda, in presenza di reato.

Abuso edilizio: quando è reato?

L’abuso edilizio costituisce reato e non semplice illecito amministrativo:

  • quando c’è inosservanza delle norme, delle prescrizioni o delle modalità esecutive, è prevista l’ammenda fino a 10.329 euro;
  • in caso di assenza del permesso di costruire o di opera in totale difformità, la legge prevede l’arresto fino a due anni e l’ammenda che va dai 5.164 ai 51.645 euro;
  • in caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, la pena è l’arresto fino a due anni e l’ammenda che va dai 15.493 ai 51.645 euro.

Abuso edilizio: quando si può sanare?

La legge consente a chi ha commesso un illecito in materia edilizia di poter riparare al proprio errore: si parla, in questi casi, di sanatoria dell’abuso edilizio.

Non tutti gli abusi edilizi sono sanabili, ma solamente quelli che non contrastano con il piano regolatore generale, cioè con lo strumento urbanistico che regola l’attività edificatoria all’interno del territorio comunale.

Se la costruzione è conforme al piano regolatore generale ma è stata realizzata senza idoneo titolo edilizio (o in difformità di esso), si può evitare la demolizione del bene chiedendone la sanatoria. La sanatoria può avvenire nel caso in cui l’immobile è conforme alla normativa vigente:

  • al momento della sua edificazione;
  • al momento della richiesta di sanatoria.

Si tratta del cosiddetto requisito della doppia conformità.

Come sanare un abuso edilizio?

Per sanare un abuso edilizio bisogna presentarne apposita istanza all’ufficio comunale entro novanta giorni dall’accertamento dell’illecito (stesso termine dell’ingiunzione di ripristino dello stato dei luoghi).

Una volta presentata l’istanza, il responsabile dell’ufficio comunale deve decidere in merito alla richiesta di sanatoria, entro il termine massimo di sessanta giorni: come già ricordato, la sanatoria può essere concessa solamente se è accertata la doppia conformità dell’immobile.

Se l’istanza di sanatoria, pur sussistendone i presupposti, è respinta, è possibile impugnare il diniego del responsabile comunale e fare ricorso al giudice amministrativo.

Casa abusiva con minorenni: va demolita?

Secondo la recente sentenza della Cassazione citata in apertura, va demolito l’immobile abusivo anche se funge da prima casa per chi ci abita e perfino in presenza di minorenni.

Per i giudici supremi, i problemi di salute e la necessità di mettere un tetto sulla testa dei tre figli minori non possono mettere in discussione la demolizione dell’immobile abusivo. A inchiodare il responsabile è anche la constatazione che egli è rimasto inerte per lungo tempo, non rivolgendosi alla Pubblica Amministrazione per ottenere una soluzione abitativa alternativa nell’ambito dell’edilizia popolare.

In effetti, la Cassazione riconosce che, nel dare attuazione all’ordine di demolizione di un immobile abusivo adibito ad abitazione principale, è necessario rispettare la vita privata e familiare, valutando l’eventuale consapevolezza della violazione della legge da parte della persona coinvolta.

Allo stesso tempo, però, la Corte di Cassazione ricorda che «il diritto all’abitazione non è tutelato in termini assoluti, ma è contemperato con altri valori di pari rango costituzionale, come l’ordinato sviluppo del territorio e la salvaguardia dell’ambiente» che giustificano l’esecuzione dell’ordine di demolizione di un immobile abusivo.

In quest’ottica, la persona che vuole bloccare la demolizione dell’immobile abusivo deve indicare le concrete situazioni, reddituali e di salute, che renderebbero ingiustificata la demolizione.

Nella vicenda in esame, invece, l’uomo non ha indicato la patologia che lo riguarderebbe né quale sia la sua condizione socio-economica, al di là del numero di figli.

A inchiodarlo, però, è soprattutto un dato, ossia la sua mancata attivazione, per un lungo arco temporale, ai fini dell’individuazione di una soluzione abitativa alternativa nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica. Impossibile, quindi, mettere in discussione l’ordine di demolizione dell’immobile abusivo.

In pratica, possiamo ritenere che la Cassazione abbia espresso il seguente principio: l’ordine di demolizione di un immobile abusivo può essere bloccato solo se sussistono comprovate ragioni di salute oppure economiche che impediscono al soggetto di andare a vivere altrove.

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti leggi Diritto all’abitazione in una casa con abuso edilizio


note

[1] Cass., sent. n. 45971 del 15 dicembre 2021.

