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Articolo 25 Costituzione italiana: spiegazione e commento

19 Dicembre 2021 | Autore:
Articolo 25 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 25 sul giudice naturale precostituito e sul divieto di retroattività della legge.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

L’articolo 25: una prosecuzione dell’articolo 24

Nessuno, … Nessuno, … Nessuno. L’articolo 25 della Costituzione si compone di tre norme, ciascuna delle quali inizia con la parola «Nessuno». Una ripetizione non certo piacevole dal punto di vista stilistico, forse cacofonica, ma di incredibile valore morale: i padri costituenti hanno infatti voluto sottolineare ancora una volta – sviluppando quanto già detto nel precedente articolo 24 – l’intangibilità del diritto alla difesa di ogni persona. Quel «Nessuno» ripetuto per ben tre volte come il rintocco della campana di una basilica sta a significare che non sono ammesse eccezioni di sorta alla tutela giudiziaria. 

Dicevamo, sono tre le regole che vengono proclamate con l’articolo 25: il divieto di istituire giudici ad hoc per ciascun processo, in modo da alternarne l’esito; il divieto di condannare penalmente una persona in forza di una legge che, al momento della commissione del fatto, non esisteva ancora; il divieto per l’amministrazione di applicare misure di sicurezza a proprio piacimento.

Ciascuno di questi principi merita di essere approfondito singolarmente.

Chi è il giudice naturale precostituito?

Chi non ha studiato giurisprudenza avrà difficoltà a comprendere il significato di «giudice naturale precostituito». Sarà quindi bene spiegare come avviene l’assegnazione di un giudice nel momento in cui si subisce un processo penale o si fa una causa civile. 

Tanto il Codice di procedura penale quanto quello di procedura civile stabiliscono delle regole generali e astratte sulla base delle quali ciascuno di noi può sapere, ancor prima di partecipare a un processo, da quale giudice sarà giudicato. Infatti, la legge fissa dei criteri per individuare il tribunale di volta in volta competente a decidere. Tali criteri si basano su tre parametri: la materia su cui verte la controversia, il valore della controversia stessa, ed il territorio. 

Tanto per fare un esempio, quanto al criterio della materia: se il vicino ti molesta perché accende il barbecue e ti costringe a chiudere le finestre ogni sera, devi rivolgerti sempre al giudice di Pace. Se invece devi rivendicare la proprietà di un immobile devi rivolgerti al tribunale. Se si tratta di una questione di lavoro o di locazione devi rivolgerti alla relativa sezione specializzata del tribunale.

Quanto al criterio del valore: se hai fatto un incidente stradale e il danno che hai subìto è pari a poche migliaia di euro, devi rivolgerti al giudice di pace; se però supera 50mila euro la competenza è del tribunale. Se devi recuperare un credito di mille euro devi rivolgerti al giudice di pace; se il credito però supera 30mila euro è competente il tribunale.

Quanto al criterio del territorio: se hai contratto un mutuo con una banca e non hai potuto pagare alcune rate, la procedura di recupero crediti deve avvenire nel luogo ove sei residente. Lo stesso vale se non hai onorato la parcella al tuo avvocato. Viceversa, se hai commesso un reato in una città che non è la tua, sarai giudicato dal giudice di quel luogo. 

Chiaramente, ogni tribunale ha più giudici e non solo uno. Come fai a sapere quale magistrato ti giudicherà? Il Consiglio Superiore della Magistratura ha istituito un sistema di tabelle in base al quale l’assegnazione degli incarichi ai magistrati di ciascun tribunale avviene secondo criteri di casualità.

Tutte queste regole servono a garantire l’imparzialità della giustizia. Hanno quindi due scopi: da un lato quello di vietare l’istituzione di giudici straordinari (come avveniva durante il fascismo, in modo da pilotare l’esito dei processi); dall’altro quello di evitare che una delle parti in causa possa scegliere, per il proprio processo, un giudice amico con l’intento di essere favorito. 