[2] D.P.R. n. 380/2001.

Autore immagine: canva.com/

Cass. pen., sez. III, ud. 20 ottobre 2021 (dep. 15 dicembre 2021), n. 45971

Presidente Rosi – Relatore Andreazza

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

  1. F.L. ha proposto ricorso avverso la ordinanza con cui il Tribunale di Napoli, in data 25/02/2021, quale giudice dell’esecuzione, ha rigettato l’istanza di sospensione dell’esecuzione di ordine di demolizione di manufatto abusivo impartito con la sentenza del Pretore di Napoli del 22/11/2003.
  2. Con un unico motivo lamenta l’inosservanza od erronea applicazione dell’art. 32 Cost. e art. 8 Convenzione EDU nonché la mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione. Deduce, in particolare, che il provvedimento impugnato non ha analizzato adeguatamente la prospettazione dei fatti data dai Servizi di protezione sociale del Comune di Pozzuoli quanto alle condizioni precarie di vita e di salute del ricorrente e del suo nucleo familiare composto da ben tre minori; l’ordinanza non avrebbe proceduto al necessario bilanciamento dell’interesse al ripristino del territorio con le condizioni socio-economiche della famiglia, la cui unica dimora è quella oggetto dell’ordine di ripristino con conseguente sproporzione di tale sanzione; nè sarebbe stata valutata, come richiesto dalla più recente giurisprudenza, la buona fede del ricorrente, estraneo al procedimento penale.
  3. Il ricorso è inammissibilè perché generico.

Va premesso che, secondo la ormai costante giurisprudenza di questa Corte, il giudice, nel dare attuazione all’ordine di demolizione di un immobile abusivo adibito ad abituale abitazione di una persona, è tenuto a rispettare il principio di proporzionalità come elaborato dalla giurisprudenza convenzionale nelle sentenze Corte EDU, 21/04/2016, Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria, e Corte EDU, 04/08/2020, Kaminskas c. Lituania; è altresì tenuto a rispettare la vita privata e familiare e il domicilio, di cui all’art. 8 della CEDU, valutando, nel contempo, la eventuale consapevolezza della violazione della legge da parte dell’interessato, per non incoraggiare azioni illegali in contrasto con la protezione dell’ambiente, nonché i tempi a disposizione del medesimo, dopo l’irrevocabilità della sentenza di condanna, per conseguire, se possibile, la sanatoria dell’immobile ovvero per risolvere le proprie esigenze abitative (da ultimo, Sez. 3, n. 43608 del 08/10/2021, Giacchini, non massimata; Sez. 3, n. 423/2021 del 14/12/2020, Leoni, Rv. 280270). Ed infatti il diritto all’abitazione, riconducibile agli artt. 2 e 3 Cost. e all’art. 8 CEDU, non è tutelato in termini assoluti, ma è contemperato con altri valori di pari rango costituzionale, come l’ordinato sviluppo del territorio e la salvaguardia dell’ambiente, che giustificano, secondo i criteri della necessità, sufficienza e proporzionalità, l’esecuzione dell’ordine di demolizione di un immobile abusivo, sempre che tale provvedimento si riveli proporzionato rispetto allo scopo che la normativa edilizia intende perseguire, rappresentato dal ripristino dello status preesistente del territorio (Sez. 3, n. 48091 del 11/09/2019, Giordano, Rv. 277994).

È altresì necessario, d’altra parte, che, proprio per consentire al giudice di procedere a tali valutazioni, il ricorrente si faccia carico di indicare, in linea con i necessari requisiti di specificità del ricorso, le concrete situazioni, in particolare reddituali, di salute, od altro, che osterebbero alla disposta demolizione.

Nella specie, invece, il ricorrente si è limitato a confutare in termini generici il contenuto del provvedimento impugnato senza indicare nè quale sia la natura della patologia che lo riguarderebbe (semplicemente rimandandosi sul punto al contenuto, non esposto a questa Corte, di una relazione dei servizi di protezione sociale del Comune di Pozzuoli) e quale, al di là del numero dei figli, la sua condizione socio-economica, nè, in particolare, a censurare il profilo, valorizzato dal tribunale in adesione alla giurisprudenza sopra ricordata, della oggettiva mancata attivazione, per un lungo arco temporale, dell’interessato presso i servizi competenti ai fini della individuazione di una soluzione abitativa alternativa nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica.

  1. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, da ciò discendendo la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro.


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