Il divieto di leggi retroattive

La seconda parte dell’articolo 25 della Costituzione contiene il divieto di leggi penali retroattive: nessuno cioè può essere punito in forza di una legge che, al momento in cui ha commesso il fatto, non era ancora in vigore. 

Immaginiamo cosa potrebbe altrimenti succedere se, in buona fede, dovessimo comportarci in un determinato modo, confidando nel fatto che, al momento dell’azione, tale condotta non è vietata se poi, dopo qualche mese, dovesse invece intervenire una legge a qualificarla come reato. Ciò darebbe allo Stato un potere enorme: quello di scegliere quali cittadini mandare in galera e quali no. Non vivremmo più in uno Stato di diritto: il diritto stesso diverrebbe incerto e strumento per fini politici.  

Il divieto di retroattività della legge è posto dalla Costituzione solo con riferimento alle norme penali, posta la loro rilevanza ai fini della libertà dei cittadini. Il che significa che tale principio è inderogabile.

Con un’unica eccezione. A non poter essere retroattive sono solo le leggi sfavorevoli all’imputato, quelle ad esempio che istituiscono un reato prima inesistente o che dispongono un inasprimento di sanzione. Viceversa, le leggi più favorevoli al reo, ossia che aboliscono un reato o che dispongono un trattamento meno rigoroso hanno efficacia retroattiva, valgono cioè anche per i fatti già commessi. Ciò al fine di evitare discriminazioni. 

Un paio di esempi serviranno a spiegare meglio tali aspetti. Chi offende una persona è responsabile di ingiuria. L’ingiuria però nel 2016 è stata depenalizzata divenendo un semplice illecito civile. Questo significa che, se una persona ha commesso il fatto prima del 2016 e, all’entrata in vigore della nuova legge non ha ancora scontato la pena, deve essere assolto in quanto il fatto non è più previsto come reato.

Viceversa, se una persona oggi commette evasione fiscale sottraendo allo Stato meno di 100mila euro non può essere condannato penalmente: è solo al superamento di tale soglia che scatta il reato di «dichiarazione infedele». Se però, un domani, dovesse intervenire una legge che abbassi la soglia a 50mila euro, il contribuente in questione non potrebbe comunque essere condannato poiché, quando ha commesso il fatto, la legge più rigorosa non era ancora in vigore. 

Il divieto di retroattività della legge vale anche in ambito civile. Senonché, in questo caso, il principio è stabilito dall’articolo 11 delle preleggi del Codice civile. Pertanto, non trattandosi di una fonte di rango costituzionale, la regola può essere oggetto di eccezioni. Si pensi a una norma che imponga l’adeguamento degli impianti di riscaldamento o di efficientamento energetico degli edifici, anche di quelli già costruiti (è stato il caso delle famose termovalvole da applicare ai termosifoni per calcolare i consumi individuali). 

La riserva di legge sulle misure di sicurezza

L’ultima parte dell’articolo 25 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi indicati dalla legge (cosiddetta «riserva di legge»). In questo modo si evita, ad esempio, che la polizia o un giudice possano limitare la libertà delle persone in modo arbitrario e discrezionale. 

Le misure di sicurezza sono sanzioni che si differenziano dalle vere e proprie pene. Non hanno infatti lo scopo di punire l’autore di un reato (come invece fanno le pene) ma servono solo per prevenire che una persona pericolosa possa tornare a delinquere o che un soggetto insano di mente possa compiere azioni pericolose per sé o per gli altri. Può trattarsi di misure detentive (colonia agricola o casa di lavoro, casa di cura e di custodia, ospedale psichiatrico giudiziario, riformatorio), non detentive (libertà vigilata, divieto di soggiorno, daspo, divieto di frequentare osterie e spacci di bevande alcoliche) o patrimoniali (cauzione di buona condotta, confisca). 



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